Lupara bianca, cinque casi ancora irrisolti
Un rituale della malavita bitontina tra il 2002 ed il 2006
La guerra tra clan scoppiata con l’avvento del nuovo millennio, ha portato a Bitonto un primato niente male. Di cui, ovviamente, non ci si può vantare.
Nella città dell’olio, infatti, sono stati almeno sette i casi di lupara bianca, ovvero gli omicidi con abile occultamento di cadavere perpetrati a danno di esponenti di spicco dei clan rivali.
Cinque casi, tuttavia, restano ancora irrisolti. Michele Pazienza, sparito il 16 agosto 2003, Giuseppe Leccese, ricercato dal 30 luglio 2003 e Arcangelo Cantatore, scomparso il 14 agosto 2003, tutti volti già noti alle forze dell’ordine, sono ancora introvabili.
Secondo la Polizia, quello fu l’inizio di un cambio di strategia della mala bitontina all’interno della sfida tra i clan Conte-Cassano e Valentini-Semiraro.
La soluzione dipenderà soprattutto dall’apporto che daranno agli investigatori eventuali collaboratori di giustizia.
Per il caso Pazienza, però, fu arrestato anche il cugino Tommaso, colpevole di averlo attirato in una trappola.
Da quasi cinque anni, ancora, non si hanno più notizie di Giuseppe Cariello, appena 18enne, e Giacomo Maggio, 26 anni, quest’ultimo coinvolto in una inchiesta di omicidio del 2003 e poi scagionato fu visto per l’ultima volta dal padre a bordo di uno scooter alle 15 del 24 agosto 2006, giorno in cui scomparve. Nel buco nero fu inghiottito anche quel motociclo, mai più ritrovato.
Nel dicembre del 2006 la polizia arrestò un 30enne pregiudicato bitontino ritenuto l’assassino di Maggio (reo di aver insultato pesantemente la moglie del presunto killer). Il fratello di Maggio qualche anno prima venne ucciso in un agguato di mala.
Questa è la situazione, dunque, delle lupare bianche bitontine. Il macabro rituale delle lupare bianche, però, sembra essere stato dimenticato dalla criminalità organizzata bitontina.
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