Depuratore, malviventi rubano cavi elettrici e i liquami vanno in mare

Pasquale Scivittaro

Per qualche ora, venerdì sera, l’impianto è rimasto bloccato

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Non c’è mai pace per il depuratore di Bitonto.
Al centro delle polemiche a causa degli olezzi provenienti dalla struttura, dovuti alle acque di vegetazione scaricate soprattutto durante i periodi della raccolta delle olive, l’impianto di via Modugno torna prepotentemente alla ribalta a causa dell’ignobile comportamento di qualche malvivente.

Infatti, venerdì sera, alcuni delinquenti, eludendo qualsiasi sistema di sicurezza, si sono intrufolati nella struttura rubando moltissimi cavi elettrici.
Un furto “normale”, all’apparenza, se non fosse per le conseguenze portate sia al depuratore, sia all’ambiente che ci circonda. A causa di questa razzia, infatti, l’impianto si è bloccato e la fogna ha cominciato a scaricare i propri liquami in mare senza che questi fossero lavorati.

“Siamo intervenuti immediatamente dopo il furto con un bypass elettrico in grado di sostituire i cavi rubati e di ripristinare al meglio il funzionamento dell’impianto, abbiamo fatto davvero il possibile per limitare i danni”, spiegano dall’ufficio stampa di Acquedotto Pugliese, sottolineando come nei prossimi giorni i tecnici torneranno per risistemare i nuovi cavi.
“Purtroppo è molto probabile che i liquami, nel breve lasso di tempo in cui il depuratore non ha funzionato, siano andati a finire in mare”, continuano.

Non è la prima volta che l’Acquedotto Pugliese subisce azioni di questo tipo.
Già altre strutture, infatti, sono state prese di mira dai ladri di rame, che nei depuratori trovano vere e proprie miniere dove poter attingere a piene mani materiale utile per ricavare denaro.
Nell’ultimo anno, infatti, i danni provocati da questi assalti ammontano a circa 1 milione di euro.

“Ai danni di carattere economico, si aggiungono quelli ambientali. Il depuratore, infatti, è un presidio sanitario a tutela del territorio e della qualità di vita complessiva dell’area servita, con l’esclusivo compito di restituire al loro ciclo naturale e con modalità compatibili e rispettose dell’ambiente, le acque provenienti dalle abitazioni dei cittadini allacciate regolarmente alla pubblica fogna – evidenziano i responsabili della comunicazione -. Questi atti criminali, pregiudicando il regolare funzionamento degli impianti, causano notevoli danni all’ambiente, consentendo il rilascio di reflui non trattati correttamente, quando non trattati affatto”.

Pasquale Scivittaro

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