Splendida Libertas, Sua Eccellenza
A suggello di un’annata straordinaria, la gara eroica col Galatina regala il salto di categoria agli uomini del presidente De Lucci
Ragazzi (dai tre ai novant’anni), che qui leggete, sappiate che vale ancora la pena amare il calcio.
Dovevate esserci, ieri pomeriggio, allo stadio comunale di Ostuni.
L’incanto della città bianca.
Una luce melodiosa inargenta le chiome degli ulivi silenti.
Le case, calcinate e accastellate l’una sull’altra, sono lì come dadi lanciati da un’arcana lontananza da Zeus Eupalla, per decidere la sorte di questi spareggi per il salto in Eccellenza.
Ogni poco, sul prato smeraldino vola il candore d’una colomba, che piano s’adagia sulla cimasa d’una casa dalle pietre grigie e sagomate.
Stanno per darsi fiera battaglia la Pro Italia Galatina e la nostra Libertas.
Le principesse dei due gironi del campionato di Promozione, che hanno dominato pure i play off, sono l’una contro l’altra armate.
Per la verità, i neroverdi hanno da fare di necessità virtù.
La difesa è praticamente decimata: Scarano e capitan Di Liso stoppati dal giudice sportivo, Faccitondo da un gentil dono – si fa per dire – sanseverese e, tanto per gradire, De Giosa si bloccherà dopo un quarto d’ora del secondo tempo.
Insomma, reparto arretrato tutto da inventare. Mister Fino s’affida al navigato Amoruso e al titanico Ciardi.
In mediana, il sorridente frangiflutti Martellotta e l’infaticabile boscaiolo Solimini.
Davanti, tutta la gioielleria: Pica, Terrone, De Palo e Modesto.
I bianconeri avversi, dal canto loro, possono contare sulla sapienza di Leorato e sulla regia equidistante di Frascaro, a rifornir con fantasia le punte ci pensa Corallo.
Il primo tempo è una partita a scacchi fatta di tensione e agonismo.
Al 6′ punizione affilata di Corallo, Castagno s’inarca e sventa in corner.
Ciardi, al 13′, prova da trenta metri, Lamarina ringrazia.
Terrone, al 18′, si libera bene in area, ma spreca.
Un giro di lancette e gentilezza di Corallo, che si spegne fra le braccia del nostro portiere.
Tattica e, forse, fatica accumulata durante una stagione avventurosa ipnotizzano le due compagini.
Ma, si sa, è d’una finalissima essere così.
Al rientro dagli spogliatoi, i neroverdi appaiono più provati.
I salentini, dunque, pigiano sull’acceleratore.
Disantantonio, al quarto d’ora, inebria di finte De Giosa e calcia di destro: a mani aperte Castagno ribatte.
Stessi protagonisti, otto minuti dopo: il goalkeeper, che somiglia ad un airone, plana in uscita stoica sull’ala avversaria e mantiene inviolata la porta.
Poi, arriva il minuto fatato di Vincenzo De Palo.
E’ il ventiseiesimo: gioco di prestigio dell’altro Vincenzo, Modesto, che duetta con Piperis.
Il centrocampista crossa, una deviazione (clinàmen epicureo applicato al calcio?) fa impennare il cuoio nell’aria azzurrina, De Palo si coordina e partorisce una mezza girata di destro al volo – fatte le debite proporzioni, pare l’appula riedizione speculare del gol di sua maestà Zizou Zidane, nella finale di Champions di qualche anno fa – che spedisce magicamente la sfera nel sette, rendendo vano il tuffo di Lamarina.
L’ennesimo capolavoro di questo ragazzo, che, per solito, ha nel mancino la fucina delle sue perle.
L’esultanza pazza di goia dei pedatori neroverdi dura poco, perchè la rabbia dei leccesi sta per abbattersi sul malconcio fortino sorretto egregiamente da Castagno.
S’allerta il reparto di cardiologia dell’ospedale più vicino.
Al 33′ Savela nel cuore dell’area incorna e manda fuori d’un soffio.
Rizzello, prima in scivolata (35′), poi con un lob (42′), manca il bersaglio grosso.
A sessanta secondi dal novantesimo, singolar tenzone fra Gioffreda ed il nostro estremo difensore, che imperioso la spunta. Secondo di recupero: Diouf s’invola sulla destra e cerca l’angolo, il pallone esce d’un sospiro.
Dopo sei minuti di recupero, finalmente, il triplice fischio di Pedone di Foggia.
E’ festa grande, giusta, sudata, strameritata per i ragazzi di mister Fino.
Urlano di felicità, s’abbracciano, si sollevano sul rettangolo dove s’è consumata la splendida pugna.
I tifosi, giunti numerosi e appassionati da Bitonto, sono tutti in piedi e applaudono sino a spellarsi le mani.
Ne avranno anche per gli altri, i biancostellati leccesi che usciranno a capo chino.
Sommo onore dell armi.
Elegante in giacca e cravatta, Antonio De Lucci si fa travolgere dalle lacrime, scende anche lui sull’erba, si lascia avvolgere dall’incontrollabile letizia dei suoi e, poi, s’avvicina agli avversari per stringere la mano a tutti, ma proprio tutti i contendenti salentini (davvero un’ottima squadra, il Galatina).
Proprio non riesce a non essere un esempio di correttezza e lealtà, questo presidente che ha mantenuto ciò che aveva promesso a giugno dell’anno scorso.
Signori, un’autentica mosca bianca in questo mondo, calcistico e non solo.
Certo, coadiuvato da quei fanciulli terribili, eroici, magnanimi, insostituibili che rispondono ai nomi di Vincenzo De Santis e Francesco Mancazzo, che ci hanno creduto sempre e comunque, anche quando le difficoltà li attanaglivano invincibili.
Ecco, la loro parte l’hanno fatta in maniera meravigliosa.
Ora, per programmare a dovere il futuro prossimo, affinchè sia senz’affanni e incognite, è necessario che anche gli altri compiano il loro dovere.
Ecco, ora, l’Amministrazione comunale – che è stata vicina al destino della Librertas soprattutto nelle persone del vicesindaco Domenico Damascelli, ieri accorato tifoso in terra ostunese, e del consigliere Mimmo Patierno, onnipresente col cuore anche quando non poteva esserci fisicamente – si dia una mossa.
Lungaggini e mestizie varie non sono più ammissibili, specie dopo l’esperienza tristissima di dodici mesi fa…
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