Pdl: «Il diritto alla salute dei bitontini deve essere rispettato»

La Redazione

La locale sezione del Popolo della Libertà si prepara alla manifestazione del 22 gennaio

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato stampa della locale sezione del Pdl riguardante la manifestazione in difesa dell’ospedale di Bitonto, che si terrà sabato 22 gennaio.

"Un numero impressionante di bugie per scrivere la cronaca della distruzione dei servizi sanitari.

Una sequela incredibile di menzogne per nascondere, in maniera maldestra, la fine di una struttura storica come l’ospedale di Bitonto.

Sabato 22 gennaio, abbiamo il dovere d’essere numerosi a Bitonto presso l’ospedale dalle ore 10.00, per manifestare civilmente, ma pure vigorosamente, contro questa decisione delittuosa della Regione Puglia.

Il Piano di Rientro della sanità pugliese penalizza drammaticamente la nostra città.

Bitonto, infatti, è il centro pugliese, di sessantamila abitanti, che non avrà più un ospedale.

Il presidente della Regione Nichi Vendola, che aveva promesso di riaprire tutti i reparti del nostro nosocomio, ha realizzato quello che nessuno aveva fatto finora: serrare definitivamente il cancello dell’ospedale.

Il parolaio terlizzese ha preso letteralmente in giro l’intera cittadinanza e non ha mantenuto neppur la minima promessa.

Dicono che la chiusura di ben quattordici ospedali pugliesi potrà servire ad arginare la spesa pubblica sanitaria, ma, intanto, viene introdotto il ticket, al costo di un euro. Assicurandosi che tutti, ma proprio tutti, paghino una vera e propria tassa sulla vita, dal momento che anche i pazienti oncologici hanno l’obbligo di sborsare la cifra necessaria per le loro indispensabili cure.

Così, al danno s’unisce la beffa, perchè nonostante i tagli alla sanità e l’aumento della pressione fiscale imposta dalla Regione, le spese pazze del centrosinistra producono una voragine di 400 milioni di euro all’anno.

Anzi, il deficit regionale dipende da politiche sanitarie a dir poco scellerate.

Non dimentichiamo che, per esempio, vengono mantenute in piedi strutture costosissime, come un lebbrosario che costa 7 milioni di euro l’anno, e che Sandro Frisullo, ex vicepresidente della Regione, e Alberto Tedesco, ex assessore alla salute, hanno lasciato, insieme a direttori delle Asl nominati da Vendola ed arrestati dai giudici, un segno triste ed indelebile sulla sanità pugliese.

Il disastro della politica vendoliana diventa sempre più dolorosamente palpabile a Bitonto, dove ormai mancano i servizi sanitari essenziali minimi per la comunità, che con Palo del Colle e altri comuni limitrofi costituisce un bacino di 90 mila abitanti.

Sarà, allora, il San Paolo polo di riferimento, che, però, anziché vedere un suo potenziamento per l’incremento del numero di utenti, sarà anch’esso un ospedale mutilato di tanti posti letto e diverse branche specialistiche. E poi, senza adeguati servizi pubblici di trasporto, che collegano la struttura ai territori penalizzati.

Già da molto tempo le forze politiche di centrodestra, con innumerevoli iniziative (convegni, dibattiti, comizi, feste di partito, comunicati stampa e manifesti pubblici), contestano questa gestione maldestra e raffazzonata della sanità.

La manifestazione indetta dal Popolo della Libertà per sabato 22 gennaio ha visto l‘immediata adesione di tutte le forze politiche e dei rappresentati istituzionali che si riconoscono nel centrodestra, che parteciperanno con la propria classe dirigente e con i propri simpatizzanti.

Troppo folli, inutili e pazze sono state le spese di Vendola e del centrosinistra.

Perciò chiediamo con forza che siano garantiti il 118 medicalizzato e i servizi di assistenza sanitaria, soprattutto per le fasce di popolazioni più deboli e in difficoltà.

È chiaro che tutto rimonta ad una strategia distruttiva nei nostri confronti, perpetrata con costanza nel corso degli ultimi anni.

Nel 2002 il centrodestra ha dovuto razionalizzare alcuni reparti per risanare le casse regionali da un debito pubblico che veniva da molto lontano, portando in pareggio il bilancio e riducendo sensibilmente la pressione fiscale, ma furono lasciati attivi tutti i servizi sanitari come indicato nella deliberazione di Giunta Regionale n. 1429 del 30 Settembre 2002 (Burp n. 127 dell’08-10-2002), che prevedeva:
Medicina interna: articolazione con 9 posti letto
Pediatria: day hospital con 4 posti letto fermo restando il numero complessivo dei posti letto della disciplina nel presidio
Chirurgia Generale: day surgery sala operatoria per piccoli interventi con 4 posti letto.
Dialisi: potenziamento con incremento di posti rene da 8 a 12
Lungodegenza: reparto di con 64 posti letto con un miglioramento per la previsione di riconversione in riabilitazione cardiologica, pneumologia, neurologica
Diagnostica ambulatoriale e riabilitativa di tipo estensivo: potenziamento delle attività e nuova istituzione della Fisiatria per i servizi di fisioterapia.
Presidio Polispecialistico Ambulatoriale: visite specialistiche ed esami in ambulatori di cardiologia dermatologia, oculistica, neurologia, otorinolaringoiatra, urologia, gastroenterologia.
Patologia Clinica: Laboratorio di Analisi cliniche
Radiodiagnostica: Tac, ecografia, radiografia.
Pronto soccorso: unità operativa con posti letto per ricoveri in osservazione
17 Posti letto per casi acuti
Unità di Degenza Territoriale (udt): nuova istituzione con 10 posti letto

Il piano della salute del 2002, quindi, stabiliva per l’ospedale di Bitonto 81 posti letto ospedalieri più 10 posti letto nell’unità di degenza territoriale (udt) e 12 posti rene per un totale di 113 e nonostante ciò le forze politiche di centrodestra, spogliandosi dal ruolo di parte nell’interesse dei cittadini, fecero fronte comune insieme a tutti i partiti cittadini approvando, tutti insieme e all’unanimità, documenti istituzionali per difendere la sanità bitontina a prescindere dal colore politico di chi governava la Regione Puglia. Oggi tutto questo sarà chiuso da Vendola e dai suoi compagni!

Nel 2004 fu inaugurato il primo ospedale di comunità detto “unità di degenza territoriale” (UDT) con 10 posti letto, riqualificando un’intera area della struttura ospedaliera e realizzando nuove stanze di degenza a due letti (ognuna dotata di aria condizionata e toilette).

Fu istituito il 118 medicalizzato con staff medico e sede a Bitonto, indispensabile per salvare tante vite umane, che oggi Vendola trasforma in “infermieristico” eliminando il medico dallo staff dedicato alle emergenze. Tutto ciò è veramente assurdo!

Il centrosinistra e il suo presidente Vendola hanno sempre promesso e dichiarato in pubblici interventi di riaprire alcuni reparti chiusi e, invece, addirittura chiudono integralmente l’ospedale, eliminano il medico dall’ambulanza del 118.

Tagli scriteriati che rispondono solo a logiche contabili e finanziarie e non di razionalizzazione sanitaria.

Negli ultimi mesi la Regione ha, purtroppo, abbandonato definitivamente l’idea di riqualificare l’ospedale e ha deciso di attuare la riconversione dello stesso in “Casa della Salute”, promettendo almeno i servizi assistenziali minimi e prevedendo la somma di 6 milioni di euro per attuare tale riconversione. Anche tutto ciò pare che sia sparito e non si sa dove siano finiti i 6 milioni di euro promessi per la sanità bitontina!

Chiediamo a gran voce, dunque, che venga rispettato il sacrosanto diritto alla salute dei nostri cittadini.

Non si possono commettere due imperdonabili peccati in un colpo solo, caro Presidente Vendola: contraddire la Costituzione e colpire duramente le fasce più fragili della società solo per mascherare i propri errori".

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