Ma chi è senza peccato scagli il primo cero…
Quello della commistione fra criminalità e religiosità mi sembra un falso problema
Quello della (pur pericolosa) commistione fra criminalità e religiosità mi sembra un falso problema.
E spiego il perchè, prima che mi piovano addosso strali indignati da ogni dove.
Che la Chiesa prenda le distanze in maniera recisa dagli individui, che non spiccano per il lindore della loro fedina penale, è sacrosanto (mai aggettivo fu più ad hoc…).
In alcune zone d’Italia ci vuole fegato per farlo, riconosciamolo.
Alcuni umili e smisurati servi di Cristo ci hanno persino rimesso la vita.
Qualcuno dirà: è la loro missione.
Sarebbe, piuttosto. Non tutti lo fanno, urge riconoscerlo.
E’ altresì giusto che un caporedattore del massimo quotidiano pugliese, dall’alto (in tutti i sensi) della sua esperienza, rivendichi la primogenitura della spia accesa sulla vexata quaestio – anche se non aver meritato una citazione non vuol dire necessariamente che l’avessero dimenticato intervistato ed intervistatore, ambedue impegnati da tempo, secondo ruolo e competenze, nel fronteggiar la malavita. Scrivere articoli impavidi di cronaca nera, qui, a Bitonto, non è proprio come farsi un gelato sul lungomare di Riccione e non si dà vita per caso alla Fondazione contro l’usura santi Medici.
Tuttavia, chiusa la lunga parentesi, penso che la questione sia più ampia e che nessuno tra i mortali possa ergersi a giudice di chicchessia.
Financo i togati nei tribunali, che lo fanno di mestiere, certe volte prendono tremende cantonate, terrestri essendo, indi fallibili.
Quello che qui ci chiediamo è questo.
Alla pari dei loschi figuri assassini, scippatori e spacciatori (che in città, ahinoi, abbondano) non avrebbe il dovere d’astenersi alla partecipazione agli eventi religiosi quel medico che si vide arrivare un mattino d’estate in pronto soccorso un uomo anziano e, consideratolo – ma chi è lui, l’Onnipotente? – ormai al traguardo della sua corsa, lo trattò più come un ingombro di cui liberarsi al più presto e non come un paziente che aveva un bisogno disperato di cure?
E quel politico che, facendo un ammiccante occhiolino, diede l’ok all’amico proprietario dell’impresa, che ha costruito quel palazzo lì, mettendoci la sabbia nei pilastri delle fondamenta e chissà, tra quarant’anni, quella casa sarà solo un cumulo di macerie e tutti staremo a piangere povere vittime ignare?
E quell’altro amministratore che fa vincere l’appalto sempre a chi lui conosce e tutti gli altri che sperano di poter finalmente lavorare, pian piano, annegando in un mare di debiti, devono abbassare le serrande della loro ditta e malinconicamente chiudersi in casa per sempre?
E quella donna, che per assecondare le sue voglie, stolte e puerili, ha ferito con cieca spietatezza l’uomo, che, invece, l’amava e che, in un pomeriggio qualunque, distrutto dal dolore d’un amore tradito, ha deciso di farla finita (volendo, potreste invertire i ruoli e, come in una triste moltiplicazione, otterrete il medesimo, tragico risultato)?
E quel giornalista – immaginateci pure il sottoscritto, perchè no? – che ha usato come un’arma impropria, puntuta e tagliente, la parola ed ha annichilito socialmente un innocente, ammazzandone la dignità?
E quel professore universitario, che ha fatto fare strada a suo nipote, per decenni intento unicamente a bighellonare, rubando il sogno a quel ragazzo, che aveva studiato ad ora ad ora "come l’uom s’etterna" e che sperava di continuare il suo abbraccio silenzioso e accorato ai libri?
Certo, questi uomini e queste donne mai hanno conosciuto l’onta d’un arresto ed è probabile che alle processioni partecipino indomenicati e col cero consueto, contriti e assorti, e, peggio, riveriti e venerati dalla gente comune che sgomita pur di salutarli.
Ecco, loro stanno così, però non diciamo che debbano sentirsi un macigno sull’anima, ma ci si augura che almeno non siano sereni nel profondo del cuore, se sono appena onesti con sé stessi.
E l’elenco d’umanità imperfetta e peccatrice, ovviamente, potrebbe continuare all’infinito.
Per il resto, pensiamo che noi non si possegga i requisiti necessari per decidere chi è degno e chi no di prendere parte a questi riti.
Eppoi, chissà che nel segreto d’una preghiera non si riesca a ritrovare la – dolorosa, faticosa, per nulla pervia – strada della verità…
Commenti
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L’albero dell’ipocrisia è il più verde e il più appariscente, ma nasconde radici marce. Quanti politici corrotti e prelati discussi abbiamo visto sfilare in prima fila nelle processioni mostrando boriosi il petto, più per vanità che per spirito religioso? Nessuno si è mai scandalizzato nel vedere questa fiera delle vanità anzi i più si sono inchinati con rispetto più al potente che al santo che li precedeva. Fuori i mercanti dal Tempio, diceva qualche tempo fa un uomo che per aver detto la verità finì in croce, ma non operiamo discriminazioni tra loro.
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Bravo Mario, hai affrontato il grande mistero, non quello sacro ma quello profano. Hai, però, profanato il sacro altare del potere che, put
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Continua…
può, in assoluta certezza d’impunità. Purtroppo politica docet… delinquere, spesso,anche se in piccolo, licet.







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