Il prof Pice: «Lo scarso senso civico, endemico male, nasce dalla scarsa stima verso l’onestà?»
Con l’intervento dell’ex sindaco prosegue il dibattito sul futuro degli onesti a Bitonto
Nei giorni scorsi, abbiamo ospitato un prezioso intervento di Valentino Losito, caporedattore della Gazzetta del Mezzogiorno.
Il prestigioso collega si poneva alcune domande importanti sul futuro degli onesti a Bitonto e nel meridione d’Italia.
L’articolo non poteva non far sorgere altre riflessioni profonde e significative.
Come quella che ospitiamo oggi, dell’ex sindaco, il prof Nicola Pice.
Leggiamo.
"Caro Valentino,
ti ringrazio molto per i due "sacri" testi del card. Martini e di Zagrebelski che mi hai inviato: parole cariche di riflessioni infinite, dettate da una ligneità morale e sorrette da una profonda vastità di pensiero.
E noi in questa città?
Forse ancora incapaci di avere il dovuto coraggio e lo sdegno necessario, come ammorbati dal sonno della ragione e assuefatti all’inerzia e all’acquiescenza.
Ecco perchè nel ricevere la tua mail col suo carico di giuste dispiacenze, mi sono sentito per un attimo come risollevato: finalmente una voce che si leva sdegnosa contro questa diffusa apatia e preoccupante indifferenza ormai dilagate in questa "aiuola" che ci fa poco "cittadini" e molto "incivili".
Ma qual è la debolezza di questa nostra città, la sua esasperata punta di criticità?
Me lo chiedo continuamente. sarà forse l’eterno spirito di dualità più che la pluralità che non da oggi l’ha sempre caratterizzata?
Sarà, per dirla con Martini, che ci si compiace del gruppo-clan che si chiude nel suo giro per meglio identificarsi, non accorgendosi che così facendo finisce per isterilire la propria specificità e la propria identità?
La nostra incapacità a capire che la città è "luogo di una identità che si ricostruisce continuamente a partire dal nuovo, dal diverso", sollecitati continuamente secondo la nota formula ambrosiana dalla fatica dell’apertura e dalla dolcezza del riconoscimento.
E, invece, da un lato la frammentazione civica che produce isolamento e non arricchisce l’identità e l’identità, parcellizzandosi, non dà senso a tutta la città (vedi la triste storia e la triste fine dell’area metropolitana), con il risultato di produrre sterile orgoglio e fatuo pregiudizio e, peggio ancora, di screditare un legame sociale, ricercando una astiosa rivincita o una conflittualità perenne e sistematica che sfocia nell’irrigidimento contrapposto; dall’altro, e, direi quasi naturalmente e forse proprio per l’incapacità di crescere insieme, la "sempiterna tendenza oligarchica del potere costituito" a perpetuarsi e una democrazia che sempre più evolve in mercatura e "democratura", che oggi vale sempre più sia a livello locale che a livello nazionale, e tu, ne sono convinto, convieni che è qui la ragione di uno scollamento tra partiti e società, è qui la disaffezione per la politica non più animata da "passione" (come sofferenza e impegno di servizio nella "comune" ricerca del bene).
Tu forse mi rimproveri ancora di non essere stato capace di "vivere" il mio impegno politico nella misura giusta ed efficace, anzi di aver innescato una catena di reazioni di segno opposto a quel che per me voleva essere una dedizione alla città nella ricerca di una sua crescita umana, culturale e sociale.
Magari a ragione.
Eppure, mi chiedo ancora: come può crescere una città se i suoi cittadini non sono in grado di capirsi?
Non è che è davvero questa separatezza ad alimentare il mulino della illegalità e della microcriminalità diffusa nella nostra città?
Non è che lo scarso senso civico, che è il vero nostro endemico male, sia conseguenza della scarsa stima sociale verso l’onestà e il comportamento altruistico?
Probabilmente ti sto tediando con queste mie elucubrazioni mentali determinate anche dalla "colpa" dell’esserci stato in politica – belle le considerazioni dello "scendere" in politica di Zagrebelski .
Sono tornato nella quotidianità dell’uomo comune e, ti confesso, che è una dimensione di cui avevo perso il sapore e il piacere, non sono più angustiato da quel continuo scontro io e tu, noi e voi di cui vanamente ci si compiace, specie in politica, e che alimenta quel senso di superiorità che ognuno ha nel suo intimo.
Ma non resto indifferente al tuo grido di dolore che dice tutta la tua onestà intellettuale e la tua misura d’uomo e di cittadino.
Un forte abbraccio e un invito pressante a far sentire la forza della tua voce".
Commenti
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Ottime considerazioni, queste del Prof. Pice. Resta il dubbio di una mancata elaborazione del recente passato. Tanta amarezza da parte di chi ha governato per dieci anni Bitonto o è un’ammissione di fallimento o è pura malafede. Denunciare la polverizzazione del quadro sociale e la politica del clan, per poi farsi promotore di un circolo culturale su misura è un pochino ipocrita. Resta, al di là della poca credibilità dell’estensore, l’enorme peso della verità di queste condiderazioni.
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Per capire questa lettera la devo rileggere più volte. Non ho capito niente, sono un comune mortale…
Però una cosa è certa: i capi Clan sono meno istruiti del Prof. Pice, parlando poco ma fanno i fatti. I nostri politici dovrebbero essere più concreti e meno formali.
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Quello che il Prof. Pice è riuscito a fare nei dieci anni di governo come sindaco, sono sotto gli occhi di tutti quelli che possono capire per cultura. La maggioranza della popolazione invece è rimasta “a re peitie di Criste” come dicamo qui a Bitonto. Quella del Prof. Pice, quindi, non è ne malafede nè ammissione di fallimento ma solo rimpianto di non aver saputo cambiare quelli che non potevano capirlo! Questo è il mio modesto e ignorante pensiero e convincemento.
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DA CHE PULPITO VIEN LA PREDICA?
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Eppure, mi chiedo ancora: come può crescere una città se i suoi cittadini non sono in grado di capirsi?
Non è che è davvero questa separatezza ad alimentare il mulino della illegalità e della microcriminalità diffusa nella nostra città?
Non è che lo scarso senso civico, che è il vero nostro endemico male, sia conseguenza della scarsa stima sociale verso l’onestà e il comportamento altruistico DALLA MANCAZA DI LAVORO CHE NON AVETE SAPUTO CREARE ALLORA COME ADESSO FATEVI UN ‘ESAME DI COSCIENZA -
ciao rimba ma oltre ai molti danni fatti dal prof pice dimmi cosa a fatto di buono per il paese
la cultura ma si dice pure a bitonto che so r fasiul ca jeghn la vend la cultura a pancia vuota non si capisce e bitonto sta ferma da decenni era il fiore della provincia di bari mo è la pezza di tutti i paesi vengono a comandarci da giovinazzo da terlizzi ecc. di che cultura parli? -
ciao ciccio(an)dostai io parlo della cultura che s’impara a scuola! Oggi ed è questo l’equivoco: la scuola dell’obbligo che doveva garantire l’istruzione dei volenterosi e meritevoli e non i figli dei benestanti (figli di papà) è diventata la scuola dei “somari”. Tutti si diplomano, ma poi non sanno fare niente, pretendono il “posto” rispondente al proprio diploma.
Segue perchè 500 caratteri non mi fanno concludere il discorso. -
Le parole le porta via il vento.Prof Pice,nulla da dire sul suo pezzo ma io credo che bisogna agire,la speranza sta svanendo,non serve cultura per educare gente analfabeta,serve fermezza,serve l’autorità delle istituzioni.Senza queste i primi colpevoli sono gli stessi cittadini ma le istituzioni, assenti, cosa fanno??
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Signori miei, ma pubblichiamo cose serie. Dite che a Bitonto l’ illegalità prevale; dite che si spaccia droga tutti i giorni d’avanti alla caserma dei carabinieri; dite che sembra di vivere nel Far West con sparatorie per strada in pieno giorno. Dite che i carabinieri a Bitonto sono tutti CORROTTI e che nessuno alza un dito per fermare tutto ciò. Pubblichiamo cose serie su Bitonto.live o cercate un altro lavoro…







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