Tutta l’indignazione dell’assessore Fiore: «Che il consiglio comunale recuperi la dignità»
Lo sfogo è avvenuto sabato sera, a marigne di un incontro storico-letterario a teatro
Sarà stato l’argomento della serata, elevato e toccante: la prigionia negata dei soldati italiani – nello specifico, il capitano Mario Fano – nei campi di concentramento nazisti.
Sarà stato il luogo in cui si teneva il bel convegno, quel Teatro Traetta già Umberto onusto di gloria, storia e crolli, che gli ha fatto tornare in mente il mesto, sgarrupato teatrino della politica.
Oppure, sarà stato soltanto il livello di indignazione che ha oltrepassato di gran lunga il minimo umano, certo è che, sabato sera, l’assessore alla comunicazione e al bilancio del Comune di Bitonto, Vincenzo Fiore, è esploso.
Obiettivo (facile) della deflagrazione, improvvisa solo per chi non sapeva: la degenerazione morale del consiglio comunale.
Noi, per conto nostro, già da tempo scriviamo con un po’ d’imbarazzato pudore l’espressione "massima assise cittadina".
Comunque, torniamo sul palco del Traetta.
Fiore, dopo un’appassionante carriera capitolina – era l’epoca del garofano imperante – ed un onesto servizio presso Palazzo Gentile, l’avevamo ritrovato, qualche anno fa, infaticabile mentore del candidato sindaco di centrodestra Raffaele Valla.
La campagna elettorale? Un successone, ça va sans dire.
Dopo sessant’anni, incredibile dictu, il ribaltone è compiuto. Forza Italia, Alleanza Nazionale (cioè l’ex Movimento Sociale) e cespugli vari si issano a Palazzo Gentile, che minaccia di cambiare nome.
Una rivoluzione? Macché.
Fasulla, soprattutto, a conti fatti, visto che tutto resterà così com’era, gattopardescamente.
Il modus operandi della classe politica dirigente non è mutato d’una virgola.
Il trionfo è festeggiato.
Tutti s’aspettano, adesso, che Vincenzo s’accomodi ad uno scranno assessorile.
A sorpresa, per lui posto non c’è fra i prescelti.
Il mariottano si ritira sdegnoso nelle segrete stanze della sua dimora, senza sforzarsi più di tanto di meditar vendetta.
Frattanto, si susseguono i collaboratori del primo cittadino sopra poltrone ballerine, in virtù ("virtù", seh…) di ben due rimpasti.
Al secondo, è la volta buona di Fiore.
Stoppato alla porta tre anni fa, rientra da una finestra prestigiosa.
S’occuperà di bilancio e comunicazione, pane quotidiano per uno che è pure giornalista pubblicista.
Ora, meno di due mesi or sono, s’è ributtato nella mischia lì dove tanta vita aveva passato, nella sala biancoverde – questa è l’odierna sede dell’emiciclo, un tempo era il salone degli Specchi.
E non l’ha più riconosciuta. Anzi, non le ha più riconosciute: la sala e la città.
"Ho trovato una città disastrata. E tanti concittadini molto più poveri. Abbiamo bisogno di recuperare l’identità di questa città, non è possibile assistere ad uno spettacolo indecoroso come quello dell’altra sera in consiglio comunale. Ma lo sanno che hanno l’alto compito morale di rappresentare i cittadini?", son velate d’amarezza le parole dell’assessore.
"E’ una vergogna, è una vergogna. Dobbiamo recuperare i personaggi che hanno fatto la nostra storia per poter ricostruire la nostra identità. Certo, dopo le scene indegne dell’altra sera a Palazzo Gentile si rischia di perdere la fierezza di essere bitontini", scuote sconsolato il capo.
"Tutti dobbiamo tornare ad essere protagonisti della vita della nostra città, perchè il futuro non lo si aspetta, ma lo si prepara", è il monito speranzoso di Fiore.
Speriamo che qualcuno – tutti, sarebbe pretendere troppo – lo ascolti…
Commenti
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“tiremm innanz! disse Amatore Scesa passando davanti a casa sua mentre lo portavano al patibolo….”finchè la barca va, lasciala andare” catava Oritta Berti alcuni anni fa. continua
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Continuazione. Niu diciome sciame annanze….Vedremo dove ci porterà questa pseudo destra famigerata capitanata da Berusca e compagni! “u pesce feite dalla capa” diciamo a Bitonto.







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