Giovani, morale e tradizione in “Cèrte càuse nàn ze facene”

Liliana Tangorra
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L’attaccamento alla tradizione e alla lingua autoctona è viva nei cittadini bitontini.
Ce ne danno conferma i componenti dell’associazione teatrale “A ruota libera” che in quattro giorni (8,9,15 e 16 maggio) hanno fatto il tutto esaurito con lo spettacolo in vernacolo “Cèrte càuse…nàn ze facene”.

L’idea è stata elaborata dal dottor Gaetano Napoli (regista e anche attore nella commedia) il quale per questo lavoro ha, più di una volta, sottolineato la fresca presenza di giovani sulla scena i quali hanno portato brio e vivacità ad uno spettacolo, effettivamente, accattivante e divertente.

La trama semplice, ma di attualità, ha visto come protagonisti Raffaella (Ada Mezzapesa) e Peppino (Nicola Napoli) emigranti a Milano, la prima per studio il secondo per lavoro, “follemente” innamorati e conviventi.
La mentalità dei “retrogradi” genitori di lei, venuti a farle visita, è il fil-rouge che ha accompagnato lo spettatore lungo un travagliato cammino di spiritosi equivoci.

Peppino viene aiutato da un giovane e “delicato” amico a travestirsi da sensuale studentessa di tango e flamenco mentre, la portinaia e l’amica fidata di Raffaella, Ursula, convincono lo zio prete, tramatore di un matrimonio combinato, e i futuri parenti di Raffaella a tornare a Bitonto, loro paese d’origine. Alla fine Dolores/Peppino confessa di essere il fidanzato di Raffaella, la quale manifesta il suo amore.
Di fronte all’onestà e al sentimento che lega i ragazzi ogni discorso “retrogrado” è stato messo da parte lasciando spazio ad un romantico lieto fine.

I protagonisti, Ada Mezzapesa, Nicola Napoli, Giuseppe Margini, Michele De Pinto, Floriana Bergamasco, Tina Dedamiani, Carmela D’Agruma, Gaetano Napoli, Franco Siragusa, Luciana Labianca, Filippo Modugno, hanno, con maestria ed entusiasmo (nonostante la giovane età di molti di loro), intervallato con giuste pause, battute a sorpresa, evitando accuratamente turpiloqui chi spesso accompagnano le commedie in vernacolo, il pubblico divertito per più di due ore.

Una pièce teatrale pregna di una giusta dose di morale in riferimento alla scelta della convivenza, al bersagliato clero, all’ingordigia di fronte al denaro, per far comprendere al pubblico presente in sala che “Cèrte càuse… nàn ze facene”.

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