«L’amore non si dice», il romanzo d’esordio del bolognese Massimo Vitali
La storia di Edoardo e Teresa presentata il 28 maggio alla libreria “Hamelin” di Bitonto
Scrivere di amore senza parlar d’amore.
Il compito sembra impossibile, ma Edoardo ci prova lo stesso.
La strada che lo porta a Teresa è a senso unico e tutta in salita, ma è la strada del cuore.
Così accetta le sue condizioni: niente amore nelle lettere, o saranno cestinate.
Un compromesso che l’innamorato trasforma in sfida. Nella corrispondenza, ad eccezione di quella parola, si parla di tutto. Ma proprio di tutto.
Primavera, autobus, controllori inflessibili, cabine del telefono.
“L’amore non si dice” è il primo romanzo del bolognese Massimo Vitali, presentato lo scorso 28 maggio alla libreria Hamelin di Bitonto. Un pomeriggio informale, in cui l’autore ha dialogato con alcuni studenti, alternando letture e interpretazioni delle sue lettere.
Si è parlato quasi esclusivamente d’amore – e questo avrebbe sicuramente fatto infuriare Teresa – e di come ricercarlo nel quotidiano.
Ma Vitali non si sente in cattedra. Fosse per lui forse siederebbe tra il pubblico. Non dà ricette d’amore, al massimo di piatti surreali.
Elargisce però concentrati di vita vera, pensieri in libertà catturati dal suo senso dell’umorismo e riversati nelle oltre 120 pagine edite da Fernandel (prefazioni di Alessandro Bergonzoni).
Un romanzo epistolare come non se ne vedevano da tempo. In un tempo veloce, fatto di sms ed e-mail che corrono più veloci dei pensieri.
È d’obbligo chiedere all’autore se la lettera, quella fatta di carta e inchiostro, di correzioni, anche, o persino quella che esce linda e perfetta da una stampante non sia una specie in via d’estinzione.
Sopravvivrà, insomma? «Solo se gli e-book bruceranno tutti assieme», risponde.
Ed Edoardo, alla fine, riuscirà nel suo intento?
Questo non lo sveliamo.
Di certo, Vitali lancia un messaggio: scrivere di amore senza parlar d’amore si può. Basta farlo con amore.
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