“Terroni” di Pino Aprile in presentazione a Bitonto

Marino Pagano

“Un libro sul Sud e per il Sud”

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Importante appuntamento con l’editoria e la produzione letteraria di qualità, lunedì 24 maggio a Bitonto.
Sarà infatti presentato in città un libro che sta diventando un autentico caso culturale ma anche politico.

Nel momento in cui tutta l’Italia ufficiale s’appresta con entusiasmo (e un pizzico di retorica, forse) a festeggiare i centocinquant’anni dall’unità del Paese, ecco che Pino Aprile, giornalista e scrittore d’origine pugliese, prepara il suo coraggioso “Terroni”, libro poco consigliabile ai seguaci del politicamente corretto.

A Bitonto, il volume sarà presentato presso le Officine della Creatività, nel Palazzo della Regia corte (ex Scuola di Disegno), in largo Gramsci 7, nei pressi della Cattedrale.

All’incontro (ore 18,30) interverranno: Domenico Damascelli, vicesindaco di Bitonto; Vincenzo Robles, docente di Storia contemporanea all’Università di Foggia e Nicola Fiorino Tucci, docente di materie letterarie presso il locale liceo scientifico “Galiei”.
Ad impreziosire la serata, la presenza dell’autore del libro (edito da Piemme), Pino Aprile.

L’appuntamento è a cura del Centro Ricerche di Storia e Arte, dell’Adb (Associazione docenti bitontini) e della Libreria Raffaello, spesso motore di interessanti eventi editoriali e culturali.
Pino Aprile è stato vicedirettore di Oggi e Gente, per la tv ha lavorato con Sergio Zavoli.
Ha scritto anche “Il trionfo dell’apparenza”, “Elogio dell’imbecille” e “Elogio dell’errore”.

Al centro del suo testo in presentazione a Bitonto, l’ormai secolare “questione meridionale”. “Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali” è infatti il sottotitolo dell’opera.

Una questione che, indubbiamente, si trascina da tempo immemorabile.
Aprile risale alla storia, sola ed unica fonte di verità.
A quella storia, spesso, taciuta e messa all’indice, ignorata.
La storia dei vinti. Pagine cancellate: arbitrariamente, volutamente.
Si pensi al brigantaggio, lombrosianamente visto e studiato per decenni come simbolo e segno dell’arretratezza culturale (se non antropologica) del mezzogiorno.

“Non sapevo che i Savoia avessero fatto al Sud ciò che i nazisti hanno fatto a Marzabotto” è, invece, l’efficace e lapidario incipit del libro di Aprile.
L’autore porta così alla luce innumerevoli fatti rimossi dalla mai doma retorica dell’unificazione.
Ad aprire squarci di verità, ecco ora il suo importante studio che chiama le cose col loro nome: quello contro i briganti e tutta la resistenza borbonica al Sud fu un vero massacro, senza se e senza ma.
Una carneficina vera e propria, una pagina nerissima della storia italiana.
Ma il libro non è solo un apprezzabile e revisionista saggio di storia.

Notevoli, infatti, i toni del classico pamphlet legato all’attualità (sempre figlia della storia, naturalmente).
“Terroni”, a proposito della questione meridionale, si conclude così in maniera inequivocabile, da buon libro “sul Sud e per il Sud”: “se centocinquant’anni non sono stati sufficienti a risolvere il problema, vuol dire che non si è voluto risolverlo”.

Le due Germanie, ricorda l’autore con la consueta verve polemica, “pur divise da una diversa visione del futuro, dalla Guerra fredda e da un muro, in vent’anni sono tornate una. Perchè da noi non è successo?”.
Perché da noi l’unità fu decisa nei circoli massonici lombardi, potrebbe rispondersi. In una parola: senza il coinvolgimento popolare, anzi col previsto suo asservimento.

Sintetica ed incisiva la quarta di copertina del libro di Pino Aprile: “La storia di oggi è ancora quella di ieri. La nostra fu interrotta e si può riannodarla solo nel punto in cui venne spezzata. Non si può scegliere la ripartenza che più conviene. Quel che gli italiani venuti dal Nord ci fecero fu così spaventoso che ancora oggi lo si tace nei libri di storia”.

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