La morale (immorale) dei bitontini
Alcune riflessioni su come stiamo messi (male)…
L’affermato parrucchiere ha appena finito d’ammorbare con considerazioni, profonde e amareggiate, sul destino della Nazione venerande signore incapsulate in caschi abnormi.
S’indigna, l’artista delle forbici, come neppure Catone il Censore redivivo avrebbe saputo fare.
Crolla il capo ogni poco e quasi ringhia: "Che vergogna, che vergogna".
Poi, al momento di compilare la ricevuta, alla donna attempata che ha provato a sfidare il volere invincibile di Kronos, facendosi fare taglioshampootintamanicurepedicurebaffiebarba, sussurra con voce flautata: "Ho messo solo la permanente, dieci euro".
E sorride amorevole…
Quel consigliere lì sì che ci tiene alla città.
Durante le sedute della massima assise a Palazzo di Città tuona contro tutto e tutti.
E’ il paladino della giustizia, quest’uomo tutto d’un pezzo.
Ce ne vorrebbero di politici così, anche e soprattutto in altro e più alto loco, vien fatto di pensare.
Andrebbe tutto meglio, garantito.
Una delle sue ultime battaglie, la salvaguardia dell’ambiente.
"Come si fa a non capire che è la nostra casa e va rispettata proprio come la dimora in cui viviamo?", si (e ci) domanda severo.
Frattanto, con estrema nonchalance, tira fuori l’ultima sigaretta dal pacchetto, che, ovvio, non più servendo, vola sull’asfalto.
Il cestino, lì vicino, attonito osserva e resta muto.
Dopo l’ultima capriola di fumo, infine, l’indice della mano destra fa leva sul pollice e spinge nell’aria la cicca, manco fosse un minicalciatore del Subbuteo…
L’ingegnere ha la sua età, ma non è solo per questo che è stimato in città.
I palazzi da lui progettati o restaurati nulla hanno da invidiare ai nostri capolavori cinquecenteschi.
Tra un secolo, chissà, saranno citati anche loro, i palazzi, sulle guide turistiche della città.
E con essi rifulgerà immortale il nome di chi li pensò.
E’ un po’ corrucciato, in questi giorni.
Al Comune fanno nulla per favorire i lavori pubblici, ecco perchè nulla si muove qui, bisogna ammetterlo.
E’ inconsolabile, il professionista insigne.
Allarga le braccia, mentre osserva l’ultima sua creatura.
Gli operai lavorano indefessi sotto il sole che picchia.
D’improvviso, tre di loro gli si parano dinanzi. C’è un treruote colmo di cianfrusaglie e laterizi vari da scaricare.
Quello che sembra il più anziano, fa presente all’ingegnere che ci sarebbe un numero verde dell’Asv.
Operazione a costo zero, tra l’altro.
L’ing indica ai tre un fondo non molto distante di lì, appena fuori il centro abitato.
C’è già altro materiale abbandonato in quella campagna stuprata dai rifiuti. Che sarà mai aggiungerne un altro po’.
Fa un complice occhiolino e saluta sollecito i tre muratori che sgommano in missione…
Lo sguardo del professore è sempre austero e accigliato.
Sia dietro la cattedra sia per le vie della città, l’accompagna la lezione dei Classici.
L’esempio dei grandi nutre l’anima di noi piccoli, sentenzia per solito ai suoi alunni, che insieme lo ammirano e lo temono.
Non ha mai ingannato nessuno, lui. Parla di honestas e probitas, honor e rectitudo, e ci crede davvero in questi valori che possono sembrare anacronistici ai più.
"Fama di loro il mondo esser non lassa/ Misericordia e giustizia li sdegna:/ Non ragioniam ("ragioniam", che c’entra "non ti curar", spesso ricorda d’aver bacchettato i discepoli più incauti) di lor, ma guarda e passa", suggeriva il Sommo Poeta, no?
Lui, dunque, tira avanti per la sua strada.
A proposito di strada, ora, sta percorrendo in auto via Repubblica. Ecco, all’angolo, via Matteotti.
"Ah, questi benedetti semafori, spenti o fuori uso. Sono l’emblema più fedele dello sfacelo dei tempi", quasi s’addolora.
All’incrocio, una punto, accessoriata per un rally con musica partenopea a palla, sfiora la modesta uno antica del docente.
Il commiato al paraurti, forse, è solo rimandato di qualche incrocio.
Il pugno sbatte di rabbia sullo sterzo. "E’ un’indecenza", urla alla (per forza) silente moglie, affinchè lo ascoltino anche i Classici da lassù.
Poi, una volta giunto davanti a Porta Baresana, dove la segnaletica orizzontale è stata dipinta con la vernice simpatica (tutt’altro che simpatica), svolta subito a sinistra per Corso Vittorio Emanuele, senza fare il giro di Piazza Marconi.
E, peggio, noncurante del bus, che, per farlo passare ed evitare l’incidente, è costretto ad inchiodare…
Il mago delle acconciature, il politico incrollabile, il progettista sublime, l’insegnante eccelso (e aggiungetene voi, a vostro piacimento, altre figure della medesima risma): è anche grazie a loro se l’altro giorno due arroganti centauri – maglietta sollevata sul volto per sfuggire all’occhio vigile delle telecamere e non essere identificati – percorrevano il sottopasso pedonale di via Giovinazzo col motorino a penna e ad alta velocità…
Commenti
-
Questo articolo deve farvi meditare cari concittadini senza dignità.Caro Mario, grazie infinite a te e lo staff di bitontolive,continuate a denunciare questi episodi perchè se non sopprimiamo i cattivi comportamenti, questa città non riuscirà mai ad essere tale.
-
ho sempre sostenuto che a Bitonto se c’è tanto mal costume e tanta delinquenza, la colpa fosse della gente c.d. per bene, che tollera, fiancheggia e solo nel migliore dei casi tace ma mai s’indogna e reagisce!!! non c’è speranza!!!
-
Come al solito è riuscito a fare di fatti brutti e gradevoli un quadretto di sintesi bellissimo! Tutti, chi più echi meno siamo…evasori e piccoli criminali(piccoli fino a quando non ci scappa il morto). Si sono persi i valori della “boune creanze” e della “chescenze civoile”.
-
L’indignazione alloggia spesso negli animi piccoli dei falsi moralisti che accusano gli altri di comportarsi nello stesso modo in cui loro stessi si comportano. Diffido sempre dei moralisti, puntano il dito sulle coscienze degli altri per alleggerire la loro.
-
Complimenti per l’articolo. Rispecchia fedelmente l’uomo medio bitontino, laureato o ignorante, lavoratore o…ladro.
-
……………e tutti i bitontini ke si lamentano per il costo delle case a Bitonto e fanno niente (compresa me)
-
BRAVO,BRAVO,BRAVO,BRAVO!Mille volte ancora bravo perchè è questa la realta! se Bitonto è un cadavere abbandonato a marcire al sole la colpa non è della micro/macrocriminalità che dilaga e neppure della scarsa presenza di forze di polizia sul territorio,no cari concittadini, LA COLPA è NOSTRA!la colpa è della schifosa anarchia che dilaga in ogni bitontino, la colpa è della nostra mancanza di senso civico nelle più piccole cose! una carta gettata in strada, una macchina parcheggiata in divieto di sosta mentre qualcuno ha necessità di uscire, il consueto accellerare quando si profila davanti a noi un pedone che vuole attraversare la strada
-
…di esempi ce ne sarebbero migliaia ma la conclusione è solo una: non serve andare a cercare colpe qua e la per giustificare la fogna in cui versa la nostra città, se vogliamo veramente trovarle ogni bitontino deve guardarsi allo specchio e dire: LA COLPA é MIA!
lo schifo che c’è in questa città è solo lo specchio di quello che manca ad ogni bitontino: LA COSCIENZA CIVILE!se questa città fa schifo è perchè siamo noi a fare schifo!







Strisce blu e pass disabili, a Bitonto il sospetto degli abusi per non pagare