Commovente ed esaltante “La Traviata” che ha chiuso il Bitonto Opera Festival

Michele Cotugno DePalma

Ennesimo, grande successo per l’Associazione socio-culturale “La Macina”

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Quando fu presentata, il lontano 6 Marzo 1853, fra i canali di Venezia non si sentiva neanche un gondoliere.

Soltanto le solite grida, i soliti rumori ma nessun accenno a quella notte, a quella situazione, a quel brindisi che avrebbe fatto la storia della musica mondiale.
Niente. “La Traviata” fu un vero flop. Completo e totale.

19 Agosto 2011, Bitonto. Chiostro Istituto “Sacro Cuore”: 250 persone accorse a “libare”.
Forse anche di più.
Applausi scroscianti durante e dopo l’opera.
Niente affatto male per essere una serata caldissima ed afosissima di metà agosto.

“La Traviata”, ultimo appuntamento dell’ottava edizione del “Bitonto Opera Festival” e primissimo appuntamento della Bitonto Estate 2011 (alias “Notti tricolori”), fa il boom e conquista il cuore dei bitontini.

Merito senza dubbio dell’associazione socio-culturale “La Macina” e dei suoi attori, Giuseppe Maiorano ed Anna Lacassia su tutti, che ha fatto rivivere quell’atmosfera, quella situazione, la Parigi borghese e falsa perbenista di metà ‘800 e l’incredibile storia d’amore tra Alfredo Germont e Violetta Valery.

Merito della Regione Puglia, della Provincia di Bari, del Comune di Bitonto, e della Consulta del Volontariato, assieme a “Bitontolive” e “Barisera” media partner dell’evento.
Merito dei due registi della serata, Francesco Carrassi e Teodorico Carbone, che forse come non mai prima hanno valorizzato gli elementi più profondi del dramma e dei suoi personaggi principali mettendo meno in risalto le sovrastrutture ottocentesche e scegliendo quel misto di corruzione, falsità, perbenismo e giudizio spietato che fanno da contorno alla vicenda.
Merito del coro lirico “Città di Bitonto” e dal maestro d’orchestra Cristian Sandu.

Nella borghese Parigi dell’800, si svolge la tremenda e la drammatica storia d’amore (la più bella ed intensa storia che l’opera lirica abbia mai cantato) tra la bella ed affascinante donna di mondo
Violetta Valery ed il suo amante Alfredo Germont, follemente innamorato di lei.

Un amore stupendo, degno del preludio iniziale “Amami, Alfredo”, degno del brindisi “Libiamo nei lieti calici”, che soltanto la tubercolosi di Violetta, più che il falso moralismo e l’ipocrita affetto paterno di Giorgio Germont, riesce a sconfiggere.

Un amore intenso, una toccante storia di vita-amore e morte che all’epoca i veneziani bocciarono clamorosamente e che i bitontini hanno, invece, “libato” senza se e senza ma.

La (tarda?) estate bitontina è iniziata con il botto.

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