Parcheggio interrato in Piazza Moro e processo a Gino Ancona: parla il prof. Devanna
“Mi sembra un modo puerile, sciocco e maldestro di vendicarsi nei suoi confronti messo in atto da chi detiene il potere”
Ma qual è il prezzo della libertà?
E quello della verità (quella tutta umana e quotidiana, ovvio, non ci avventuriamo in disquisizioni che ci vedrebbero del tutto sguarniti)?
E l’onestà, quanto va al mercato della vita?
Pare l’abbia stabilito il tribunale: cinquanta euro.
Bè, di questi tempi, davvero conveniente.
Dubitiamo che ci siano avventori tanti alla bancarella dei valori, tuttavia ci pare un’illusione neppur tanto pia dare loro un valsente purchessia.
Dunque, un giudice, per certo avveduto, ha condannato il restauratore Ancona Luigi e l’architetto Pastoressa Emanuele a pagare tale cifra per quel che accadde qualche anno fa, durante i giorni della protesta popolare contro il parcheggio interrato multipiano sotto piazza Aldo Moro, che mai vide la luce.
D’esso resta solo la traccia di mattonelle più chiare, che hanno ricoperto la voragine che ruspe malefiche scavarono.
In particolare, sembra che l’Ancona disturbasse la quiete pubblica, gridando dentro un megafono parole false. Metteva in guardia, sostanzialmente, la popolazione bitontina da un’operazione di speculazione economica ed edilizia, camuffata da quell’opera pubblica tanto pubblicizzata.
Chiamale menzogne…
Il difensore civico in pectore della città non ha accettato di pagare la somma, invero risibile, e ha fatto ricorso.
Voglia di masochismo nel consegnarsi alle lungaggini bibliche della giustizia italiana?
No, semplicemente non vuol passare per lo scemo del villaggio.
Proprio lui, poi, che è solito smascherare gli idioti utili a chi comanda.
Ora, si dà il caso che uno dei migliori amici dell’Ancona sia il prof. Devanna Girolamo detto Mino, che candidamente e incautamente confessa: “Gino è l’unico concittadino col quale conservo un rapporto schietto e viscerale”.
Si metta l’animo in pace chi abbia pensato, sia pure solo per un attimo fugace, che non esistano due persone più lontane fra loro.
Esauriti i convenevoli, infatti, il prof Devanna – sì, proprio colui che ha donato i capolavori custoditi nella nostra Galleria Nazionale – comincia a chiamare il pane pane e il vino vino.
“Mah, quello di processare Gino per i fatti che accaddero allora mi sembra un modo puerile oltre che sciocco e maldestro di vendicarsi nei suoi confronti messo in atto da chi detiene il potere per destituire di importanza le sue parole, che invece erano importantissime. Indubbiamente si tratta di uno stratagemma poco intelligente di farla pagare a chi aveva posto all’attenzione di tutti un problema grave, ovvero la speculazione economica che c’è dietro questi interventi delle amministrazioni locali. A parte il fatto che un’autorimessa nel centro storico, perché tale è da considerarsi piazza Moro, è un autentico stupro, eppoi, come espediente per eliminare il traffico sta tramontando persino in quelle città che in passato l’avevano adottato, ma stiamo parlando di grandi capitali, non certo di centri urbani normali come il nostro”.
Il sindaco, allora, era il professor Pice, un vero cultore d’arte e classicità: “Nicola è un mio caro amico e sono certo che fosse in buona fede, mi sembrava davvero convinto della soluzione, ma pensare che non ci siano interessi particolari alle spalle di tutto questo mi sembra un po’ ingenuo”.
Tira il fiato il prof mecenate e cerca a fatica di trovare argomenti un po’ più allegri: “I nostri centri storici, ormai, sono completamente abbandonati e queto mi addolora tantissimo. Anche se ho visto che qualcosa si sta muovendo, con le cianche che stanno emergendo in piazza Cavour, l’attività delle associazioni, i locali e i bed&breakfast che stanno sorgendo tra vicoli e corti. Della Galleria sono molto soddisfatto, la Sovrintendenza la sta gestendo con estrema competenza. La mostra che hanno allestito in questi giorni è affascinante perché raccoglie il meglio del caravaggismo pugliese”.
Dunque. L’appassionato d’arte fu accanto a Gino, in quei dì infuocati e tormentosi.
E lo è ancora oggi, perché la causa (a proposito, la prossima udienza è fissata per il Primo Aprile, mentre questo lunedì, 21 marzo, presso la Sala degli Specchi, se ne parlerà proprio con Devanna) è più che giusta.
E perché la libertà, la verità e l’onestà sono incommensurabili.
Altro che cinquanta euro…
Mario Sicolo
Commenti
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Dell’arte del teatro e di tutto quello che vi piace personalmente non so che farmene, so che per colpa di una persona non avrò l possibilità di avere un parcheggio, non mi interessa cosa ce sotto la piazza tanto durante la mia vita non atropi la possibilità di saperlo.







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