Tra ultimatum del Pdl e musi lunghi per il rimpasto, resta un uomo solo al comando
Dal consiglio comunale emerge un sindaco Valla sempre più in difficoltà
Resta, praticamente, da solo.
Circondato, forse, dagli ultimi assessori e consiglieri aficionados, magari quelli accontentati con l’ultimo giro di deleghe, ma sotto la scure di pesantissimi ultimatum, che certamente non lo aiuteranno a passare un’estate tranquilla.
Raffaele Valla ha visto emergere in maniera chiara ed inequivocabile, nel consiglio comunale di ieri, tutti i problemi in seno alla sua maggioranza.
Nessun sotterfugio, nessun giochetto, solo durissime prese di posizione.
Il rimpasto di qualche giorno fa, con l’arrivo di Fiore, Achille e Labianca al posto di Antuofermo, Tonon e Ferrara, ha tranciato forse in maniera irreversibile i rapporti di fiducia tra il primo cittadino e parte della sua coalizione.
E, in tal senso, non hanno convinto le rassicurazioni dell’ex prefetto. “Ho consolidato la mia compagine di governo a sostegno della città, nell’ottica di una maggiore collaborazione tra consiglieri e assessori – ha sottolineato Valla –. La comunicazione dell’azione amministrativa e la partecipazione saranno importantissimi per il mio governo. Io continuo il mio mandato con spirito giovanile e con valori quali l’etica, la morale, l’amicizia, che non mi faranno mai conoscere crepuscolo”.
Spaccatura evidente già nella Lista Valla tra chi appoggia in maniera incondizionata il primo cittadino (Liaci), e chi come Sannicandro ed il capogruppo Vacca restano “delusi per il rimpasto perché assolutamente non condiviso e perché non rappresenta tutte le forze di maggioranza”.
La notizia del giorno, però, è il durissimo ultimatum del Popolo della Libertà, che per bocca del suo capogruppo, Luigi Perrini, elenca una serie interminabile di priorità da portare a compimento in pochi mesi in cambio dell’appoggio al governo cittadino. “Il rimpasto segna in maniera non certo positiva i rapporti tra il Pdl ed il Sindaco Valla che ha deciso in maniera assolutamente autonoma la soluzione finale”, ha spiegato Perrini, che non ha mancato di criticare “le ingerenze politiche esterne alla nostra città”. Chiaro il riferimento, ripreso anche da Vacca, agli interventi del presidente della provincia di Bari, Francesco Schittulli.
“Saremo vigili come e più di ieri, chiedendo verifiche periodiche di quanto fatto, ma ora c’è bisogno di lavorare per punti programmatici imprescindibili dalla cui realizzazione dipenderà l’impegno o il disimpegno, e quindi la risoluzione del vincolo di coalizione, con l’inevitabile conclusione dell’esperienza amministrativa”, ha evidenziato il capogruppo del Pdl.
Interminabile, praticamente un vero programma di governo, l’elenco degli aspetti programmatici contenuti nell’ultimatum.
Si va dall’espletamento delle procedure per la zona 167, al rilancio della zona PIP, dall’adeguamento del PUTT, al decollo della zona C2 di via Santo Spirito, dall’apertura del sottopasso di via Berardi al completamento di lavori in atto, come in piazza Cavour, sino all’immediata consegna dei lavori di recupero delle Mura Angioine e alla risoluzione di problematiche quali la realizzazione della nuova scuola “De Renzio”.
La lunghissima lista di obiettivi da raggiungere in breve tempo parla di centro storico e della sua riqualificazione, con l’approvazione del regolamento presentato 18 mesi fa da Colangiuli (Pdl), dell’insediamento di attività produttive, di agricoltura, di sicurezza e di rilancio dell’azione delle società partecipate.
“Queste sono cose realizzabili nel breve periodo. Non sono irrealizzabili, tranne che per gli incapaci”, ha commentato Perrini.
Non dello stesso avviso Lillino Labianca (Movimento Schittulli), che pur non condividendo il rimpasto, si è detto “contrariato per la lista di Perrini perché non è affatto vero che non si è fatto nulla in questi anni”.
Bollato il documento come “irrealizzabile perché rappresenta il libro dei sogni”, la minoranza è passata all’attacco.
Per Pinto (Pd) “la maggioranza è una barca in balia delle onde dove manca il timoniere, e quello che c’è non garantisce né il futuro, nè il presente”. Secondo Fallacara (Pd), invece, siamo di fronte alla “totale abdicazione in attesa della successione”.
“Siamo la barzelletta di Puglia, l’unica cosa realizzata da questa amministrazione sono i bagni pubblici, parlare della manifesta incapacità amministrativa del Sindaco è come sparare sulla Croce Rossa, dimettetevi, avete fallito su tutta la linea”, ha attaccato Daucelli (Sel). Stesse critiche anche da Incantalupo (Laboratorio) e Martucci (Udc).
Se per Vito Masciale (Pd) “è finito il tempo delle promesse elettorale, bisogna passare ad una politica basata su idee e valori, il sindaco è sotto ricatto dei pugnalatori e l’unica soluzione è tornare alle urne”, per Gesmundo (Pd) “vivremo ancora un anno di incertezze ed avremo ancora un rimpasto perché non sono capaci di governare e sono solo attaccati alle poltrone”.
Scauro (Socialisti), Rossiello (Pd) e Natilla (Riformisti) hanno invece elencato in momenti diversi tutte le parole contro l’amministrazione Valla del neoassessore Fiore e del consigliere Tassari (Fli), protagonisti dell’ultimo rimpasto.
“Caro Fiore, caro Tassari, in questo tempo la situazione è migliorata? No, anzi è peggiorata. Non c’era a Bitonto qualcuno in grado di occuparsi della cultura?”, ha tuonato Giovanni Rossiello.
Il consigliere di Fli, a dir la verità, ha giustificato il suo ritorno in maggioranza con la possibilità di poter incidere sulle scelte amministrative col nuovo assessorato, passando quindi dalle parole ai fatti.
“Tassari avrebbe dovuto chiedere scusa o almeno tacere – ha attaccato Natilla -. Prima di chiedere a Rossiello di fare memoria storica (negli anni 70’ una genovese che viveva a Bitonto, la Mazzoni, assessore di una giunta di centrosinistra), dovrebbe ricordarsi tutte le sue dichiarazioni contro Valla, come la proposta di eutanasia politica”.
Ma Natilla ha pensato anche ad altro: “Riguardo la Polizia Municipale, mi auspico che ora si riuscirà a governare. Non ho ancora avuto risposta riguardo le mie osservazioni su De Paola e se non mi risponderà il Sindaco, andrò dalla Procura della Repubblica perché è inaccettabile questa situazione”
“Se fosse vero che per il trasferimento dell’ufficio dell’assessorato alla Cultura e Pubblica Istruzione da Palazzo Gentile alla Biblioteca siano stati pagati ben 5500 euro, mi rivolgerò alla Corte dei Conti”, ha concluso il Riformista rivolgendosi a Sara Achille.
Chiuso il giro di interventi si è passati all’entrata in consiglio di Emanuele Napoli al posto di Francesco Labianca (Puglia prima di tutto) e alle votazioni per le sostituzioni nelle commissioni già presiedute dal nuovo assessore ai Fondi Strutturali. Vacca e Sannicandro (Lista Valla), in ossequio alle critiche verso la maggioranza, hanno rifiutato la scheda.
Gli stessi, con la minoranza, hanno abbandonando l’aula permettendo alla maggioranza di approvare i restanti punti all’ordine del giorno sui debiti fuori bilancio. Rinviato il punto sul regolamento per l’alienazione e l’acquisto di immobili.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!







Strisce blu e pass disabili, a Bitonto il sospetto degli abusi per non pagare