1° Memorial Mario Meraviglia, quando l’amicizia è più forte di tutto

Mario Sicolo

Vite esemplari s’intrecciano intorno ad un pallone che rimbalza

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Ci sono estati un po’ così, che, d’improvviso, ti lasciano dentro torride, laceranti tristezze.

Tutto può accadere in poche ore ed un marito, un fratello, un figlio o una moglie, una sorella, una figlia non ci sono più.
Hai voglia ad interrogare il cielo di quel crudele rapimento, non ci sarà risposta che rasserenerà il cuore dilaniato.

E’ successo, ahinoi, anche in questa stagione, che tenace s’ostina a non tramontare e ancora infuoca mattini afosi.

Poi, sappiamo come vanno le cose.
Alla tragedia seguiranno giorni di speranzosa incredulità, quando ti sembrerà d’incrociare chi non c’è più per una strada, in una stanza, in un negozio. Puerili miraggi dolorosi. 
Pochi giorni e scenderà come una nuvola triste sull’anima lo smarrimento più fondo.
Chi resta quaggiù si sentirà sempre più solo. La notte sarà notte ed il giorno avaro di luce, anche quando il sole sfolgorerà lassù.
Infine, fingerai d’adattarti allo scorrere dei giorni, ma non sarà più la stessa cosa.
E’ il crudele cliché della vita.

C’è, però, qualcosa che vince tutto. Che spezza le spire fameliche della morte. Che va oltre i cancelli del tempo ed entra nel mondo fatto di ricordi ed infinito che è l’amicizia.
Per non uscirne più.

Per solito, l’amicizia serba memoria invitta dell’età delle illusioni, quando bastava correre dietro una sfera di cuoio bianca e nera per credere di volare in un sogno.
Invece, sono gli anni a volare e il crine si fa bianco, ma non lo spirito, che ancora ti spinge a giocare, verbo adorato dai bambini e da chi lo sarà per sempre.

Palla al centro, magari di domenica, una manciata d’ore dopo l’alba, e di nuovo a smoccolare, a gioire, a cercare la prodezza come se si fosse eternamente giovani.
Il passo rallenta, certo, ma il piede carezza il pallone come se neppure un minuto fosse passato da quei dì lontani e meravigliosi.

Basta un giorno (brutto, bruttissimo) d’un’estate come quella che abbiamo detto, però, ed un amico può diventare l’eco d’un sorriso, una foto immortalata nel cuore e niente più, il segreto rimpianto d’un abbraccio dimenticato.

"Mario, passa, dài. E màin!" e Mario non c’è più. 

E, allora, no. Così non va.     
La ridente bontà di Nicola Lovero, il baffo circasso di Gino Rossiello, la saggezza ironica di Tanino Fallacara e l’altruismo pragmatico di Mimmo Patierno mica si possono rassegnare dinanzi al ghigno torvo della "Dama con i denti verdi".

No, Mario Meraviglia è ancora qui che sfreccia sulla fascia con la sua chioma che sfida il vento, è ancora qui che impreca ed esulta, è ancora qui che stringe forte gli amici di sempre – Lello, Giovanni, Vito, Pierfrancesco, Pinuccio e l’altro Pinuccio, Pierino, Vincenzo e l’altro Vincenzo, Brunetto, Onofrio, Nicola e tanti altri… – con braccia così grandi che sono diventate ali, ormai.

Questo è stato soprattutto la prima edizione del Memorial Mario Meraviglia, svoltosi ad inizio agosto presso il Centro Bellavista Soccer, un triangolare combattuto e bellissimo del quale proprio non c’interessa chi abbia vinto, perchè hanno vinto tutti.
Il sindaco Raffaele Valla, il suo vice Domenico Damascelli e l’assessore allo sport Franco Ragno non potevano mancare a quest’appuntamento d’amicizia e affetto.

La compagna di Mario ed i suoi, i loro figli, per una sera hanno sentito un piccolo braciere d’amore accendersi dentro il cuore, che li riscalderà anche negl’inverni più atroci.
E accanto vi hanno trovato l’amato sposo e papà che, con un pallone in mano, sorrideva dolcemente…

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