Gal, il presidente Tribuzio risponde a Dibitonto

La Redazione

Una missiva inviata ai soci per spiegare la situazione di questi mesi

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Il presidente del consiglio di amministrazione del Gal Fior D’Olivi, Marco Tribuzio, risponde con una missiva indirizzata ai soci all’attacco di Mariano Dibitonto, numero uno dismesso dopo la mozione di sfiducia di un mese fa.
Ecco il testo integrale della lettera.

"Gent.mi soci
sono costretto a replicare alla missiva che Mariano Dibitonto ha inoltrato il 21 febbraio 2011 agli organi di stampa.
Mi stupisce che Dibitonto, presidente del Cda del Gal Fior d’Olivi fino al 29 gennaio 2011 e consigliere fino al 9 febbraio, giorno delle sue spontanee dimissioni, si lasci andare ad una serie di esternazioni che risultano parziali e del tutto fuorvianti rispetto alle reali circostanze a cui si riferiscono, portando all’esterno del Cda informazioni la cui diffusione dovrebbe essere tutelata, tra l’altro, da segreto professionale e da riservatezza.

Se Dibitonto avesse da eccepire qualsiasi atto, potrebbe farlo nella sede competente: l’Assemblea dei Soci di prossima convocazione, consesso a cui Dibitonto partecipa di diritto in quanto socio “portatore di interesse privato”. E proprio in qualità di socio e rappresentante dei privati bitontini, insieme al sottoscritto, e non come professionista esterno, Dibitonto è stato nominato Consigliere il 26 gennaio 2010 in sede di costituzione della Società.
Ribadisco che nella lettera inviata da me ai soci il 9 febbraio scorso ho voluto affrontare asetticamente questioni cruciali che riguardano la società, senza dilungarmi in considerazioni che sono da discutere proprio in sede assembleare. Tale lettera di aggiornamento ai soci avrebbe dovuto inviarla di suo pugno proprio Dibitonto, avendo avuto tale mandato nel lontano Cda del 26 ottobre 2010, in cui si deliberava altresì di procedere alla convocazione di una conferenza stampa ad oggi mai tenuta. Tra gli altri, eredito anche questo compito, impegnandomi ad essere Presidente del Cda con lo stesso rigore e la stessa professionalità con cui si è lavorato finora, qualità che non sono titolarità esclusiva di qualcuno.
Detto questo cerco per sommi capi di dare spiegazioni alle confuse affermazioni di Dibitonto.

I motivi della sfiducia e la questione dei compensi
Dibitonto cita nella sua missiva la questione dei compensi, vera madre di tutte le diatribe, ingarbugliando l’argomentazione e non facendo comprendere che alla base della sfiducia c’è proprio tale questione.
I problemi in Cda, oltre quelli connessi alla consueta dialettica, emergono nel mese di novembre, momento in cui si avvia la discussione sulla progettazione esecutiva della misura 431 (azione 3), che definisce la ripartizione di 1,6 milioni di euro per i 5 anni di attività di gestione della struttura. Tra le voci di spesa previste quelle per il personale del Gal, per le attrezzature, per le attività di comunicazione, per le sedi e anche per la voce “spese generali e amministrative” in cui il Cda dovrebbe inserire la previsione degli emolumenti per amministratori e componenti del collegio sindacale.
Su quanto inserire in tale voce il Cda subito si divide, atteso che tutti i budget inseriti dovrebbero ricevere l’approvazione dell’Autorità di Controllo, cioè la Regione Puglia.
Da una parte, tra cui il sottoscritto, chi crede che l’attività di amministratore della società sia a titolo oneroso in quanto attività professionale (ipotizzando emolumenti per 20.000 euro all’anno per il Presidente e 12.000 euro per i consiglieri), dall’altra chi crede che la società si deve adeguare alle recenti disposizioni normative che chiedono il contenimento della spesa pubblica attraverso la conversione dei compensi a “risicati” gettoni di presenza per i consiglieri del Cda. La prima opzione
costerebbe alla società 116.000 euro all’anno, per un totale di 580.000 euro per i 5 anni, la seconda all’incirca 10.000 euro all’anno e circa 50.000 euro per i 5 anni.

All’esterno del Cda, dopo accesi dibattiti, si raggiunge una mediazione grazie al vicepresidente Sicolo che propone un compenso di 20.000 euro annui per il Presidente e un rimborso spese di 100 euro a consiglio per i consiglieri. È chiaro che i compensi degli amministratori sono di competenza assembleare, ma comunque il Cda deve presentare la sua proposta ai soci.
Con tale mediazione, che comunque non dissipa i contrasti, il Cda del 19 novembre 2010 inserisce una posta da 62.000 euro all’anno nella 431, az.3 (approvata in via definitiva nel Cda del 02 dicembre 2010) con una postilla fondamentale: “fatte salve le osservazioni che la Regione Puglia fornirà in merito”.
Pertanto il Cda si rimette alle osservazioni della Regione.

E infatti la Regione Puglia si inserisce in tale dibattito, in verità aperto in tutti i Gal, e con Determinazione del Dirigente di Servizio n. 1280 del 27-12-2010 definisce che saranno ammessi a rendicontazione solo i gettoni di presenza nella misura massima di 30 a consigliere € per ogni seduta di consiglio.
La Regione Puglia con tale provvedimento dà un’indicazione forte a cui non tutti vogliono adeguarsi. Tra questi Dibitonto che non facendo proprio il deliberato del Cda (“fatte salve le osservazioni che la Regione Puglia fornirà in merito”), motu proprio, vota il 17 gennaio in sede Assogal (l’Associazione dei Gal Pugliesi) la richiesta di annullamento dell’atto regionale. Tale decisione potrebbe innescare un contenzioso con la Regione che, ribadisco, è anche Autorità di Controllo.
La maggior parte dei consiglieri non si riconoscono nelle posizioni di Dibitonto e la situazione precipita nel Cda del 19 gennaio con forti contrasti tra Dibitonto e i consiglieri che chiedono l’applicazione dei deliberati. Tali contrasti iniziano ad incrinare il rapporto di fiducia reciproco.

La tensione aumenta nel momento in cui il 25 gennaio Dibitonto invia una convocazione del Cda per il 29 gennaio che prevede come primo punto all’odg la decadenza dei consiglieri che per tre volte consecutive non hanno partecipato alle sedute del Consiglio, come previsto d’altronde dallo Statuto.
Tale circostanza riguarda due consiglieri (guarda caso in disaccordo con Dibitonto) e sino a quella data non viene sollevata nemmeno da Dibitonto, in quanto le ragioni che hanno portato alle assenze sono note al Consiglio e consistono in un grave lutto famigliare per il prof. Contò (assente nei Cda del 2, 9 e 22 dicembre, ma presente già il 19 gennaio senza che Dibitonto rilevi la decadenza) ed in accertate gravi condizioni di salute per un altro consigliere (assente nei Cda del 22 e 28 dicembre e del 19 gennaio).

Poco dopo l’invio della convocazione del Cda e dopo aver letto la formulazione dell’ordine del giorno, che appare dettato più dalle circostanze che dal rigore nell’applicazione delle norme statutarie, 7 consiglieri attraverso il sottoscritto chiedono di incontrare il Presidente che, sentito telefonicamente, alla richiesta di un appuntamento, rinvia qualsiasi confronto alla seduta di consiglio del 29 gennaio.
Disattesa la richiesta di ascolto che è alla base del rapporto fiduciario, il 25 gennaio matura la mozione di sfiducia. La consigliera Di Carlo viene informata tempestivamente ma non fa pervenire le sue valutazioni. La mozione viene discussa il 29 gennaio e porta inesorabilmente alla revoca di Dibitonto e
alla nomina del sottoscritto a Presidente con 7 voti a favore (Cagnetta, Contò, Polacco, Scagliola, Sicolo, Tribuzio, Volpe) e 2 contro (Dibitonto, Di Carlo).

Nella stessa seduta il Cda approva con 8 voti a favore e 1 contro (Dibitonto) la non decadenza dei consiglieri, sulla scorta anche di un parere legale acquisito e messo agli atti. A tal proposito si anticipa che il Cda rimetterà comunque la decisione della questione alla competente Assemblea dei soci.
Detto questo il 4 febbraio 2011 il Cda con 7 voti a favore e 1 contro (Dibitonto) delibera di sposare l’indicazione regionale sui compensi onde evitare che i soci siano costretti a pagare delle quote annuali esorbitanti per mantenere gli organi amministrativi pur non ricevendo alcun beneficio né in termini di divisione di utili né in termini di agevolazione nella presentazione di bandi, in quanto, soci o non soci che siano, i beneficiari delle misure avranno pari condizioni al nastro di partenza. La società seppur di diritto privato svolge una funzione pubblica e non sarebbe giusto che i soci contribuiscano a tale funzione oltre l’impegno del capitale sociale e della partecipazione alle decisioni societarie.

Nella seduta del 14 febbraio il Cda approva tutti i bandi che prevedono la creazione dello staff, oltre che numerosi provvedimenti utili alla gestione societaria.
Insomma in due sedute si delibera quanto non deliberato in 8 Cda. A chi imputare tali responsabilità?

Convocazione dell’assemblea
Dibitonto rispetto a tale punto genera ulteriore confusione. Va precisato che il Cda del 9 dicembre 2010 delibera di convocare l’assemblea allorquando siano predisposti gli atti utili per l’assemblea stessa. In tale seduta il Cda dà mandato al direttore tecnico di predisporre entro il 10/01/2011 tali atti (Regolamento interno e Regolamento per l’elezione dei consiglieri di parte privata), per poi adottarli e proporli alla valutazione dell’Assemblea.

Dibitonto convoca il Cda dopo il 10 gennaio 2011 non inserendo tali argomenti all’odg, pur avendone la facoltà. Il sottoscritto prontamente li inserisce nella convocazione del Cda del 14 febbraio e il Cda ne rinvia la discussione per approfondirne il contenuto. Approvati tali regolamenti, oltre che la bozza di bilancio, il Cda procederà alla convocazione dell’Assemblea.

Dibitonto nella sua missiva rimprovera di convocare l’assemblea entro aprile (ribadisco anche in questa sede che è il termine previsto dal Codice) e non dopo il 31/01/2011 come a dire che il mese di aprile non può essere considerato un periodo posteriore al mese di gennaio????
Dibitonto rimprovera pure di convocare l’assemblea dopo la conclusione dei bandi per la selezione delle 8 figure di staff, i cui avvisi pubblici in realtà il Cda sta già presentando negli incontri con i soci del 22, 23 e 24 febbraio. Dov’è il nesso che collega l’assemblea, che segue le regole del diritto societario, ai bandi, che seguono le regole dei concorsi pubblici? Non c’è, se non nelle elucubrazioni di Dibitonto.

Richiesta di copie delle delibere del Cda
In barba a quanto previsto dall’art. 2476 del Codice Civile, Dibitonto invita i soci nella sua missiva a richiedere copie delle delibere del Cda, scavalcando la norma del Codice che consente ai soci sì la consultazione dei libri sociali, ma non l’estrazione di copie se non per ricorsi d’urgenza ex art. 700 c.p.c.
che Dibitonto non cita. La ratio della norma è la salvaguardia del “segreto aziendale” che protegga la società dall’uso difforme di documenti. Pertanto informo correttamente i soci che, previo appuntamento, possono accedere a qualsiasi documento societario compreso il libro dei Cda, valutando in tal modo adeguatamente gli atti e così evitando che copie delle decisioni del Consiglio vengano diffuse inopportunamente.

Non avrei voluto replicare alla missiva per le stesse considerazioni che Dibitonto rivolge nel Cda del 7 luglio 2010 alla consigliera Di Carlo, che dal canto suo aveva indirizzato alla Regione Puglia e ai Comuni di Bitonto, Giovinazzo, Terlizzi, una lettera che riguardava discussioni interne al Cda. Cito: “Il Presidente (Dibitonto ndr) chiede la parola e rivolgendosi alla consigliera Di Carlo propone di ritirare la missiva per rispetto nei confronti del Consiglio di Amministrazione.

Il Presidente sottolinea che la missiva è indirizzata a soggetti esterni alla società che sono estranei ai fatti che accadono all’interno del Consiglio. Ogni consigliere dovrebbe essere interessato al buon nome della società e alla serenità dei rapporti all’interno.”

La rettitudine probabilmente si cerca sempre negli altri. Concludo sperando che il tenore che caratterizza la missiva di Dibitonto possa cedere il passo alla saggezza che ogni professionista dovrebbe avere. L’obiettivo di questa società è lo sviluppo della comunità e non le sterili polemiche che tanto hanno danneggiato le nostre città e il nostro paese".

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