L’assessore Somma replica alla signora L.: «E’ in carico del settore servizi sociali da ben 8 anni»
“Non è concepibile considerare il 6° Settore come un bancomat al servizio di tutti o un ufficio di collocamento”
La sua storia non poteva restare inosservata.
Lei, la signora L., disperata con un marito disoccupato e tre figli da crescere e, possibilmente, far studiare.
Con una quantità industriale di bollette arretrate da saldare.
Con il fitto della casa che le morde il collo e non le dà tregua.
Lei, la signora L., 43enne residente in un bugigattolo di via Francesco Perrese (una volta era la parte borghese della città, adesso?), nel suo disperato appello (www.bitontolive.it/news/cronaca/161473/focus.aspx ) chiedeva risposte serie al Comune ed all’assessore ai servizi sociali, Damiano Somma, perchè stanca di vivere senza più un soldo in tasca.
Lui, Damiano Somma, non si dimostra sordo al grido di dolore della donna e le risponde, sempre in esclusiva per il nostro portale telematico.
Ovviamente, non ha trovato un lavoro a lei ed al marito, ma racconta di come il Comune non abbia lasciato mai da sola in questi anni la donna e la sua famiglia.
“La signora L. è in carico dal settore servizi sociali da ben 8 anni ed è qualcosa di incredibile se si considera che i contributi dovrebbero essere strumentali ad un percorso di autonomia– esordisce l’assessore- e in tutti questi anni la sua assistenza ha portato la signora ad avere il contributo di quasi 200 euro per il canone di locazione 2010-2011 (poi pignorato), il pacco di viveri del valore di 200 euro nel mese di dicembre 2010, l’aiuto di fornitura di testi scolastici per i suoi figli, i quali hanno potuto usufruire anche del progetto doposcuola e di tutti i progetti estivi, più i quasi 1000 euro provenienti da due precise determine dirigenziali del Marzo 2010 e del Luglio 2011”.
Il consigliere provinciale, poi, allarga lo sguardo e va oltre lo specifico caso della signora L., visto che la piaga della disoccupazione attanaglia una grande quantità di famiglie bitontine.
“Non è concepibile considerare il 6° Settore (Servizi alla Persona ed alla Comunità, ndr) come un bancomat al servizio di tutti e né tantomeno è possibile scambiare tale settore come un ufficio di collocamento”.
“La piaga della disoccupazione non si risolve con contributi a pioggia che non coprono sicuramente le vere necessità di vita quotidiana e nemmeno quelle di chi ha veramente bisogno– sottolinea l’avvocato- ed infatti questi ultimi godrebbero di una assistenza più efficace proprio se non vi fossero tante richieste veramente pretestuose di contributo”.
Somma, allora, vorrebbe un nuovo tipo di assistenza, da non confondersi più con l’assistenzialismo: “Forse è veramente necessario un cambio epocale nella concezione di assistenza, da non confondersi con assistenzialismo a pioggia, che dovrebbe guardare esclusivamente al bisogno dei minori e degli anziani, ed ovviamente spetta alla sensibilità di ognuno di noi, dei politici, della società civile cambiare idea sul modo di fare assistenza”.
L’assessore, infine, lancia la sua proposta: “Cosa succederebbe se per un anno non si concedessero contributi economici per i classici problemi di disoccupazione od altri motivi non così attinenti alla estrema emergenza per investire quelle stesse somme a progetti di avviamento al lavoro? Cosa direbbero i miei colleghi? Cosa direbbero i sindacati e le associazioni? Cosa direbbero i politici?”
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