Ennesima auto incendiata in via Capruzzi, sabato sera. Lettera aperta al piromane
La disperazione del proprietario, la paura dei parenti dell’anziana signora che abita nel basso raggiunto dalle fiamme
Scrivo a te, caro (non per affetto, ma perchè esoso, visti i danni anche economici che stai provocando) concittadino che sabato sera, dopo le 19.30, non eri più in via Giuseppe Capruzzi.
Già, chissà che fine avevi fatto, chissà in quale angolo remoto di città ti eri coraggiosamente nascosto per gustare la stolta gioia solinga d’una prodezza vile oppure per menar vanto con gli amici di una puerile ragazzata che, in realtà, è un gesto folle e bastardo.
Non avrai avuto il volto lieto, bensì magro e tetro. Ne sono certo.
Intanto, in quella stradina laterale di via Ammiraglio Vacca, l’importante arteria dall’asfalto arlecchinesco che mena a Terlizzi, ad angolo con via Gorizia, le fiamme stavano spietatamente avviluppando una panda bianca.
Ad ogni scoppio di pneumatico era un trasalire tremendo.
Lo dovevi vedere, caro (sempre per il motivo suddetto) concittadino, quel fuoco che lingueggiava nel buio dell’aria sempre più cupa.
E non sai quanto ferissero il cielo le urla disperate del giovane proprietario dell’auto, che piangeva annichilito come un bambino cui avevano tolto tutto.
Eh sì, piromane codardamente ignoto, potrai portare a tua attenuante il fatto che il veicolo non fosse proprio nuovo di concessionaria, ma che ne sai tu di cosa può rappresentare una macchina per chi la possiede?
Il primo bacio tremante alla tua ragazza, il lavoro strappato coi denti quotidianamente, l’ultimo passaggio al nonno amato, quel viaggio indimenticabile con papà e mamma, tutti i sacrifici fatti per comprarla anche solo di seconda mano, le rinunce per mantenerla altrimenti non si va avanti…
Tutte emozioni che saranno un giorno i ricordi indelebili del cuore.
Ma ne avrai uno, tu, di cuore?
Le capirai mai queste segrete, persino dolci malinconie che fanno la nostra esistenza?
E dovevi vederlo quel bambino in pigiama azzurro, che scappava via dalla mano della madre angosciata, ghermito dallo spavento con le manine a serrare gli orecchi…
E la paura dipinta sul volto segnato del nipote dell’anziana signora, che vive nel basso che stava per essere divorato dall’incendio?
Avresti dovuto guardarla negli occhi la paura, chissà che non t’avrebbe fatto bene.
I vigili del fuoco che, dopo mezz’ora, giungono sul posto e con potenti getti d’acqua spengono quel rogo maledetto da te suscitato.
Gli inquirenti che non scarteranno alcuna pista e, forse, arriveranno da te.
O, forse, non arriveranno mai, mentre tu sorriderai beffardo in un cantuccio di mondo inafferrabile.
Tutto fa parte d’una scena vista tristemente troppe volte, negli ultimi mesi, nella nostra città.
Ma tu, stupido amante delle fiamme che ammazzano la vita altrui, non ti senti una porzione di sterco (e sento che ti sto sottovalutando)?
Mario Sicolo
Commenti
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“sopravalutando” vorrai dire… Credo che lo sterco sia più utile di taluni odiosi delinquenti.
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secondo me al piromane della tua lettera non interessa nulla. Io mi arrabbio con i nostri concittadini che accettano tutto passivamente, possibile che nessuno non abbia pure questa volta visto nulla? io non credo.Mi rivolgo a colui che a visto e dico: la prossima potrebbe essere la tua quindi parla noi siamo molto piu’ forti se lo vogliamo qiundi parlate.







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