Laudati: «Non temo la malvagità dei disonesti, ma il silenzio degli onesti»
La sua presenza ha onorato una città in difficoltà
Una grande, potente lezione sulla legalità. Non cattedratica, ma diretta ed incisiva.
E’ stato soprattutto questo la presentazione del libro "Mafia Pulita", edito da Longanesi, tenutasi ieri sera presso il Teatro Traetta, nell’ambito dell’iniziativa "Ottobre piovono libri".
A nobilitare l’incontro, patrocinata dal Comune di Bitonto e organizzata dalle redazioni di Bitontolive e Barisera e dalla Libreria Raffaello, ci ha pensato uno dei due autori dell’opera, il procuratore capo di Bari, Antonio Laudati. Cavaliere autentico della parola intesa come veicolo privilegiato di messaggi positivi, egli ama girare per convegni e tavole rotonde per parlare di regole e speranze, sicurezza e lotta ad ogni tipo di illegalità. Convinto che la battaglia si possa e si debba vincere, purchè si faccia fronte unico e compatto.
Dunque, l’ex Direttore degli Affari penali del Ministero della Giustizia (carica ricoperta anche dall’indimenticato Giovanni Falcone), ha assecondato il progetto editoriale della casa milanese e pensato insieme al chirurgo Elio Veltri, già deputato Pd e componente di varie commissioni parlamentari, un testo che avesse capitoli narrativi, sempre, però, fondati sugli atti processuali, seguiti da altri di profonda riflessione sui fatti raccontati. Dopo il saluto istituzionale del sindaco Raffaele Valla, che ha apprezzato il lavoro svolto dal dottor Laudati, la serata è entrata nel vivo.
"Il titolo è ossimorico, sì, ma pure provocatorio, perchè la mafia ha cambiato pelle negli ultimi anni, ha abbandonato coppola e lupara per indossare doppiopetto e colletti bianchi. Per questo è necessario avere una visione panoramica del fenomeno per poterlo fronteggiare adeguatamente”, ha detto in apertura.
“Le imprese mafiose inondano pervasivamente la società fino a mimetizzarsi, dopo aver instaurato un regime monopolistico, che, seminando intimidazioni e omertà, distrugga la concorrenza – ha continuato – E’ a rischio, insomma, la nostra stessa democrazia. Non è un caso che anche alcuni gangli dello Stato, dati alla mano, sono stati infiltrati da essa”.
L’occasione è stata propizia anche per volgere lo sguardo alla difficile situazione della criminalità pugliese. E anche bitontina. “La mafia pugliese è molto più giovane di quella siciliana, della Camorra e della ‘ndrangheta e non ha una struttura gerarchica, ma vive di focolai sparsi sul territorio – ha sottolineato il procuratore – Tuttavia, numeri alla mano, in questo frangente è la più aggressiva e pericolosa”.
E la differenza tra le organizzazioni malavitose pugliesi e quelle più “famose” italiane, che rende forse il fenomeno meno grave agli occhi di alcuni addetti ai lavori, sta proprio nella storia fresca delle questioni riguardanti il tacco d’Italia.
“La mafia pugliese è molto duttile, flessibile, si adegua alle esigenze di mercato. Si passa dall’usura, allo sfruttamento della prostituzione, dall’immigrazione clandestina, allo spaccio di droga in pochissimo tempo”, ha evidenziato Laudati.
Importante, quindi, è il supporto anche della società civile. “E’ il momento di far fronte unico, unendo tutte le forze migliori della società. Ecco cosa dev’essere l’antimafia sociale: ognuno deve fare la sua parte con consapevolezza civica del proprio ruolo, dal magistrato, al poliziotto, sino al giornalista ed al cittadino comune. La legalità nasce dal basso”.
Ed è proprio questa guerra culturale ciò che sta più a cuore all’esponente massimo della Procura barese: “Lo Stato deve riappropriarsi del territorio, certamente, ma dobbiamo combattere tutti assieme questa battaglia decisiva di cultura, di trasparenza, e ci sono, per il momento, proprio per le condizioni storiche ed economiche in cui viviamo, i presupposti per vincere la guerra”.
I dati sulla criminalità bitontina parlano chiaro. Dal 2002, 12 omicidi, 7 casi di lupara bianca, tra esponenti bitontini e gente che s’è affacciata su questo territorio, e circa 20 sparatorie tra intimidazioni, ferimenti e tentati omicidi.
“Bitonto è vittima di un’aggressione criminale barese. Nell’hinterland abbiamo avuto quest’anno molti più omicidi, molte più situazione incandescenti anche a causa del mercato degli stupefacenti che s’è ingigantito sempre più – ha sottolineato Laudati -. I dati sono gravi e allarmanti, il fenomeno però si studia, si analizza e poi si fa la diagnosi. Indubbio è però lo sforzo ed il quotidiano sacrificio delle forze dell’ordine per controllare il territorio”.
Fenomeni questi che, probabilmente, nel corso degli anni sono stati sottovalutati dalle istituzioni tutte. Anche alla luce di un ulteriore dato: 1 sola condanna per associazione mafiosa a Bitonto, diventata poi assoluzione in appello.
“Per molti è improduttivo ed impopolare ammettere che la mafia ci sia sul proprio territorio ma la realtà è questa. Probabilmente a livello psicologico nella politica e nella magistratura non c’è stata la consapevolezza di questo pericolo”, ha ammesso la persona che da un anno a questa parte ha attirato i riflettori proprio sulla difficile questione pugliese.
Un incontro, dunque, da cui tutta la gente ne esce più arricchita e, probabilmente, impegnata.
Anche grazie all’invito finale del procuratore di Bari: “Parafrasando Martin Luther King, padre della società moderna, non temo la malvagità dei disonesti, ma il silenzio degli onesti. La mafia e l’illegalità hanno bisogno di omertà, il fragore delle parole e delle discussioni certamente infastidiscono e rendono la vita più difficile a questi personaggi”.
Commenti
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finalmente un incontro serio a bitonto BRAVI! sopratutto voi di bitontolive che fate giornalismo senza spettacolarizzare…
continuate cosi’ -
mi dispiace per l’intervento di gino ancona, troppi bizantinismi hanno stravolto il senso, ma alla fine il succo del discorso io lo condivido. buona l’esposizione di Laudati. bella iniziativa, nel complesso.
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un succo insipido.
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Complimenti a Bitontolive per la bella iniziativa. Mi sarei aspettato una maggiore partecipazione di bitontini, ma forse tanti non erano informati. Le domande dei lettori non sono state lette a Laudati, ma capisco che non c’è stato tempo. Ho condiviso tutto dell’esposizione di Laudati lucida e mai scontata. Non vorrei però che stesse preparando il terreno per un ingresso in politica, il che non mi dispiacerebbe affatto. Il solito Ancona ha detto un mucchio di stupidagini come suo solito.
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La mafia è la mafia.
A Bitonto ci sono atteggiamenti aggressivi visibili in molti contesti sociali, in famiglia, nei blog, nel dal traffico cittadino, nel rapporto tra cittadino e istituzione, nei condomini ecc. ecc.
Di riflesso ciò ha contribuito ad amplificare l’atteggiamento aggressivo tenuto dai delinquenti locali sia nel loro ambiente naturale che al di fuori. -
A parte le estorsioni, i furti e le rapine commessi da delinquenti comuni, i veri responsabili dell’esistenza della criminalità organizzata – di nessun stampo – siamo noi cittadini, che acquistando gli stupefacenti (tanti anni si acquistava la merce rubata) alimentiamo le loro casse.
Quanto più un gruppo si estende, tanto un altro tenta di guadagnare terreno, innescando la c.d. guerra per il controllo del territorio. -
Le lupare bianche e gli omicidi che si sono avuti nell’ultimo decennio è il risultato dell’arretratezza del progresso criminale ed economico che abbiamo avuto a Bitonto.
Solo per fare un esempio solo nel territori del comune di Bitonto la s.p. 231 non è stata modernizzata, mentre verso Modugno e Terlizzi è munita di spartitraffico centrale. La colpa è un po’ di tutti…







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