Torna il ciclista belga vagamondo, Bitonto ultima tappa della sua incredibile storia

Mario Sicolo

Prima di ritirarsi definitivamente in Grecia

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Ve lo ricordate Christian Emmanuel Van Limbergen, l’Ulisse della pedivella che piombò nella nostra città poco più di un anno fa?

Bene, ieri sera, il suo volto con l’intrico fitto di rughe, la pelle cotta dal sole, la barba ancora più bianca, il corpo scolpito dalla fatica si sono materializzati di nuovo all’ombra del Torrione angioino.

L’erede folle del cannibale Eddy Merckx è tornato a Bitonto, dopo aver visto altri cieli e altre terre sopra quella bicicletta trasformata in pesante casa viaggiante, e, questa volta fattosi più accorto, è andato diritto da quello che pare davvero il suo gemello separato alla nascita, Gino Ancona.

Anima cosmopolita anche lui, il battagliero bitontino l’ha accolto come se fosse davvero suo fratello e come se il tempo non fosse mai passato e s’è dato subito da fare per trovargli una sistemazione adeguata per la notte.
L’ingegner Dammicco, sodale dell’Ancona, ha provveduto a risolvere il problema della fame per almeno due giorni, data la consistenza della focaccia alle cipolle, che presto ha impregnato di pungente fragranza l’aria dolce della sera. 

Poi, ci sarà da risolver la questione il problema del viggio finale in Grecia, dove Christian concluderà questo giro da poeta vagamondo.

Frattanto, il suo registro con la copertina nera e un po’ consunta s’è riempito di mille nuove città e di altrettante storie – la bici rubata a Barletta e i mille sorrisi collezionati lungo lo Stivale, la simpatia di alcuni sindaci, l’antipatia di altri.

In particolare, Van Limbergen ha spiegato con giusta letizia una bandiera sarda – ironia del destino, in una città quasi sorda all’ospitalità come Bitonto – con i quattro mori e tante scritte di profonda amicizia.
Anche di questo si nutre il cuore di chi pedala per lenire la propria solitudine.

Ora, Christian attende un gesto di solidarietà per attraverare il mare e ritirarsi in quella che fu la culla della civiltà moderna. Anche se siamo certi che il suo cuore non sopirà mai questa invincibile sete di mondo…

Mario Sicolo    

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