Storia di Michele, ammalato di tumore. Come tanti, troppi a Bitonto

Mario Sicolo

Disperazione e solitudine in questo dramma infinito

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Michele sta lì, seduto alla punta del letto, il capo abbandonato fra le palme delle mani, i gomiti puntati sulle ginocchia.
Lo sguardo è fisso sulle scarpe grandi, troppo grandi per i suoi piedi esili che vi tremano dentro.

Più le osserva e più gli sembrano quelle dei clown, sì quei personaggi strani del circo, che fanno tanto ridere i bambini e piangere di nascosto i grandi, sarà forse perchè sul volto hanno dipinti insieme un sorriso ed una lacrima. Una parrucca buffa, un po’ di trucco, un grosso naso rosso ed il gioco è fatto. Del tumulto dei sentimenti nessuno saprà mai nulla.
Dio mio come gli somiglia il suo destino…

E quel maledetto specchio, sopra la mensola della parete di fronte, che riflette un viso che non è più suo, perchè è così crudele?
Che fine hanno fatto i capelli neri neri?
E tutte quelle rughe sperdute sulla faccia come mille ferite?
Gli si spezza il cuore ogni volta che non si riconosce più. 

Quelle scarpe sproporzionate non sono le sue, gliele ha prestate il medico – già, non aveva quasi più niente da mettersi ai piedi -, il giorno in cui gli disse che lei, la brutta bestia, il tumore, era entrata nella sua vita col preciso intento di annullarla.
Un colpo di tosse diverso dagli altri, un mal di testa che non vuol andar via, una fitta chissà dove e comincia il calvario.
Un’invincibile luce autunnale dentro l’anima.

E’ come se una mano spietata e diabolica spegnesse il candore dei giorni.
Il tuo corpo presto si consumerà e la tua anima sarà divorata da un tarlo invisibile.
E chi avrà più la forza di guardare il cielo?
Se hai ancora un briciolo di dignità, non esci più di casa, non vuoi che gli occhi indiscreti della gente scrutino il tuo dolore per scoprirti fragile.
Il lavoro non c’è più, per giunta, perchè le disgrazie non vengono mai da sole. 
Poi, manco tuo figlio se la passa tanto bene e, soffrendo tanto, non può darti una mano. 

E’ un tramonto perenne che annerisce le ore una vita così.
Non resta che telefonare all’amico perchè vada lui almeno a prenderti i farmaci indispensabili per continuare quest’illusione d’esistenza.
Lui di certo non dirà di no, ma mica può capire in che abisso di disperazione sei stato sprofondato. 

Così, Michele telefona e piange.
Parla e piange.
Si vergogna e piange.

L’aurora d’un giorno migliore esiterà per sempre là fuori…

Mario Sicolo

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Commenti

  • thedreamer (utente non verificato)

    Chi ha attraversato certe situazioni può comprendere il dramma di “Michele” a cui dico di non mollare e di credere alla possibilità di opporsi a tale nemico. Lo faccia per suo figlio, per i suoi familiari, per i suoi amici e soprattutto per se stesso.
    Un bravo al giornalista M.Sicolo che sempre riesce a dare un tocco speciale ai suoi articoli.