Toh, ma guarda un po’ che grande novità: l’ospedale chiude definitivamente
Verrebbe voglia di mandarli tutti – ma proprio tutti – in cerca di cardoncelli sulle Murge, scala sottobraccio.
E per tutti intendiamo coloro che hanno avuto una qualche responsablità nella chiusura del nostro ospedale.
E non si faccia il madornale errore di sospirare: "tanto non serviva più e, anzi, ha fatto più male che bene".
Eh, no, cari lettori, dicendo così si donerebbe su un piatto d’argento un’attenuante gravissima a chi questo piano lo aveva ordito da tanto.
Salite per l’ultima volta – giuriamo: sarà davvero l’ultima volta, siamo troppo stanchi di menzogne et similia – sulla macchina del tempo e seguiteci in questa via crucis che pare essere giunta al suo capolinea.
In principio fu Rosy Bindi, ministro della Salute che ordinò di stringere la cinghia dell’ormai troppo insana Sanità.
Il verbo tagliare mica l’ha coniato il pur tanto sforbiciante Giulio Tremonti…
Anzi, no, la prima posta del sofferto cammino è a sorpresa su via Palombaio, all’altezza della Madonna delle Grazie, che sarebbe meglio per noi che mutasse denominazione, a questo punto.
Lì, proprio lì poteva sorgere una struttura molto simile al nuovo Miulli, che tanti elogi incassa cotidie, se solo i bitontini non avessero voluto strenuamente difendere il proprio particulare. La miopia amministrativa raramente fa guardare lontano. Men che meno porta lontano.
Dopo quel fermo e folle diniego, d’improvviso qualcuno si rese conto che il nosocomio nostro era nell’ordine: un immobile obsoleto e un buon trampolino di lancio per una comoda sistemazione personale.
L’anacronismo delle pietre fu risolto portando via da via Comez reparti interi, macchinari inclusi, persino alcuni nuovi di zecca. I curricula, invece, furono rifiniti capovolgendo la nota massima latina, che così divenne: "amoveatur ut promoveatur".
Già, le professionalità scasavano per andare altrove a far – anche legittimamente, per carità – carriera, impoverendo, di fatto, la nostra città.
Il "fascista" – sì gridavano quel dì gli impavidi corifei del centrosinistra cittadino, aizzando pericolosamente la folla e dimenticando che avrebbero potuto difenderci nei luoghi istituzionali opportuni – Raffaele Fitto, presidente della Regione, giunse tra i fischi a Palazzo Gentile per promettere ciò che realmente mantenne: mutilazioni ovunque, ma qualche reparto ancora in vita.
Andò via tra gli applausi. Strana la bitontinità, no?
Insomma, pur avendo rappresentanti politici sparsi un po’ su tutte le poltrone dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, Bitonto vedeva amputare giorno per giorno il suo ospedale.
In questa galleria delle vane vanità, non poteva mancare l’affabulatore per eccellenza: Nichi Vendola.
L’attuale governatore concionò il popolo deluso, annunciando solennemente che avrebbe riaperto qualsiasi cosa nel nostro ospedale, traendone grosso lucro elettorale.
Il resto è storia di ieri.
La sensazione è che il paese che riesca a sistemare qualche suo uomo nella stanza dei bottoni del capoluogo salva la ghirba ospedaliera. Inequvocabile, d’altronde, è la geografia dei sopravvissuti e quella dei consiglieri.
All’ultima tornata regionale, però, prevale, come sempre, l’irrefrenabile voglia di masochismo dei bitontini: i candidati credibili d’ambedue le parti politiche finiscono per essere fagocitati da piccine invidie intestine.
Così, le parole che arrivano da via Capruzzi sono estremamente turlupinatorie, fors’anche perchè non si ritiene più un interlocutore politico credibile il centrodestra bitontino. Fitto era molto più rispettoso del centrosinistra nostrano, non c’è ombra di dubbio.
E, dunque, da Bari ci dicono una cosa, qui di soppiatto ne realizzano puntualmente un’altra.
Hanno voglia a rassicurarci, prevedere il peggio stavolta era davvero puerile.
Noi non gli crediamo più.
Eppoi, guardate la grandezza delle altre città penalizzate, considerate che il bacino d’utenza bitontino è di quasi 90 mila persone e provate voi – se ci riuscite – a trarre le conclusioni senza pensare ad una presa per i fondelli.
Altro che Casa della Salute, a furia di riflettere su questa sfilza di mestizie, la salute è la prima cosa che se ne va…
Mario Sicolo
Commenti
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Caro Prof. io li manderei non a cercare i cardoncelli, ma affa…
Non è vero che ormai non serviva a niente!…La sua efficienza proprio a dicembre del 2008 alla vigilia di Natale l’ho potuta constatare io. Mia Moglie ha avuto un infarto e al pronto soccorso l’hanno salvata. Questo fu il responso del reparto cardiologico del San Paolo di Bari dove, dopo l’intervento di primo soccorso, fu mandata con l’autombulanza.Come è noto nel caso in ispecie quello che conta è l’intervento immediato. Al san Paolo le fecero delle angioplastiche e adesso mia moglie sta bene.Spero che almeno il pronto soccorso resti. -
Ormai è noto a tutti che voi di BitontoLive siete tutti di destra (vorrei dire un’altra parola, ma non posso)! Però non è una giusta causa per mettere commenti politici come “la destra ha fatto la sinistra non ha fatto”… L’Italia fa tutta schifo, dalla destra alla sinistra, dal nord al sud!!!
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Alle prossime elezioni votateli a quelli di destra,sinistra,centrodestra e centrosinistra..
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Caro Mario,
non diamo la colpa a Fitto o a Vendola, guardiamoci in faccia, chi ha seguito negli ultimi trenta o quaranta anni la storia politico amministrativa di Bitonto non può non concordare con una tua affermazione: “pur avendo rappresentanti politici sparsi un po’ su tutte le poltrone dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, Bitonto vedeva amputare giorno per giorno il suo ospedale”.
Tutti hanno pensato al proprio “particulare”, hanno sistemato amici e amici degli amici … per il misero voto! Vergogna! si facciano un esame di coscienza e vengano allo scoperto. A causa loro gli onesti bitontini, ma anche gli amici e gli amici degli amici, con i loro figli e nipoti, perdono per sempre l’ospedale.
un bitontino -
La Sanità è malata perchè la politica è malata. Troppi avvoltoi hanno fatto man bassa delle delle risorse che in questi anni i cittadini hanno profuso per salvarla. Oggi i soliti azzeccagarbugli accorrono al suo capezzale diagnosticando amputazioni e salassi necessari alla sua sopravvivenza. La causa della sua agonia sono la spasmodica ricerca di consensi elettorali da parte dei nostri politici (di qualunque colore) che pur di assicurarsi la rielezione non si fanno scrupolo affondare la nave con tutti i passeggeri.







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