L’incredibile odissea di un pastore tedesco, “rapito” in Sicilia da un bitontino

Mario Sicolo

Ci mancava solo questa…

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Sciacca è una tipica città sicula.

L’oro del sole che guizza sul fiore del mare, anche quando sul resto dello Stivale impera l’inverno musone.
Le sue pietre, come capita a molti paesi del meridione, grondano storia.
Alcuni scorci, poi, somigliano molto ai fascinosi angoli della nostra Bitonto.
Le porte d’ingresso al centro urbano, per esempio, sono molto simili alle nostre.

Dunque, se ci metti magari anche il caldo, insolito per la stagione che primaverile ancora non è, può succedere che ci si possa confondere.
S’aggiunga pure il mestiere, che, all’apparenza, è comodo, dal momento che devi papparti tanti di quei chilometri coi glutei incollati su un sedile, in realtà, per il medesimo motivo, è tra i più scomodi al mondo.

E ancora. La stanchezza, la noia, lo stress, persino la monotonia in perenne agguato, è davvero dura la vita d’un povero autotrasportatore. Che, presumibilmente, deve fare i conti per soprammercato con la nostalgia per i cari che ha lasciato al borgo natio e con la conseguente minaccia della solitudine.

Dunque, poniamo che alla guida di uno di questi tir ci sia un bitontino, provato dalla sfiancante e infinita trasferta.
La meraviglia di quel posto in terra agrigentina gli avrà vieppiù acceso il ricordo del focolare.
Qualcosa che ti si aggrappa allo stomaco e non ti lascia più.

Come lenire questo dolore invincibile?
A tal proposito, viene in soccorso un adagio popolare che illumina la gente sul valore dell’amicizia, indicando come sodale più fedele il cane.

L’autista di mezzi pesanti nostrano fa tesoro dell’aforisma antico ed immediatamente stringe fra le braccia affettuosamente un quadrupede, che pare sia di razza. Pastore tedesco, per l’esattezza.
Il suo guaiolare ed il suo ansare gli faranno buona compagnia lungo la strada del ritorno.

Peccato che i proprietari siciliani proprio non ci stiano e sporgono tempestivamente denuncia al commissariato locale di P. S.
S’attivano pure i colleghi bitontini, che, in men che non si dica, con fiuto da infallibili segugi, si mettono sulle tracce del nostalgico camionista e risolvono il mistero.

Stop. Fine della corsa con la lingua penzoloni.
L’animale scodinzolante s’avvia di nuovo verso l’Isola Bedda, al bitontino dal cuore tenero (si fa per dire) converrà in futuro prendere un cane di peluche.
Dà meno rogne (in tutti i sensi). Purché lo acquisti…

Mario Sicolo

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Commenti

  • (utente non verificato)

    Meglio un randagio….sarà un tuo amico fedele lo stesso e solleverà di una unità il problema del randagismo!