Le donne di “Incroci Sociali” restano senza soldi, scoppia la protesta
Mancano gli stipendi dal mese di Aprile
40 donne in cerca di stipendio.
In cerca di risposte e di promesse mancate.
In cerca della loro dignità in un rincorrersi di accuse tra il Comune e la cooperativa “Tasha”.
Sono le donne impegnate nel progetto “Incroci sociali”, che ieri mattina hanno fatto sentire la loro protesta a Palazzo di Città, davanti al primo cittadino Raffaele Valla, “controllate” a vista da Polizia Municipale e uomini del locale Commissariato di Polizia.
La vicenda, come ovviamente da prassi in questi casi, non nasce dall’oggi al domani ma si protrae ormai da un paio di mesi a questa parte.
“Incroci sociali” è un progetto approvato dalla Giunta Pice nel dicembre 2006, ma partito nel 2008, con il quale gli Assessorati ai servizi alla persona, alla comunità e alle politiche giovanili, alla Polizia Municipale ed alla Pubblica Istruzione del Comune di Bitonto intendevano intervenire a sostegno delle famiglie in difficoltà, offrendo loro la possibilità di un impegno retribuito (oscillabile tra i 250-350 euro), per un solo anno, nel servizio di assistenza ad utenti deboli della strada (alunni, genitori e operatori scolastici) nei pressi di 23 scuole cittadine, in due fasce orarie (7.45- 8.45 e 12.30-13.30) ed in occasione di eventuali rientri pomeridiani.
Ebbene, accade che per i primi due anni (settembre 2008-settembre 2010) le 46 donne scelte per il servizio sono stipendiate direttamente dal Comune ed il pagamento avviene (più o meno) puntualmente.
Da settembre 2010, pare per motivi interni, il Comune affida, sempre con le stesse mansioni, 40 di queste donne alla cooperativa “Tasha” che garantisce fin dall’inizio, oltre ad un piccolo aumento di stipendio (dai 200 euro mensili si è passati a 289 euro) il pagamento (previa sempre finanziamenti comunali) ogni metà mese, ma già a Natale 2010, con l’ultimo giorno di lavoro datato 23 Dicembre, il pagamento arriva in ritardo e slitta di qualche giorno.
Stesso problema e stesso slittamento anche a Pasqua, nell’aprile scorso, ma è al termine dell’anno scolastico (mese di Giugno) che la questione si fa pesante con i soldi che sembrano incredibilmente scomparsi.
L’ultimo giorno di lavoro per queste 46 donne è, infatti, l’8 Giugno e la Cooperativa “Tasha” promette il pagamento dei mesi di maggio-giugno in un’unica tranche entro metà Giugno.
A fine giugno, a pagamento non ancora arrivato, primi incontri inutili con il sindaco e l’assessore Somma. Accade che le donne firmano addirittura le buste paga illudendosi che il disguido fosse finito, ma ad oggi del compenso neanche l’ombra.
Scatta allora la rabbia e la protesta, dapprima davanti ai responsabili di “Tasha”, che risponde di rivolgersi al Comune, e poi davanti al primo cittadino, dove le donne incredibilmente scoprono che la cooperativa deve riscuotere denaro dal Comune addirittura dal mese di Marzo, e senza questi soldi è impossibile procedere al pagamento dello stipendio.
Morale della favola: la Tasha fino al mese di Aprile aveva anticipato i soldi per conto del Comune ma adesso le liquidità non lo permettono ed aspetta che sia adesso il Comune a fare i giusti passi.
E ovviamente, lo aspettano anche le 46 donne che pagano questa incredibile situazione e che nel frattempo, fanno sapere più agguerrite che mai, continueranno nella loro battaglia fino alla “ricomparsa” dei soldi.
Una di queste donne sottolinea allora anche un altro aspetto inquietante della vicenda: “Nonostante il progetto sia stato confermato con l’ultimo bilancio di previsione, la Tasha ha minacciato di non portare avanti più l’iniziativa”.
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