L’ennesima riprova: un altro consiglio comunale vergognoso

Michele Cotugno Depalma

La città è sempre più in difficoltà, la politica si azzuffa sul diritto

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Il cardinale Salvatore Pappalardo, in occasione dei funerali del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa nel settembre 1982 a Palermo, riprendendo la citazione dello storico latino Tito Livio, diceva: “Mentre a Roma si pensa sul da fare, la città di Sagunto viene espugnata dai nemici [..] e questa volta non è Sagunto, ma Palermo, povera la nostra Palermo”.

Noi, ci scuseranno il cardinale e Tito Livio, parafrasiamo cosi: “Mentre la nostra classe dirigente pensa al non fare ed al nulla, la città di Bitonto precipita nell’abisso e affossa sempre di più. Povera la nostra Bitonto”.
Credeteci, cari lettori. E’ la frase più mite e misurata che si potrebbe usare dopo il Consiglio Comunale di ieri, convocato d’urgenza per la surrogazione del consigliere Incantalupo al posto del dimissionario Palmieri e per altre nomine varie, e che invece ha mandato in scena chiacchiere, solite baruffe, interventi sconclusionati ed a volte senza senso, ignoranza politica e giuridica, solita grande confusione, litigi dialettici su questioni di poco conto per le reali sorti della città.

Insomma, si è raggiunto uno dei punti più bassi della politica bitontina ieri sera, certificato dal fatto politico che la maggioranza continua ad avere grossissimi problemi di compattezza, il sindaco è sempre più incapace di riportarla sui binari giusti, e che l’opposizione non sferra ancora il colpo di grazia per mandare l’amministrazione definitivamente in crisi.
Ma veniamo alla cronaca dell’ennesimo “dramma” politico bitontino.

Il primo punto all’ordine del giorno era, appunto, la surrogazione di Incantalupo al posto del dimissionario Palmieri. Surrogazione approvata all’unanimità, ma il consigliere Martucci (Udc), che va annoverato di diritto come il "Di Pietro" della politica bitontina, getta subito benzina sui lavori: “Finalmente anche qualcun altro di questo emiciclo (riferendosi a Palmieri ed alle sue motivazioni sulle dimissioni,ndr) ha capito che l’amministrazione Valla sta soltanto occupando il potere e le poltrone e sta portando avanti soltanto tradimento e nepotismo, ed accanto a tutto ciò vedo una opposizione in questo Consiglio Comunale che è senza profilo”, frasi che portano il presidente del Consiglio Tarantino a bollarlo come “elemento di disturbo dell’intero Consiglio Comunale”.

Ma la miccia vera e propria, quella che darà poi all’intero consiglio il suo stato di degressione e di inutilità, la accende clamorosamente la consigliera Saracino (Gruppo Misto), che pone due richieste specifiche al presidente Tarantino: impedire una volta per tutte a Michele Daucelli di formare il gruppo consiliare di Sinistra e Libertà perchè privo del numero minimo di persone per formarne uno (servono almeno due consiglieri, ndr) e, soprattutto, far tornare Domenico Sannicandro capogruppo dell’Udc, visto che sarebbe stato defenestrato illegittimamente, anche con l’appoggio dello stesso Tarantino, dalla segreterie di partito quando spetterebbe ai gruppi consiliari farlo.

Tarantino replica subito alla Saracino, difendendosi, da un lato, dicendo che proprio all’incipit della seduta ha impedito a Daucelli di dichiararsi capogruppo di Sinistra e Libertà e, dall’altro, ricordando come Sannicandro sia stato espulso dal partito e, qualora si sentisse leso, dovrebbe rivolgersi alle autorità competenti.

Ma il presidente, che nel corso dell’assise si è definito “grande conoscitore ed esperto di diritto”, deve avere evidentemente dimenticato che è proprio il diritto a smentirlo in quanto l’articolo 67 della Costituzione afferma che una persona, una volta eletta, esercita il proprio mandato senza vincoli, seguendo cioè unicamente il proprio agire e la sua volontà indipendentemente dalle direttive di partito e con ciò è implicita la differenza tra partito e gruppo consiliare, come gli ricordano anche la stessa Saracino e Rossiello (Pd).

Da qui ha inizio la bagarre con due ore circa di commenti, interventi, scontri dialettici bipartisan, con una stanza che lentamente si svuota in modo inversamente proporzionale all’aumento della confusione e della paradossalità, in cui si segnala il minuto di silenzio in onore dell’ultimo militare caduto in Afghanistan, richiesto non senza polemiche da Salvatore Tassari (Pdl) e la presa forte di posizione da parte dei componenti della lista Valla, che, addirittura, con un documento letto dal capogruppo Liaci e sottoscritto anche da Vacca e Sannicandro, afferma che fino a quando non sarà risolta la questione dei capigruppo, saranno assenti dall’aula consiliare.

In questa escalation di kafkianità, si inserisce anche Martucci, che fa compagnia a Tarantino sulla conoscenza del diritto, affermando come “la questione di Sannicandro è politica e c’è un documento programmatico che prevede la sua cacciata dal partito perchè l’UDC è passato all’opposizione e, se vuole rientrare, deve stare all’opposizione”.

Il primo intervento di un certo spessore lo concede dopo due ore Michele Daucelli, che chiede retoricamente quale sia la maggioranza che sostiene l’attuale amministrazione di governo, mentre Rossiello, capogruppo Pd, richiama tutti al senso del dovere, dell’etica e dell’appartenenza politica: “Nelle ultime due sedute sta andando in scena lo spettacolo dell’antipolitica– sbotta- ed invito tutti i consiglieri ad avere alto senso di responsabilità non solo nel parlare di atti goliardici, ma anche di atti etici e morali altrimenti daremo vita soltanto alla confusione, mentre noi dobbiamo dare risposte ai cittadini e riportare l’appartenenza politica ad essere un valore”, riscontrando apprezzamenti da Labianca (Lista Schittulli), Tassari e Perrini (Pdl).

Ma è solo un momento perchè è la serata dell’assurdo.
La querelle la riapre Ricci (Pd), ricordando come egli stesso, fin dalla conferenza dei capigruppo, si era opposto a questo Consiglio e, scagliandosi contro Tarantino, lo accusa “di aver voluto volutamente questo indegno spettacolo”.

Alle 20.50 circa l’assise viene sciolta, per fortuna, per l’assenza di numero legale da parte dei banchi della maggioranza.
Il riassunto della serata sta, però, nelle parole di un anziano cittadino che, scendendo dalle scale di Palazzo di Città, al termine della seduta, seccato ha esclamato: “Quando buttiamo dai balconi di questo Palazzo questa classe politica sarà sempre troppo tardi”.
Qualcuno intende contraddirlo?

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Commenti

  • PASSSIONEDEMO (utente non verificato)

    Io rido perchè vedendo questi indegni spettacoli sembra di stare o in una scuola materna dove tutti i pargoli litigano per aver il gioco preferito oppure di stare in una massa di gente che è incapace di fare quello che dovrebbero fare ma purtroppo la loro ignoranza li spinge solo a riscaldare le sedie e magari a regalar posti di lavoro a lori amici nipoti e conoscenti!!! Se hanno un briciola di coscienza Valla e company si devono dimettere, perchè ora ne abbiam piene le …….

  • lantonio (utente non verificato)

    “kafkiana e non kafkianità”

    già kafkiana è un neologismo del ‘900 declinarlo ulteriolmente è una acrobazia di stile che è meglio evitare e magari lasciarla a qualche consigliere comunale bitontino….

  • PASSSIONEDEMO (utente non verificato)

    caro lantonio in questo contesto è giusto “kafkianità”. La sitauzione può definirsi Kafkiana ok??

  • REGULAR (utente non verificato)

    AD ALTAMURA SOLO PER LA MORTE DI UN BOSS DELLA MALAVITA IL SINDACO SI DIMETTE, A BITONTO, NE DICONO DI COTTE E DI CRUDE, EPPURE ………… IO AL POSTO SUO, SE AVESSI UN ALTO SENSO DI UMANITA’, SAREI SCAPPATO VIA, NON AVREI PERMESSO A NESSUNO DI DIRMI CHE NON CAPISCO NA MAZZA ……. E LUI INVECE RESTA.
    QUESTO SI CHE è ATTACCAMENTO ……….. ALLA CITTA’.

  • westmoreland (utente non verificato)

    questi momenti di alta politica mi riconciliano con la mia scelta sofferta di non partecipare da anni a qualsiasi consultazione elettorale; fate quello che vi pare, cari signori, bianchi, verdi, rossi, blu, neri, ma non nel mio nome!

  • fieroBitontinto (utente non verificato)

    Un solo commento…fate schifo

  • lantonio (utente non verificato)

    x passionedemo

    era sulla grammatica che puntavo l’indice.
    kafkianità non esiste sul vocabolario italiano nemmeno come neologismo…
    quindi la frase andava strutturata in modo da utilizzare il termine kafkiano che è un neologismo del ‘900, derivato dalla particolarità degli scritti di Kafka spesso paradossali, intricati alle volte razionalmente visionari…

  • mf1952 (utente non verificato)

    Non trovo niente di scandaloso nel comportamento dei nostri amministratori, sono perfettamente in linea con la città che rappresentano. Quindi non meravigliatevi tanto se gli eletti rispecchiano esattamente gli elettori. Una volta si conferiva il mandato di rappresentanza ai migliori e di più specchiata onestà. oggi invece ai peggiori ed incompetenti (e mi fermo qui). Valla non dimetterti, forse il prossimo simdaco potrebbe essere peggio di te.