Ma, al di là delle beghe meschine della politica, la città come sta?

Mario Sicolo

Lo scavo di Piazza Castello, i lavori (farraginosi) del Consiglio Comunale, il destino della Libertas, la Bitonto Estate…

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Sarà stato il dì di festa, sarà stato questo vento, ora furente, ora soltanto birbo, certo è che oggi son tanti i pensieri, che frullano nella testa.
E non sono affatto positivi.

Tutto ha avuto inizio la sera del consiglio comunale.
L’opposizione – che giustamente fa l’opposizione, che cosa sconvolgente… – abbandona l’aula, la maggioranza alla canna del gas viene soccorsa dall’imprevedibile Tassari di Fli (caspita, Salvatore, ma sei proprio tu quello che tuonava ogni due per tre contro questo governo malcerto? Quello che impugnava sacrosante battaglie civiche contro l’ottusità di chi ci guida? Da non crederci, Salvatore: pure tu vuelves al cientroderecha?) e le votazioni procedono stancamente, sorvolando in fretta e furia anche su punti cruciali come l’adesione (abolita) al Teatro Pubblico Pugliese – indipendentemente da come la si pensi, un  confronto era imprescindibile -, in attesa di approvare un bilancio che sarà sicuramente sbilanciato.

Veloce parentesi. Sarà "lacrime e sangue", d’accordo. D’altronde, i bitontini hanno fatto il callo a pianti e ferite. 
Il periodo storico è quello che è.
Però, signori del Palazzo, vi prego, non sprecate danaro a quisquilie e pinzillacchere o a foraggiamenti di progetti di amici e amici degli amici, la legge deve essere uguale per tutti.

Insomma, non era un bel vedere, ve l’assicuro. E fa vieppiù specie pensare che l’eventuale commissariamento del Comune possa essere percepito come panacea di tutti i mali persino da chi è in maggioranza. Finché si è al timone, si ha l’obbligo morale di cercare la rotta più idonea per migliorare la navigazione del veliero, altro che chiacchiere…

E il tutto ad un anno da quell’azzeramento di giunta, che, lungi dall’assicurare maggior stabilità all’esecutivo, ostaggio peraltro dei malpancisti di turno, rischia di far rima con l’annichilimento della città.

E già, perchè, nel frattempo, tra una manfrina ed un’ammuina – come ammoniva in una veramente massima assise di mille anni fa Cettino Trotta – Bitonto precipita (inesorabilmente? Peggio: irreversibilmente?) verso il nulla.

Qualche rapido esempio.
Lo scavo di Piazza Castello.
Poesia e malinconia di quelle chianche che, ruggendo di bellezza, riaffioravano dall’iniquio manto d’asfalto.
Ma poi?
Improvvisamente, tutto bloccato.
Fermo.
Paralizzato.

Le auto, che perseverano a passarci su, stanno sconnettendo ulteriormente le pietre antiche e l’osteoporosi di vecchiette malconce viene clamorosamente favorita.
Quanta pena faceva quella ragazza in carrozzina che vi arrancava sotto gli strali cocenti del sole. 
Le stradine viciniori sono ricoperte da un velo tristissimo d’invincibile polvere.
Contro la quale si ritrovano a combattere i commercianti, tra un mugugno e l’altro.

Ancora. La Notte Bianca andrà in bianco.
Niente da fare, manco quest’anno.
Grandi, perchè eroici, esercenti di piazza Cattedrale e dintorni stanno approntando spettacoli con le loro proprie forze economiche e, ormai, per avere un sostegno purchessia non guardano più alla politica, demoralizzati come sono.

Aspettiamo il calendario della Bitonto Estate, purché non si tratti di un potpourri abborracciato di iniziative altrui raccolte sotto il suddetto slogan nella speranza di spacciarlo per un cartellone preorganizzato dagli addetti ai lavori comunali.
Non ci crederebbe nessuno. 

Urgono strategia e coordinamento nell’agire degli assessorati, non navigazione a vista e improvvisazione.

A propodsito, e della Libertas vogliamo parlare?
I tifosi sono rimasti delusi del passo incerto fatto da Antonio de Lucci, ma pochi hanno considerato che la creatura l’ha messa lui al mondo e che in sette anni dalla terza Categoria l’ha trascinata in Eccellenza, che per Palese (notoriamente centro di sessantamila abitanti) significherebbe serie B o quasi.

Eppoi, se l’anno scorso qualcuno non  lo avesse chiamato, lui giammai sarebbe venuto al Città degli Ulivi.
Non dimentichiamo che proprio noi bitontini, neroverdi e leoncelli, ci siamo goduti una catabasi catastrofica contraria, visto che siamo caduti dalla serie D alla Terza Categoria.
Sono tutti elementi che vanno considerati, atteso il fatto che il patron, una volta data la parola, doveva essere più deciso nel mutar denominazione alla società.

Comunque, in tutto questo, l’amministrazione che ruolo ha avuto ed ha?
Che si decida una buona volta: lo vogliamo aiutare lo sport, sì o no?
E non mi riferisco al pallone, che è già ricco di suo, ma il basket (che meraviglia quel Memorial, dedicato dallo Sporting Club a Mimmo Pastoressa in Piazza Moro, senza politici) il volley, l’atletica?
Non bisogna mai sottovalutarne la ricaduta sociale, che è immensa.

Altri aspetti potrebbero essere considerati in questo breve torno di righe – un lapsus calami mi stava facendo scrivere "rughe" -, tipo le campagne violate dalle immondizie immonde, il centro storico che stenta a tornare il cuore pulsante socio-economico di troppi anni fa, la zona artigianale che da secoli non decolla, ma spazio a sufficienza non v’è.

E allora.
Gli amministratori non hanno la bacchetta magica.
E’ questa, anzi, una formula abusata, sia pure per viam negationis, che abbiamo sempre detestato.
Tuttavia, almeno cercare di rendere meno difficile la vita dei cittadini, bisognerebbe provare a farlo, no?

Restiamo in attesa di sviluppi.
A cominciare dal consiglio di stasera. Sperando sia diverso dall’ultimo scorso.
E, soprattutto, più dignitoso…

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