Se Bitonto diventa un gioco in riva al mare
La tua città natale non ti abbandona mai, neppure in vacanza
Il mattino era iniziato con un lieve strofinio sulla sabbia dorata.
Le ruote tozze di un carrello vi affondavano per trasportare casse sproporzionate, che presto avrebbero vomitato la solita musica latino americana. Che avrà pure una sua storia, una sua tradizione, un suo fascino da non immiserire affatto con i soliti passi eseguiti sempre da donne obese e con i movimenti d’anche flessuose di ridicoli uomini in là con l’anagrafe, che pirandellianamente credono di far fesso lo scorrere del tempo, supremo vincitor.
Eppoi, occhio: il più splendido non lo troverete mai nella mischia, ma è a un dipresso, poggiato al pattino rosso e attorniato da invide amiche, mentre schermendosi s’esibisce in fugaci e brevi performance, che lasciano intendere chissà quale segreta arte lui possegga.
Dunque, è una gloriosa giornata di mare abruzzese.
Lontano, il cielo è una trina finissima d’azzurro puro e lo sciabordio del mare è rapinoso canto che t’ammalia. Incuranti di questo spettacolo sublime, quasi sul bagnasciuga quattro fanciulle, leggiadre e membrute, giacciono sopra stuoie stinte stanche e assopite, scontar dovendo una notte folle piena di nulla.
Presto, sono circondato.
Da un lato, malcerta singulta la tromba malconcia d’un improvvisato musicista tzigano.
Dall’altro, una garbata cinesina mi propone massaggi miracolosi, ma il folto vello che ricopre le mie scapole la persuade a rivolgere le sue taumaturgiche attenzioni ad altri bagnanti.
Ancora. Uno spilungone grondante asciugamani profitta del rezzo salvifico del mio ombrellone per raccontarmi il mal d’Africa del suo cuore.
Una vicina urla al mondo la sua napoletanità – in realtà, non ha nulla d’importante da dire, però il suo invadere il mondo la porta a comunicare pure il cambio di costume del figlioletto di venticinque anni.
Qualche duna più in là, l’omino con il pacchetto di sigarette nello slip sferra poderose pedate al super tele del figlioletto, che per ripicca risponde galleggiando lieve e beffardo (il super tele, ovvio, non il figlioletto) nell’aere.
Ad un certo punto, sento l’animatore – anch’egli immancabilmente partenopeo, versato nel calpestare con nonchalance l’italico idioma – invitare i presenti a fare un gioco.
Tutti in fila indiana dinanzi a lui, devono muoversi di lato, ora da una parte, ora dall’altra, a seconda delle parole che griderà nel microfono a ritmo di stupide canzoni.
“Se dico Bitonto, tutti a sinistra, che poi sarebbe la mia destra, viceversa se dico Bitetto, non muovetevi se dico Bitritto”.
Subito, il nome della nostra città conquista gli esemplari umani con i glutei al vento.
Fa simpatia.
Persino il geniale anchor man di giornata vi gigioneggia.
Verrebbe voglia di levarsi, camminare sopra i carboni ardenti della rena e chiarire a lui e a tutti la solita tiritera del centro che batteva moneta di proprio conio, della civiltà peuceta, dell’olio famoso in tutto il mondo, di Tommaso Traetta che fu maestro di musica a San Pietroburgo, della Battaglia che ha segnato il destino della storia del Meridione…
Poi, ci pensi un attimo e concludi che non ne val la pena.
L’incertezza d’orientamento fra destra e sinistra – il grande Bobbio Norberto, di lassù, non ce ne voglia – in effetti è stato costante in questa amministrazione e non basta la defenestrazione dell’assessore Antuofermo Nicola – che noi vedevamo lavorare intensamente fino a sera tarda. Non sarebbe servito uno come lui, nel deserto dei dirigenti che c’è? Mah!– a fugare tutti i dubbi sulla natura del nostro governo.
D’altronde, francamente, tipi da spiaggia ce ne sono a bizzeffe da noi…
E, allora, un sorriso, una scrollata di spalle e che continuino a divertirsi col nome del nostro borgo natio.
Sempre pubblicità è.
Tanto, in ogni occasione, possiamo dedicare loro quell’aguzzo ed universale “Bitonto, tondo tondo, lo…".
Commenti
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Divino!!!!!!
M’hai “svortato a giornata” dicheno a Roma!!!!!







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