La chiesa di Bitonto, Palombaio e Mariotto per la legalità

La Redazione

“Per amore del mio popolo non tacerò”

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E’ stata letta dagli altari di tutte le chiese la notte di Natale. Simbolicamente. Perchè sia il segno di una rinascita. 
E’ la lettera della comunità ecclesiale di Bitonto, Palombaio e Mariotto che prende posizione con fermezza dinanzi al dilagare della delinquenza e risponde con speranza alla necessità assoluta di sicurezza e legalità.
Ecco, di seguito, il testo.

"In questi ultimi anni la nostra città ha conosciuto un diffuso dilagare della violenza, della prepotenza che ha, peraltro, generato nei nostri concittadini “indifferenza sociale” e “paura privata”.

Il reiterarsi di gravi eventi delittuosi di sangue negli ambienti malavitosi, così come di piccoli soprusi nella vita quotidiana, ha quasi assopito le nostre coscienze in uno stato di rassegnata mal sopportazione che, invece di suscitare una reazione civile, ha talora prodotto, negli animi più giovani, fragili o provati dalla condizione sociale, addirittura uno spirito di emulazione nei confronti di chi, proprio per i crimini e le ingiustizie che compie, viene considerato forte e, comunque, furbo e degno di rispetto.

La comunità ecclesiale nella sua interezza sente il disagio che deriva dalla “Sofferenza della Legalità” nella nostra città.

Risultano essere purtroppo profetiche le parole che il documento della Conferenza Episcopale Italiana “Educare alla Legalità” già nel 1991: “Sono preoccupanti l’aumento della piccola criminalità e una facile assuefazione a essa, quasi fosse un male inevitabile. Avviene così che, non solo cresce il numero dei delitti denunciati, che però rimangono impuniti perché i loro autori restano ignoti, ma aumenta sempre più il numero delle vittime dei crimini che non sporgono denuncia, ritenendola del tutto inutile. Ciò rivela una rassegnazione e una sfiducia che vanificano il senso della legalità”.

Come non scorgere in questa descrizione anche la condizione della nostra comunità cittadina? Come non sentirsi, in quanto cittadini e in quanto cristiani, chiamati in causa, di fronte ad una tale situazione degradata e degradante?

Il documento dei vescovi proseguiva: “Manca quella mobilitazione delle coscienze che, insieme a un’efficace azione istituzionale, può frenare e ridurre il fenomeno criminoso. Non vi è solo paura, ma adesso anche omertà.
Non si dà solo disimpegno, ma anche collusione.
Non sempre si subisce una concussione, ma spesso si trova comoda la corruzione per ottenere ciò che altrimenti non si potrebbe avere.
Non sempre si è vittima del sopruso del potente o del gruppo criminale, ma spesso si cercano più il favore che il diritto, il “comparaggio” politico o criminale che il rispetto della legge e della propria “dignità”
.

La Comunità dei Credenti non può più tacere, non può più rinchiudersi nei rassicuranti perimetri delle sacrestie o delle strutture parrocchiali, non può più limitarsi a una pastorale che privilegia liturgie, preghiere, devozioni e incensi, e intende fare proprio l’invito che emerge chiaramente, ancora, dal documento dei vescovi italiani: “La comunità cristiana sensibile alle esigenze della promozione integrale dell’uomo e del bene comune, è chiamata a offrire il proprio contributo di crescita della legalità…con i contenuti e con lo stile che le sono propri, soprattutto attraverso la predicazione, la catechesi, le varie iniziative di presenza e servizio sul territorio, perché i cristiani considerino lo stato democratico non come una realtà estranea, ma come il luogo sociale e politico al quale appartengono a pieno titolo di cittadini e nel quale si impegnano a migliorare la convivenza di tutti testimoniando e proponendo i grandi valori umani ed evangelici della dottrina sociale della chiesa”.

Anche noi Chiesa intendiamo partecipare a un’azione che dovrebbe coinvolgere coralmente l’intera città, sia attraverso l’adesione attenta alle forme di associazione che promuovono la legalità, sia attraverso il servizio al bene comune.

Il rispetto delle leggi permette la convivenza civile ma questa si rafforza se la legalità produce giustizia.
La giustizia non è un concetto astratto, ma si incarna in un concreto stile di vita: dal rispetto del Codice Stradale e dei luoghi pubblici, all’esercizio della propria responsabilità nell’acquisto di bene, all’onestà e alla competenza nel lavoro fino alle nostre scelte politiche, quando sono fatte non per interessi personali ma per il bene della città.

La famiglia, la società, l’economia, le imprese, la scuola, le parrocchie, le aggregazioni laicali, e soprattutto la politica, devono insegnare a coltivare il bene comune: solo così potranno realizzarsi Legalità e Giustizia.

Al riguardo l’insegnamento che Mons. Magrassi ha lasciato alla nostra comunità nel Natale del 1983 è quanto mai attuale: “…in un mondo dominato dalla incoscienza e dal pressapochismo, il cristiano deve offrire garanzia di competenza. In una società dove la ricerca del profitto personale spinge a calpestare tutti i valori, ponendo acutamente la questione morale, il credente deve offrire garanzia di trasparente moralità. In un clima sociale in cui ci si contrappone gli uni agli altri tirando l’acqua ognuno al suo mulino, il cristiano deve manifestare una grande capacità di dialogo e di apertura agli altri, offrire una garanzia di collaborazione”.

La cultura della legalità deve conquistare soprattutto attraverso l’esempio, e l’esempio deve contagiare, attraverso un percorso educativo, soprattutto le generazioni più giovani.

A questo proposito, crediamo di dover denunciare che l’educazione appare come esiliata e sospesa. Constatiamo che noi adulti stentiamo a trasmettere alle nuove generazioni i valori laici e spirituali dell’esistenza; inondiamo i nostri figli di una sterminata quantità di cose, di strumenti tecnologici, di beni materiali, che finiscono con l’inaridire il desiderio di ricerca e di crescita interiore.

In questo attuale scenario diseducativo noi crediamo che un ruolo insostituibile spetti alla scuola, che è l’altra grande istituzione da rafforzare, perché è nella scuola che avviene il passaggio di consegne tra generazioni, è nella scuola che si impara a convivere tra diversi per una società più giusta.

Accanto all’impegno della comunità ecclesiale, della scuola e della società tutta, non deve però mancare l’impegno dei responsabili della Comunità Civile, spesso distratti da interessi di parte: decisioni politico-istituzionali chiare, puntuali, ispirate a giustizia ed equità, devono poter innescare un movimento di speranza nel futuro e spiegare all’intera comunità cittadina per quale progetto comune serviranno i sacrifici che oggi siamo chiamati a vivere.

La Comunità Cristiana è pronta a fare la sua parte promuovendo innanzitutto un nuovo protagonismo dei fedeli laici, i quali, come ricorda il Concilio Vaticano II, “sono soprattutto chiamati a rendere presente e operosa la chiesa in quei luoghi e quelle circostanze, in cui essa può diventare sale della terra se non per mezzo di loro”.

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