La misteriosa Pasquetta di due bitontini
Mentre tutto il resto del mondo s’immergeva nel solito, frusto rito
Che i due siano padre e figlio lo si capisce da come camminano.
Andatura caracollante, gampe appena arcuate, spalle un po’ all’ingiù. Identici.
Sono vestiti poveramente: pantaloni marroni e leggermente corti a zompafosso, gilet di velluto, nonostante a tratti il sole picchi forte, camicia che ricorda le tovaglie da pic nic, tanto per stare in tema.
Infatti. E’ il lunedì dell’Angelo, che per noi ha significato religioso striminzito, dal momento che è il giorno in cui si celebra il rito (frusto) tutto materialistico del Pasckone.
Sulla provinciale che conduce a Palombaio e Mariotto – mete predilette in questo dì spensierato -, sfrecciano a passo di lumaca auto imbottite di persone, sedie di legno chiaro a liste deboli, di quelle che si sfoggiano durante le processioni, tavolini di plastica pieghevoli stile anni Ottanta, buste stracolme di salsicce – i cani ringrazieranno -, tegami di pasta al forno emananti dolci effluvi nell’aere, da qualche parte sbucherà puntuale un super santos che sicuramente farà felici più i grandi che i piccoli.
Qualcuno per ammazzar la noia di quel corteo estenuante offre ai compagni di sventura a tutto volume note partenopee.
Insomma, i forzati della Pasquetta sono in cammino.
I due che descrivevamo al’inizio, camminano quasi in fila indiana, dondolando sulla riga bianca, che delimita lateralmente la carreggiata come farebbe un cieco sul ciglio d’un abisso.
Il figlio, che va davanti, cerca ogni tanto con la manina la mano del padre.
Il piccolo, che non è più piccolo, ha già qualche fiocco di neve impigliato tra i capelli.
Ha il volto affusolato e i lineamenti che sanno d’orientale.
Sì, avremmo dovuto scrivere down, ma è rattristante chiamare col nome d’una sindrome un uomo, sarebbe come chiamare tutti chi "il malinconico", chi "il triste", chi "l’allegro" o, peggio, "il raffreddato", "il diabetico" e via ammalando.
Come se anche loro, i down, non avessero un cuore con tutte le sue tempeste, le sue gioie, le sue altalene umorali.
Procedono, comunque, seguendo misteriosamente quella linea candida che muore nel grembo dell’orizzonte.
Mano nella mano. E’ il loro modo di mugugnarsi amore.
Avranno anche loro un casolare con tanto di barbecue acceso che li aspetta?
Oppure, semplicemente si perderanno nell’infinito del cielo, laggiù?
Mario Sicolo
Commenti
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Che tristezza! Vedere le auto “sfrecciare a passo di lumaca” sotto il balcone di casa dalle 10 e 30 alle 12! Il rito del Paskone è RITO. Ci sono tante belle domeniche che potrebbero servire alle scampagnate! Non capisco perchè proprio il lunedì dell’Anagelo ci si debba sottoporre al tour de force. Ora grazie alle auto il mondo và così….E’ il progresso della stupidità generale!…
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Non credo che i termini di paragone dell’articolo siano tra i più azzeccati. La situazione dei due “viandanti” non è tanto diversa da quella della famiglia che, quotidianamente affannata per portare la pagnotta a casa, aspetta quelle 2 o 3 occassioni “rosse” di calendario per evadere sulla Murgia (fuori dal caotico mondo e più vicino ad una dimensione umana) a farsi una scampagnata con la genuina pasta al forno o la grigliata di salsiccia tra un tiro al supersantos o un palleggio col supertele.
Pensiamo a chi ci ha tolto le strutture sanitarie in barba a qualsiasi norma di civiltà per risanare le disastrate casse invece di confiscare beni a chi quei soldi se li è intascati con faraonici progetti inutili e/o inutilizzati. I due viandanti sul viale del tramonto, invece, ben rappresentano lo stato di quelle famiglie che, pian piano, stanche di tanti soprusi, si trascinano verso un orizzonte non ben delineato, tendente al buio.
Pessimismo? No, realtà. -
….il solito ” brodino” dei pascolanti….!!!







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