A proposito della partecipazione dei bitontini alla vita della città
Un prezioso contributo di Pasquale Rapio, che tanto s’è battuto per la rivalutazione dei quartieri più degradati
A proposito di partecipazione, non posso che concordare con la prof.ssa Gianna Sammati sull’analisi partecipativa dei cittadini.
Qualcuno, forse distratto da altro, non ha notato che nell’anno 2009, Bitonto ha visto protagonisti ben due comitati spontanei 167 (affaire “depuratore” e “Wind”).
Cittadini di quartieri degradati, gente semplice, protagonisti “dal basso”, che chiedevano di parlare. Chiedevano ascolto.
Un ascolto sempre negato e nel migliore dei casi liquidato con vuote rassicurazioni.
Cittadini in cerca di un canale di comunicazione “autentico”, sempre ricercato e sempre negato.
Inevitabilmente l’assenza di risposte ha prodotto una reazione scomposta. Sit-in, cortei, slogan, denunce mediatiche. Addirittura una “irruzione” pacifica durante il Consiglio Comunale del 30 novembre scorso.
Per gli argomenti trattati dai due comitati, gli organi di cerniera tra la gente e il palazzo (Consiglieri, Consulte, Associazioni di tutela civica) hanno registrato il completo fallimento della loro funzione che è quella di ascolto della cittadinanza, sintesi e formalizzazione dei bisogni da presentare sul tavolo dell’ amministrazione.
La naturale conseguenza di questo fallimento è la disaffezione dei cittadini alla vita partecipativa della comunità.
Come riguadagnare la fiducia del cittadino verso le istituzioni e in genere far in modo che si riacquisti speranza nel proprio futuro? Non ci sono ricette miracolose.
Ma un’azione possibile e auspicabile, considerata l’isteresi dell’ attuale compagine politica, è la costituzione di un Comitato Civico guidato da una élite intellettuale, che ancorché sfiduciata da esperienze passate, si rimetta in gioco per il bene comune, affronti con l’ amministrazione le modalità di ascolto delle istanze e guidi responsabilmente il cittadino nel percorso virtuoso di “Cittadinanza attiva”.
Un comitato che si pone l’ obbiettivo ambizioso di ricucire un tessuto cittadino lacerato.
Uno stimolo a volare alto.
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