“Oltre gli occhi solo la follia” di Michele Pastoressa

Marino Pagano

libro noir ricco di avvincenti e penetranti sette racconti

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“Partorisco cose per illudermi di possederle, invento personaggi per illudermi di essere in affollata compagnia, di non essere più solo. Scrivere è dunque per me istinto di sopravvivenza, linfa vitale, unico confessionale”.

Si manifesta così, si “confessa” così, nell’introduzione al suo libro noir, libro di avvincenti e penetranti sette racconti, Michele Pastoressa, classe ’77, alla sua prima fatica letteraria.
“Oltre gli occhi solo la follia” (edito da Gruppo Albatros Il Filo) è un libro di dettagli e paure, ansie e patemi. Un libro che ritrae e racconta quella follia che gli occhi, appunto, non sempre vedono, non comprendono (non possono comprendere in superficie).

Un’opera che va nel profondo, che non lascia indifferente il lettore, un discorso introspettivo coinvolgente sino al dubbio sul proprio sé.

Pagine che inquietano anche perché la finzione letteraria molto deve alla cronaca nera più terribile e angosciante (“La realtà supera sempre qualsiasi immaginazione, ma l’immaginazione può essere anche più vera della realtà”, scrive sempre l’autore).

Ma la lettura dei racconti di Pastoressa, tuttavia, non è per soli cultori del genere. Il lettore più attento s’appassionerà allo stile, agile pur nella millimetrica descrizione, scorrevole pur nell’esposizione minuziosa sia dei dialoghi sia di ogni aspetto dell’ordito (analisi psicologica dei personaggi compresa).

Condivisibile quanto Maria Teresa Calamita scrive nella prefazione al testo sulla fitta presenza dei particolari, aspetto davvero caratterizzante del lavoro: “Non sono particolari fini a sé stessi e non rappresentano un espediente dello scrittore per far colpo sui lettori, ma hanno lo scopo di accrescere l’alone di oscurità e di tormento tipico delle anime inquiete”.

Una penna aguzza e viva, quella di Pastoressa, per un libro che non tradisce le attese, che regala l’attimo del brivido, che profonde pathos, che emana segreti. Oltre a vincere premi: a Pastoressa è infatti andato il premio letterario internazionale “Il viaggio infinito”, ideato a Firenze da Toe Mercurio e destinato a testi editi e inediti di poesia, narrativa, saggistica e teatro.

Marino Pagano

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