La Consulta annulla la stabilizzazione dei precari: 400 medici Asl licenziati

La Redazione

Numerosi bitontini tra coloro che sono stati colpiti dal provvedimento

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Non solo la deroga del blocco delle assunzioni; i medici pugliesi, sono letteralmente in rivolta anche per quella norma nella manovra finanziaria che dichiara ‘nulla’ la stabilizzazione di oltre 400 precari – tra i quali ci sono molti bitontini – della sanità regionale.

La Funzione Pubblica e i Medici della Cgil non ci stanno e sono pronti a scendere in piazza per manifestare contro i tagli e i decreti.
“Noi siamo convinti che dietro questa operazione ci sia una manovra politica”, commenta il segretario regionale della Fp della Confederazione, Giuseppe Gesmundo, che spiega nel dettaglio i due motivi che mobilitano i professionisti della sanità.

Primo tra tutti, la deroga al blocco delle assunzioni dalla quale, pare, siano esclusi i primari.
Stando al Piano di Rientro varato dalla Giunta, “ci sarebbe dovuto essere solo il blocco. Invece, adesso, con la finanziaria questo blocco sarà esteso chissà per quanto tempo e coinvolge tutti”.
Tutti tranne i primari: “Siamo d’accordo sul fatto che il loro ruolo sia importantissimo ma certamente né più, nè meno del lavoro dei dirigenti medici e non, degli infermieri, dei terapisti, degli ausiliari e dei tecnici”.

E così propone “una deroga che sia per tutte le figure. Si lasci la possibilità di organizzare il servizio sanitario in maniera efficiente con operatori che non siano continuamente stressati”.

Secondo punto di discussione, la stabilizzazione di 400 precari.
La Giunta, tempi addietro, ha stabilizzato questi precari, tra medici e dirigenti.
Però, subito dopo, qualcuno s’è opposto: “C’è stata una manovra politica (e Gesmundo fa il nome del ministro Fitto – ndr) che ha portato al ricorso alla Consulta la quale, dopo poco, ha dichiarato ‘nulla’ la stabilizzazione”.

E anche la Corte Costituzionale non ha potuto fare altro che accettare la decisione: “Di qui la decisione di inserire nella manovra finanziaria questo elemento”.
Così le Asl pugliesi si sono trovate costrette a mandare a casa circa 400 medici pugliesi, con una “delibera già prodotta per la rescissione del contratto di lavoro”.
E se si dovesse portare la causa in tribunale, “ci si impiegherebbe più di un anno e mezzo”.

Il rischio, quindi, è che alla luce di questi provvedimenti, la sanità pugliese si troverebbe con 400 medici in meno (di cui 150 solo nel Barese), e questo “la nostra regione non può affatto permetterselo”.

Fonte: Antonella Fazio, Barisera 

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