Visti da vicino: la storia politica degli ultimi anni/ V parte
Non sempre ciò che appare esiste…
Dall’avvocato Vito De Santis riceviamo e volentieri pubblichiamo la quinta parte di "Visti da vicino", la storia politica bitontina degli ultimi anni.
"Si ebbe che non tutti i Carbonari si dimostrarono fedeli alla linea. Infatti qualcuno sparì letteralmente dagli incontri e qualche altro che si era impegnato ad organizzare e presentare una lista di sostegno, si trasferì con armi e bagagli in Forza Italia da lui ritenuto il partito del futuro. È del Macchiavelli il ritenere che “coloro che vincono, in qualunque modo vincano, mai non ne riportano vergogna”. Ma come si dice il diavolo fa le pentole ma non i coperchi ed infatti, purtroppo per lui, tra Forza Italia ed AN avvenne la fusione con la nascita del nuovo soggetto politico PDL ed il profugo si trovò all’improvviso sottobraccio con quei personaggi che lui stesso aveva sempre chiamato in modo dispregiativo “fascisti”.
Comunque, nonostante la fusione il PDL non riusciva ad allestire una lista degna di quel nome vuoi perché AN aveva un solo candidato su cui far convergere i propri voti, vuoi perché Forza Italia aveva perso i suoi pezzi migliori.
Il fatto comunque non spaventava il candidato Sindaco che euforicamente sosteneva di poter vincere al primo turno. La lotta politica fu senza risparmio di colpi e lo stesso candidato sindaco in prima persona fu invischiato in un alterco con un candidato consigliere del PD che vicino ai seggi elettorali, avvicinava spudoratamente tutti gli elettori che si recavano ai seggi, violando sistematicamente e pervicacemente la legge. Il primo turno si chiuse con un prevedibile nulla di fatto, perché nessuno dei candidati aveva ottenuto la metà più uno dei voti validi, e quindi si rendeva necessario il secondo turno per il c.d. “ballottaggio” tra Valla e Rossiello risultati i maggiori suffragati.
Quando Desantis, nel tardo pomeriggio del primo scrutinio, si recò presso il Comitato elettorale, trovò i Carbonari in una valle di lacrime e disperazione. Plauto con la sua famosa frase “Insperata accident magis saepe quam quae speres” (Quel che non si spera accade più spesso di quel che si spera) fu odiato a morte.
Mentre a destra vi era chi piangeva, chi si cospargeva il capo di cenere, chi indossava il cilicio e chi si autoflagellava, a sinistra si aprivano le danze e l’ex Cremlino era diventato una sala da ballo con musica e canti carnascialeschi.
Ma il vero dramma, lo stava vivendo il candidato sindaco Valla il quale al pensiero che nel ballottaggio avrebbe dovuto da solo affrontare Rossiello, si dimenava come un’anguilla afferrata dalla coda. Nel mentre il solito burlone aveva diffuso la notizia che Valla aveva deciso di ritirarsi. In una riunione tenuta di urgenza, sempre tra i soliti Carbonari, Desantis ribadì il concetto che aveva già espresso tempo prima ed in epoca non sospetta, ossia che la vittoria comunque sarebbe stata figlia del comportamento che avrebbero avuto tutti gli altri candidati sindaci esclusi dal ballottaggio.
In effetti questi ultimi, dopo vari incontri, finirono per apparentarsi con Rossiello. Era la mossa sbagliata che Desantis stava aspettando, perché a suo dire, l’asprezza della competizione, che aveva diviso i partiti della sinistra e che aveva inesorabilmente diviso anche il popolo della sinistra (che in tre mesi aveva accumulato livore se non odio contro Rossiello), non poteva svanire nel breve volgere di pochi giorni. L’apparentamento doveva considerarsi solo formale e non sostanziale. Alla notizia Desantis si recò nel Comitato ed annunciò la ormai certa vittoria. Solo qualcuno colse la sottigliezza e la fondatezza del ragionamento, atteso che la sfiducia aveva fatto sprofondare i più in un prolasso mentale.
Comunque tutti i Carbonari si resero conto che bisognava tenere il candidato sindaco lontano dai confronti e dibattiti diretti con l’avversario. L’unico scoglio era ancora rappresentato dal dibattito su Rai Tre, che si sarebbe dovuto tenere tra i due duellanti, ma che superato l’ostacolo tutto sarebbe filato liscio come l’olio. I fatti dettero ragione al Desantis, il quale aveva previsto tutto unitamente a Vincenzo Fiore.
I due comunque erano preoccupati non tanto per l’esito finale, quanto per la tenuta della maggioranza. Infatti, dopo la clamorosa vittoria l’euforia raggiunse le stelle e tutti quei personaggi che fino al giorno prima erano considerati mummificati, improvvisamente furono colti dal ballo di San Vito e con baci ed abbracci giurarono eterna fedeltà e gratitudine a chi li aveva condotti alla vittoria.
Il Sindaco all’annuncio ufficiale, per poco non schizzò fuori dai pantaloni, come un tappo di spumante dalla bottiglia.
Il timore di Desantis e Fiore iniziò a prendere corpo quando il percorso per la formazione della giunta si lastricava sempre più di clamorose bugie, foriere di sciagure, di tradimenti e congiure.
Il maggiore responsabile di tanto fu…"
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