Visti da vicino: la storia politica degli ultimi anni/ IV parte
Non sempre ciò che appare esiste…
Dall’avvocato Vito De Santis riceviamo e volentieri pubblichiamo la quarta parte di "Visti da vicino", la storia politica bitontina degli ultimi anni.
Ecco, intanto, i link delle tre puntate precedenti: prima puntata, seconda puntata, terza puntata.
"Bisognava decidere se organizzare la manifestazione al Cinema Coviello in modo tradizionale ovvero in chiave moderna. Prevalse l’idea della manifestazione-spettacolo con la partecipazione di un giornalista-presentatore, di giovani professionisti e di cantanti che dovevano introdurre ed incorniciare l’intervento politico del candidato sindaco. Il 27/03/2008 alle ore 19,30 il Cinema Coviello era pieno come un uovo e dopo gli interventi della dott.ssa Claudia Valla, dell’avv. Giuseppe Desantis e dell’avv. Antonia De Gennaro che riscaldarono la platea, con l’innegabile ausilio del giornalista Gustavo Delgado, giunse l’ora, tanto attesa, del candidato sindaco: Strano a dirsi, ma la folla osannante non mitigò minimamente l’emozione, anzi fu avvertita dal candidato come gesso in gola al punto che ogni tanto le parole sembravano sassi lanciati di piatto sul pelo dell’acqua, che rimbalzando andavano a cadere sulla platea incredula.
I Carbonari però furono bravi a dislocarsi ed a piazzarsi nei punti nevralgici del Cinema e ad intervenire con scroscianti applausi anche abusivi, ma opportuni e necessari al caso. Con gli sbandieratori, gli striscioni e i flash furono chiusi tutti gli spazi degli ingranaggi della macchina organizzativa che non subì neanche una battuta di arresto, solo che i Carbonari a tarda sera a causa degli eccessivi applausi si ritrovavano con le mani color carminio.
Comunque, il battesimo del fuoco, a conti fatti aveva dato un ottimo risultato, solo che al contempo aveva dato la stura a due concetti contrastanti. Infatti, qualche giorno dopo qualcuno suggerì la assoluta necessità di vincere al primo turno atteso che al ballottaggio la sconfitta sarebbe stata cosa certa, considerato che gli elettori di destra avevano, a suo dire, il malvezzo di non ritornare a votare dopo 15 giorni. Qualche altro invece sosteneva che al ballottaggio si sarebbe andati comunque, dato che i candidati sindaci erano tanti e che di conseguenza la vittoria era legata all’atteggiamento politico elettorale che avrebbero assunto quei partiti esclusi dal duello finale.
La prima corrente di pensiero era dominante ed i suoi propugnatori quali Valla, Fiore, Lisi, Antuofermo, Muschitiello, Giammarelli, Somma e per ultimo Damascelli, decidevano di dare subito fuoco alle polveri, con comizi e manifestazioni a tutto spiano, mentre i sostenitori della 2°, quali Desantis, Martucci ed Antonelli, preferivano tenere le polveri all’asciutto, per l’assalto finale.
Infatti, questi ultimi ritenevano più utile preparare buone liste piuttosto che dedicarsi alla propaganda concentrata solo sul sindaco, perché bisognava scongiurare il pericolo reale dell’anatra zoppa, ossia del Sindaco eletto da una coalizione ed i consiglieri di maggioranza dall’altra. Dal canto loro i responsabili del P.D. erano fortemente convinti che se avessero costretto gli avversari al ballottaggio avrebbero vinto, dimenticando che A. Schopenhauer aveva già ammonito che “nelle persone di capacità limitata la modestia è semplice onestà, ma in chi possiede un grande talento è ipocrisia”.
A quel punto Desantis notò che i proverbiali ozii di Capua stavano per avere il sopravvento ed immediatamente richiamò i Carbonari alla realtà, dichiarando che era in atto il clamoroso errore di tirare la volata da molto lontano con il rischio concreto di arrivare senza fiato al traguardo. I primi a riconoscere la fondatezza della riflessione furono Fiore, Giammarelli ed Antuofermo i quali dopo un vivace confronto con tutti i Carbonari crearono il c.d. “Cantiere della Partecipazione” che doveva affiancarsi al PDL (AN e FI) che da poco era venuto alla luce, al Nuovo PSI, alla lista civica Valori Sociali, UDC e Lista Valla.
Le forze in campo erano per il centro destra poche ma compatte, mentre per il centro sinistra erano tante ma disgregate. Bisognava, a detta di molti, sparigliare le carte e procedere sparsi per colpire uniti, con intelligenza e serietà senza tendere imboscate ai propri amici di cordata.
Ma così come “L’ottimista proclama che viviamo nel migliore dei mondi possibili ed il pessimista teme che sia vero” (J. Cabell), si ebbe che…"
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