Domani, Martina e Cerignola si giocano a Bitonto quel che un anno fa abbiamo perso noi: la serie D

Mario Sicolo

Spareggio fra tarantini e foggiani al “Città degli Ulivi”

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D come destino. Ironico quant’altri mai.
Tra qualche ora, sul prato del "Città degli Ulivi", Martina e Cerignola si disputeranno proprio quel che meno di un anno fa noi abbiamo perduto, dopo sette annate d’alterne fortune.
La serie D, appunto.

Non è bastata loro un’intera stagione regolare per deciderne la sorte.
Spareggio, ancora una volta.
La stagione scorsa, fatale per i leoncelli fu il play out col Pisticci, schienato in campionato e risorto incredibilmente nelle sfide conclusive. 

Quella partita difficilmente sarà cancellata dalla nostra memoria.
Fu l’atto finale di una tragicommedia che ci ha visti protagonisti certo controcuore.
Una banda di ragazzini terribili a testa alta dopo il girone d’andata, la guida savia nonostante la verde anagrafe panchinara per Massimo Pizzulli, ex pedatore cerebromunito (ce ne sono pochi, ve l’assicuro), curiosamente domani doppio ex perchè già stato martinese e cerignolano. 
Poi, il guardalinee leccese steso da un oggetto piovuto dagli spalti e lanciato da mano ignota (che ignominia indicibile…) e il girovagare smarrito per campi neutri.

E lasciatemelo dire: tante decisioni delle terne quanto meno inspiegabili.
Non vi tedio col solito esempio del ritorno con i lucani, no. Già mi meritò accigliati improperi da tifosi indignati. 

E, allora, vi voglio parlare di Bitonto-Ostuni.
Il vento rabbioso schiaffeggia il San Sabino di Canosa, casa di giornata per gli sventurati leoncelli. 
Con le reti intonse ancora, Nicola De Santis batte una punizione dalla trequarti di sinistra. 
Consueta parabola liftata e venefica.
Il portiere avverso respinge la sfera quando ormai essa ha oltrepassato la riga bianca.
Di più, il cuoio carezza nitidamente la rete, che di lato unisce il montante al palo di sostegno posteriore.
Per l’arbitro non è successo nulla.
Mi stropiccio gli occhi malconci per conto loro.
Non fidandomi, chiamo il collega ostunese piazzato sull’altra tribuna, avrà visto meglio, undici decimi avendo, tra l’altro.
Il cronista balbetta un sì imbarazzato alla mia richiesta se fosse o no gol. 
Questo è stato il torneo scorso. Punto.

Quel che è successo dopo ha reso bitontinamente più patetica, lacerante la situazione. 
L’Eccellenza che piano diventa un miraggio.
Decisivo al riguardo l’intervento dell’indimenticabile (e come si fa?) Faccilongo e del suo assegno scritto con l’inchiostro simpatico, forse.
E, dunque, fallimento sentenzia la Federazione.

Insomma, si riparte dalla Terza Categoria.
Che mestizia infinita.
L’Amministrazione comunale, che poteva fare di più, rimedia all’ultimo istante Antonio De Lucci e la sua Libertas Palese. Persona seria essendo, l’imprenditore della frutta salva capre e cavoli.
E’ tuttora in corsa per il salto in Eccellenza ed è però in rotta con la sua squadra per una questione di lealtà e rispetto della dignità.
Valori altri e più alti che in questo mondo, pallonaro e non solo, non esistono più o vanno inesorabilmente svaporando.

Così, siamo ridotti a semplici spettatori di una contesa sì tanto prestigiosa.
Ah, se potesse parlare, quante ne potrebbe raccontare quel prato ai pedatori foggiani e tarantini, che domani scenderanno in campo…

Mario Sicolo     

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