Pietro Ichino spiega ai ragazzi le problematiche del mondo del lavoro

Michele Cotugno

Ennesimo appuntamento con la Scuola di Formazione Politica

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Continuano gli incontri tra i ragazzi della Scuola di Formazione Politica ed esponenti illustri della scena politica italiana.
Nell’appuntamento dedicato al lavoro è intervenuto giovedì sera Pietro Ichino, giuslavorista e senatore del Partito Democratico.

Partendo dal primo articolo costituzionale, che sancisce il diritto-dovere al lavoro, e dal terzo articolo, che sancisce il compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli alla piena uguaglianza dei cittadini, ha spiegato ai ragazzi i motivi dell’insita debolezza contrattuale del lavoratore nei confronti dell’imprenditore.
Un potere contrattuale inferiore caratterizzato, secondo Ichino, da tre difetti: di informazione, di formazione e di mobilità. Fattori che “impediscono l’accesso alle alternative” e causano una situazione di “monopsonio”, cioè di inferiorità del lavoratore.

“Il lavoratore – ha spiegato il giuslavorista – non è abbastanza formato e non ha informazioni sulle alternative. Inoltre, rispetto al capitale, hanno minore mobilità, avendo spesso famiglia ed essendo legati al territorio di appartenenza”.
Ma questo non è l’unico problema del travagliato mondo del lavoro. Infrastrutture arretrate, inefficienza della pubblica amministrazione, complessità del codice di diritti del lavoro, incomprensibile senza consulente, mancanza di investimenti in formazione, da parte degli imprenditori, per timore che i lavoratori possano poi uscire dall’azienda per utilizzare le nozioni acquisite altrove, conflitto di interesse tra occupati e disoccupati, con i primi che spesso lottano per il miglioramento delle condizioni lavorative, a scapito dei secondi, e, infine, il processo di globalizzazione che, aumentando le possibilità di spostamento dei capitali, riduce ulteriormente il potere contrattuale dei lavoratori, in un’Italia “chiusa agli investimenti esteri”.

Si chiama “Flexsecurity” la ricetta che il senatore ha indicato per garantire chi offre forza-lavoro. Una riforma che garantirebbe il diritto a concludere un contratto per l’imprenditore, che, però si accolla l’onere di assicurare una continuità salariale all’ex-dipendente, fino alla nuova assunzione.
“Ma come si può competere di fronte ai paesi dove il costo del lavoro è inferiore?”, è stata la domanda del sindaco Valla.

Domanda a cui Ichino ha risposto presentando l’esempio della Nissan nella cittadina britannica di Sunderland. Il governo di Londra, per far restare l’azienda, istituì nella zona la facoltà universitaria dell’automobile, consentendo all’industria di avere in poco più di un decennio del personale altamente qualificato. Il che le consentì di raggiungere alti livelli di produttività, con aumenti salariali per gli operai.
Dunque, governo ed imprese devono fare la loro parte per competere, ed anche i sindacati, che “devono cominciare a pensare ad una revisione del contratto collettivo nazionale, scritto negli anni ‘70”.

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