Festival del Cinema di Roma, grande successo per Mezzapesa

La Redazione

Coro unanime di consensi sui quotidiani e i siti internet, il giorno dopo

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La prima de "Il Paese delle spose infelici" del bitontino Pippo Mezzapesa non poteva che fare il pieno di applausi e apprezzamenti in quel di Roma, al prestigioso Festival del Cinema.

Per darvi un’idea del coro unanime di consensi riscosso dal lungometraggio del regista nostro concittadino, vi proponiamo le recensioni apparse su due dei maggiori quotidiani nazionali.   

il Linguaggio Deciso delle «Spose Infelici»

"Anche Il paese delle spose infelici di Pippo Mezzapesa, secondo film italiano in concorso al Festival, conferma le note positive fatte vedere da Marina Spada con Il mio domani, quelle di un cinema italiano non dozzinale, sensibile alla ricerca di un linguaggio rigoroso e deciso a raccontare un’ Italia lontana dai soliti stereotipi. Qui è la provincia di Taranto degli anni Novanta, non molto diversa – vien da pensare – da quella odierna, già raccontata da Mario Desiati nel suo romanzo omonimo: storia di una doppia «educazione», alla vita e ai sentimenti, di due adolescenti la cui amicizia è cementata dal calcio giocato su campi impraticabili e segnata dall’ incontro con una «sposa infelice» (cioè abbandonata prima delle nozze). Un’ amicizia che obbligherà il piccolo borghese Veleno e il sottoproletario Zazà a fare i conti con le loro illusioni e il loro destino. Mezzapesa racconta una storia non nuova con delicatezza e sincerità, attento soprattutto a cogliere i sussulti dell’ anima attraverso piccoli particolari secondari, come di chi vuole avvicinarsi lateralmente al cuore del problema, per approssimazioni successive. A volte la messa in scena sceglie la strada più scontata (certi ralenti inutilmente enfatici, le «carrellate» rasoterra per i dribbling di Zazà, un finale ridondante) ma sono «peccati» che si perdonano volentieri a un esordiente che dà l’ impressione di poter crescere".

Paolo Mereghetti, Corriere della Sera


Spose infelici e madri ingombranti

"La memoria di "Sogno di una morte di mezza estate", travolgente ritratto del becchino di un paese dove non muore nessuno e singolare mix tra documentario e commedia, va accontanata. Nel primo film "vero" del pugliese Pippo Mezzapesa "il paese delle spose infelici", dal romanzo di Mario Desiati, non ritroviamo quello spirito pungente, ma una vivace inclinazione alla fiaba poetica. Lo scenario è quello di una provincia (Taranto, speculare alla perfiferia torinese di Daniele Gaglianone nel mettere al centro della crisi sociale i ragazzini) avara di promesse e di speranze per i giovani e in particolare per Veleno, ragazzo del ceto medio, e per i suoi nuovi amici Zazà, Natuccio e gli altri che invece sono proletari. Tra emissioni tossiche e tossici spacciatori, mancanza di futuro e di adulti che siano un riferimento, c’è solo il campo di calcio e la deedizione del "mister". Che nello scugnizzo Zazà intuisce il òpotenziale di un campione. Ma ecco spuntare qualcosa di sconosciuto a questi pur smaliziati adolescenti. L’apparizione della Donna incarnata – si fa per dire, perchè il personaggio resta sfuggente e idealizzato, come lo vedono i ragazzi – nella figura di Annalisa (Aylin Prandi). E’ agli occhi della società paesana una specie di strega, ma ai loro è invece al tempo stesso un’intoccabile Madonna e una promessa di piacere e desiderio. Sarà per lei che Zazà e Veleno dovranno conoscere un brutale passaggio di età. Non del tutto concluso, ma una bella promessa".   

Paolo D’Agostini, Repubblica

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