Un anno con l’ordinanza fantasma contro i motocicli

Michele Cotugno Depalma

Poche le multe, scarsi i controlli, la situazione resta uguale a prima

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E’ passato esattamente un anno da quando il nostro sindaco, dal passato da questore, dichiarava guerra aperta ai ciclomotori facendo entrare in vigore, dopo tante polemiche con l’opposizione, l’ordinanza n° 295/09: “Divieto di circolazione dei motorini e dei ciclomotori dalle 19 alle 24 in Corso Vittorio Emanuele, Via Verdi, Via Repubblica, Piazza Moro”.

L’ordinanza in questione aggiunge anche che il trasgressore sarà “punito” con una sanzione che va dai 25 euro ai 500 euro, precisando come la motivazione alla base dell’ordinanza è “la riduzione dell’inquinamento acustico, senza dimenticare che spesso i motorini ed i ciclomotori si rendono protagonisti di manovre pericolose per l’incolumità pubblica”.

Nonostante le critiche, gli incidenti incredibili causati in quelle stesse arterie stradali dai motorini e le denunce fatte da questo portale telematico sulla “invisibilità” dell’ordinanza, il sindaco-sceriffo non ha fatto una grinza, difendendo a spada tratta sé stesso e l’ordinanza.
Ebbene, oggi, a 365 giorni di distanza, come è la situazione? L’ordinanza funziona o è effettivamente fallimentare?

Facciamo parlare i numeri, gli unici inconfutabili.
Secondo i dati fornitici dalla Polizia Municipale, le contravvenzioni totali ai trasgressori dell’ordinanza sarebbero 140 (media di poco più 11 al mese), un risultato misero se si considera che il 15 Giugno 2010 (a dieci giorni dall’entrata in vigore dell’ordinanza) le multe eseguite erano circa una cinquantina (link).
Proprio la Polizia Municipale, però, non è dello stesso parere valutando i dati nella norma in quanto, dopo il boom di trasgressioni registrato nei mesi di Giugno e Luglio 2010, “l’ordinanza è stata rispettata con maggior attenzione ed il flusso dei motorini nel quadrilatero in questione si è notevolmente ridotto, facendo scemare automaticamente le multe, che da Agosto sono diventate 3-4 mensili”.

Sulle multe, la maggior parte delle quali fatta recapitare a casa del trasgressore (quindi scattate non fermando il trasgressore, ma prendendo il numero di targa del motociclo in questione), pendono però tre importanti questioni: la non registrazione (o comunque modesta) dei motocicli sprovvisti di targa, che spesso la fanno e l’hanno fatta franca, ed il fatto che il controllo della Polizia Municipale si ferma alle 22 (l’ordinanza scade alle 24), lasciando cosi il terreno libero per due ore ai motociclisti.

La terza questione è quella più recente ed è tutta di carattere giurisprudenziale: sembrerebbe, infatti, che, da circa un mese a questa parte, la Polizia Municipale avrebbe interrotto le sanzioni disciplinari per i violatori dell’ordinanza.
La motivazione è presto detta: il 4 Aprile 2011, infatti, la Corte Costituzionale, analizzando il ricorso fatto dalla Onlus “Razzismo stop” in seguito ad un’ordinanza di un sindaco di un paesino del Veneto, che aveva sancito “il divieto di «accattonaggio» in vaste zone del territorio comunale, prevedendo, per i trasgressori, una sanzione amministrativa pecuniaria, con oggetto del divieto, in particolare, la richiesta di denaro in luoghi pubblici, effettuata «anche» in forma petulante e molesta, di talché il provvedimento sindacale si estende, secondo il rimettente, alle forme di mendicità non «invasiva o molesta e realizzata al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minaccino la sicurezza urbana, anche fuori dai casi di contingibilità e urgenza”, ha accettato il ricorso della Onlus in quanto “non risulterebbe allegato e documentato alcun grave pericolo per l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana, e non sussisterebbero quindi, nel caso concreto, le necessarie condizioni di contingibilità e urgenza. L’atto impugnato sarebbe illegittimo anche in forza della sua efficacia a tempo indeterminato, incompatibile, appunto, con i limiti propri delle ordinanze contingibili e urgenti”.
Altrimenti detto: un’ordinanza del sindaco è valida solo se alla base presenta motivazioni di “grave pericolo per l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana”, e “necessarie condizioni di contingibilità ed urgenza”.
L’ordinanza 295/09 è incostituzionale perchè non supportata dalle suddette motivazioni.

Ma il primo cittadino, alla faccia della giurisprudenza e del diritto, tiene la schiena dritta e non cede di un passo: l’ordinanza non si tocca e va avanti.
La farsa continua, insomma, e non sembra destinata ad avere fine.
In attesa dei prossimi dati, o magari, dei primi ricorsi.

Michele Cotugno DePalma

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