Dio non paga il sabato

Valentino Losito

Festa dei Santi Medici, se quest’anno è stata rimarcata la distanza tra criminalità e religiosità il merito è anche un po’ mio

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Nell’ottobre dello scorso anno, a pochi giorni dalla tradizionale sagra dei Santi Medici e dopo un’estate che aveva registrato, nella città di Bitonto, una violenta recrudescenza della criminalità organizzata, culminata in due omicidi, il rettore della Basilica Pontificia, don Ciccio Savino, in un’intervista alla redazione giornalistica del sito internet www.Bitontolive.it dichiarava, tra l’altro, che la città aveva sottovalutato il fenomeno della criminalità.

La domenica successiva, dopo aver notato la partecipazione alla processione e a pochi metri dalle statue dei santi, di cittadini dalla fedina penale non immacolata a causa di gravi reati, scrissi una sorta di “lettera aperta” al rettore, inviata ai due siti internet locali (anche www.Bitontotv.it), in cui gli chiedevo se anche la Basilica Pontificia non fosse incorsa, a sua volta, in quell’errore di sottovalutazione del fenomeno criminale che aveva giustamente rimproverato alla città.

Concludevo esprimendo l’auspicio che a partire dal prossimo anno, e cioè dal 2011, si levasse chiara e forte la voce del rettore, per chiedere ai malavitosi di non partecipare alla processione o almeno per definire “non gradita” la loro presenza.
E indicavo, in tal senso, il coraggioso esempio di alcuni presuli della chiesa calabrese.

Il rettore mi rispose dicendo di aver fatto tutto quanto rientrava nella sua competenza per evitare, d’intesa con le autorità di pubblica sicurezza, infiltrazioni nella processione di persone che “utilizzano il religioso per legittimare i propri comportamenti”.

In verità la risposta del rettore non si fermò sul punto per il quale gli era stata scritta la lettera aperta, ma sfociò su un terreno anche più personale, circostanza che dette poi vita ad un aspro carteggio polemico.

Quest’ anno, a pochi giorni dalla processione la Basilica Pontificia dei Santi Medici ha emanato un comunicato in cui, a conclusione, era scritto che “Nel rispetto delle indicazioni del Magistero della Chiesa, che stabiliscono l’incompatibilità tra religiosità e criminalità, devozione e illegalità, la processione dovrà svolgersi come espressione di religiosità popolare e testimonianza di un popolo in cammino verso il Regno di Dio”.

I medesimi concetti sono stati poi ribaditi dallo stesso rettore in una dichiarazione resa ancora alla redazione giornalistica di www.Bitontolive.it
Inoltre, la mattina di domenica 16 ottobre, nella sacrestia della Basilica dei Santi Medici, pochi minuti prima dell’inizio della processione e alla presenza di numerosi volontari e devoti, da autorevoli esponenti delle forze dell’ordine è venuto il perentorio “invito” a quanti, presenti sul posto, avevano la fedina penale macchiata da gravi reati a non partecipare alla processione a pochi metri dalle statue dei santi.

L’ umiltà ancora acerba del rettore e la memoria, a volte corta, di chi fa cronaca, hanno impedito di sottolineare e di ricordare che quanto è avvenuto quest’ anno (e cioè il pubblico richiamo al magistero della chiesa sull’incompatibilità tra religiosità e criminalità e il perentorio invito alla non partecipazione alla processione per chi si è macchiato di gravi reati) e di cui è giusto dare atto sia alla Basilica Pontificia che alle autorità di Pubblica sicurezza, è avvenuto anche dopo la lettera aperta dell’anno scorso e anche a causa della lettera aperta dell’anno scorso.
I latini avrebbero detto “post hoc ergo propter hoc”.

Ho scritto questa nota per ovviare ad un ingiusto silenzio e per ribadire che quando la stampa esercita il suo unico “potere” che è quello di criticare e incalzare gli altri poteri, anche religiosi, quando è giusto e doveroso farlo, rende un costruttivo servizio alla comunità in cui vive ed opera, contribuendo a non sottovalutare quei gravi fenomeni che minano la sicurezza e la vita dei cittadini.

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Commenti

  • mf1952 (utente non verificato)

    E’ giusto ed opportuno che non vi siano connivenze tra la Chiesa ed i malavitosi, ma estromettere da una processione chi si è macchiato di pur gravi reati, mi sembra eccessivo. Peraltro il messaggio cristiano è quasi tutto improntato al perdono ed alla redenzione di chi ha sbagliato. Non dimentichiamo le belle pagine scritte dal grande Manzoni a proposito della conversione dell’Innominato da parte del Cardinale Federigo Borromeo. Il grande stupore dei fedeli nel vedere che il Cardinale dava più importanza al peccatore che a loro. Solo la bontà e l’apertura verso questi uomini può aiutarli ad uscire dal tunnel della solitudine in cui sono caduti, non il disprezzo e l’isolamento.