Roma, emozionante incontro tra il vicesindaco Damascelli e il caporal maggiore Memoli

Mario Sicolo

“Tutti i bitontini devono essere orgogliosi del nostro militare ferito in Libano”

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La destra di Giovanni stringe forte la mano di Domenico, mentre la sinistra l’accarezza teneramente.
Le dita tremano, come se avessero – quelle dita, quelle mani – un cuore segreto e palpitassero bambine.
La stanza che li accoglie è bianca, bianchissima, ma c’è più candore in quel gesto eterno d’affetto che in tutto il resto.

Siamo a Roma, ospedale militare del Celio.
Giovanni è il caporal maggiore Memoli, militare italiano componente dell’equipaggio del convoglio Unifil (L’Unità Nato impegnata in Libano), che il 27 maggio scorso fu attaccato dal solito, vile, sterminatore attentato terroristico.

Domenico è Damascelli, il vicesindaco della città di Bitonto.
"E’ stata una grande emozione, ho ancora dentro di me una strana, bellissima sensazione d’incredibile dolcezza", si commuove il numero due della nostra città.

"Dobbiamo essere veramente orgogliosi di lui. Per come si sta battendo e per quel che ha fatto e farà. Mi ha colpito molto il fatto che Giovanni, subito dopo l’esplolsione, cercasse disperatamente i compangi per aiutarli, prima di crollare e perdere i sensi. Eppoi, stupisce la sua voglia di tornare ad indossare la divisa per difendere la patria", osserva ammirato Damascelli.

E continua: "E’ un bravissimo ragazzo ed un’ottima persona. E’ un esempio insigne di altruismo al quale tutti, soprattutto noi amministratori nell’agire quotidiano, dovremmo ispirarci. Già, mi sono sentito fiero, perchè il suo senso di missione va ben oltre il suo compito di militare, ma nell’essere generoso verso gli altri, libanesi inclusi".

E’ indelebile il ricordo di quell’ora passata col milite, impavido e mite: "Dopo aver lottato tra la vita e la morte come un leone, sfido chiunque a voler tornare a vestire la divisa per riassaporare la normalità del quotidiano. E, invece, no, lui non ha paura. Ecco, da Giovanni ho imparato che bisogna credere sempre e con forza nel lavoro che si fa. E’ un concittadino valoroso e coraggioso di cui dobbiamo aver rispetto ed andar fieri".

Giovanni, durante questi interminabili mesi di ricovero, ha ricevuto la visita del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il cui figlio gli ha regalato persino la bandiera della Lazio, che campeggia sulla parete insieme a quella dell’Inter, sua squadra del cuore.

Per un giorno, ha sentito il calore della sua gente ed ha pianto.
Ora, continua a lottare, sotto l’occhio pien d’amore dei genitori.
Nel cuore, arde una fiaccola che nessun vento crudele spegnerà mai… 

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Commenti

  • OndaDiPace (utente non verificato)

    Sono per la pace, quindi faccio fatica ancora ad accettare simili torture…eppure ci sono, che io e che tutti le vogliamo o no. Il mio cuore è toccato da cotanta crudeltà, la stessa che però ha avvicinato Giovanni ad una essenza profonda: la voglia di vivere. Ringrazio tutti coloro che in un modo o nell’altro danno ascolto e eco alla sua voce, perchè quel che mi preme è che nonostante ci sia chi gli sta vicino, chi va a trovarlo -che sia destra o sinistra, ma tutti essere umani- lui possa ricevere carezze, essere accompagnato in questa nuova avventura che rimarrà per sempre incisa. Ed è in questo “per sempre” che ti dico: “coraggio, Giovanni, siamo con te!”.