L’incredibile storia di un giovane bitontino aggredito da due sconosciuti forestieri

Mario Sicolo

Il tutto è durato poco meno di un quarto d’ora, ma sono stati attimi di grande paura

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Chi lo conosce, lo sa.
Pasquale – sorriso disarmante, capelli arruffati e occhiali tutt’altro che professorali – è un moto perpetuo.
Nel senso che, anche quando è fermo, lui è in attività.

Per esempio, l’altra sera, poco dopo le 19, era fermo dinanzi al semaforo rosso in fondo a via IV Novembre.
Quale occasione migliore per studiare documenti, pensare, progettare, ideare?
Mentre attendeva il verde misericorde, lui scartabellava fogli.

D’improvviso, si splancano le portiere dell’auto – un’utilitaria senza pretese, tra l’altro. 
Due loschi individui, ventenni o giù di lì, si sistemano uno accanto al guidatore e l’altro dietro.
Hanno al collo la sciarpa biancorossa – di questi tempi, un inequivocabile indizio di disperazione… – e pure l’accento si rivelerà come la fede calcistica: barese.
"Ci a dà prtà a Baar!", farfugliano concitatamente.
Il compare che s’è piazzato sul sedile postieriore corrobora l’invito perentorio puntando la canna gelida di una pistola alla nuca di Pasquale. Che pensa ad uno scherzo, mai avendo avuto problemi con la malavita locale, lui che ha lavorato spesso con ragazzi a rischio.
Allora, per far capire meglio le intenzioni, il più giovane passa l’arma al collega seduto davanti, che d’urgenza la pianta nella gola di Pasquale.

Insomma, il giovane bitontino è prigioniero.
Intanto, da via Larovere piega verso via Urbano, giusto per rimanere in città.
I due bellimbusti, che conoscono bene il posto, gli intimano di seguire la strada che conduce verso Modugno.
Il nostro concittadino, più incredulo che terrorizzato, prova la carta della colleganza, citando un po’ di nomi di eroi truffaldini nostrani, chissà che non serva a rabbonirli.
Macchè: " Ou, nu nan vlim stà iind a sta città d mèrd" (loro, mo’, delinquenti armati del capoluogo, notoriamente culla di poeti, santi, navigatori e basta). 

Mentre l’auto imbocca la via che mena alla strada provinciale 231, Pasquale d’istinto e d’incoscienza entra nel distributore di carburante che si trova sulla destra, stacca le chiavi dal quadro ed esce gridando in vernacolo, tanto per essere più chiaro: "Scnnoit, cà stonn r telecamer!".
I due impavidi eroi, impacciati ed impauriti, non si lasciano sfuggire il messaggio lanciato nel codice giusto e immediatamente si fiondano via, rischiando pure di essere investiti da un veicolo che giunge in senso contrario.

Immobilizzati dalla paura, tutti i presenti nella stazione di servizio restano di sasso, tranne il giovane proprietario, che soccorre il nostro malcapitato concittadino.
Seguono chiamata al commissariato e regolare denuncia del fatto accaduto. 
Gli intrusi dai modi oxfordiani – un classico – si sono dileguati nel nulla.

E’ andata bene, vien fatto di pensare.
Ma resterà indelebile in Pasquale il ricordo del quarto d’ora più brutto della sua vita…  

Mario Sicolo  

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