Ma la giustizia dov’è?

Mario Sicolo

La storia di un ragazzo arrestato che, nonostante la confessione di colpevolezza, viene messo ai domiciliari e subito diventa irrintracciabile

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Forse, è solo la storia di un’integrazione difficile. Oppure, la peggiore possibile.
Ricostruiamo i fatti, che hanno una precipitosa ineluttabilità che spaventa.
Qualche settimana fa, un giovane viene sorpreso da alcuni agenti di Polizia allegramente in giro sullo scooter: in tasca ha una pistola con tanto di caricatore al completo di proiettili. Poche ore di castigo per provare un’impossibile resipiscenza ed il ragazzo è già per strada.

Così, c’è anche la ghiotta occasione per risalire ai disonori della cronaca nera.
Rapina in una storica gioielleria. La proprietaria urla di paura. La gente si ribella. Un uomo interviene energicamente, sfilando passamontagna ad uno dei due componenti il commando, che prova a seminare gli inseguitori improvvisati nel labirinto di viuzze del centro storico.
Ma, riconosciuto, non avrà lunghi e sereni momenti di libertà.
È ancora lui.

In meno di ventiquattr’ore, gli agenti della P. S. chiudono le indagini, lo rintracciano e lo arrestano. Passa ancora meno tempo ed il virgulto malvissuto, tra l’altro reo confesso, viene sottoposto ai domiciliari (sarà stato per buona condotta?). Scatta il primo controllo e il ragazzo risulta prontamente irreperibile. Dileguato. Svanito nel nulla.

Evidentemente, gli stava stretta persino la restrizione ai domiciliari. Un altro reato perpetrato, in pratica.
Un’assurda e insensata escalation delinquenziale di un ragazzino, che pure aveva giocato a calcio a buon livello, ma che sirene tentatrici hanno attratto nei gorghi della malavita.

C’è di tutto in questa storia, che ha i contorni della mestizia: le forze dell’ordine che fanno il loro dovere, la magistratura che applica le leggi (troppo pedissequamente?), la comunità che, con tutta probabilità, poteva e doveva fare di più per inserire il giovane in un contesto, che non avesse come unica prospettiva la delinquenza.

E, mentre qualcuno si chiede che fine abbia fatto il “pool antirapine” prospettato tempo fa dal procuratore capo Antonio Laudati, perché la media degli assalti agli esercizi commerciali a Bari e dintorni s’è elevata vertiginosamente, l’interrogativo è: ci sarà redenzione per un giovane di 20 anni? Certo, l’anagrafe verdissima è dalla sua, però chi mal comincia, purtroppo è a metà dell’opera. Tristissima.

Mario Sicolo

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Commenti

  • BASTA2013 (utente non verificato)

    Credo sia opportuno scavare sui mandanti. Bisogna prendere i capi. Non credo uno si sveglia la mattina e dice,,,,…vado a fare una rapina…. Chi gestisce queste miniorganizzazioni criminali…. I pesci piccoli a noi popolo non fanno gola…forse al marketing-puibblicitario si……. ma chi GOVERNA LA CRIMINALITA’ magari è seduto su una poltrona di oro ……

  • rimba (utente non verificato)

    Non credo nei domiciliari, non credo nelle “rieducazione” (salvo casi sporadici). Credo nell’educazione che si dà in famiglia e a scuola. Queste sono diventate molto permissive ora…per cui ecco i risultati! Mezzo secolo fa i prof erano Professori e bastava una occhiata del padre a tavola per far ricredere qualche figlio “maleducato”. Chi studiava bene continuava e chi non sela sentiva lavorava. U meste era autorizzato dal padre a darle quando il figliolo non si comportava bene….Il lavoro…s’imparava l’arte e si metteva da parte…oggi si mira alla TV di… Maria, Mara, e chi più ne ha e più ne metta che preparano tronisti e troniste alla vita dai guadagni facili.

  • ELDO (utente non verificato)

    benissimo sono d’accordo con basta2013 allora prendiamo i pesci grossi.Loro sono sempre li ma nessuno fa nulla si attende la fragranza del reato,nessuno sente,reagisce,parla e poi pretendiamo giustizia.