Il senatore Procacci striglia il Governo: “Basta tagli!”

La Redazione
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Pubblichiamo l’intervento del senatore bitontino Giovanni Procacci sulla discussione e approvazione del seguente disegno di legge: "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, recante disposizioni urgenti tributarie e finanziarie in materia di contrasto alle frodi fiscali internazionali e nazionali operate, tra l’altro, nella forma dei cosiddetti «caroselli» e «cartiere», di potenziamento e razionalizzazione della riscossione tributaria anche in adeguamento alla normativa comunitaria, di destinazione dei gettiti recuperati al finanziamento di un Fondo per incentivi e sostegno della domanda in particolari settori"

PROCACCI (PD)
. "Signor Presidente, questo decreto – che viene ancora una volta approvato con la fiducia, come del resto ci accingiamo a fare nei prossimi mesi anche per disegni di legge su cui si è lavorato molto – è ancora il segno di un Governo che ritiene la fiducia come via d’uscita alle sue difficoltà, alla sua naturale e tendenziale sfiducia nel dialogo e nel contributo che il Parlamento può dare.

Assistiamo ancora una volta ad un modo frammentario di affrontare la questione economica italiana. Siamo stati fra i più tardivi a riconoscere la crisi più di un anno fa. Abbiamo attribuito alla crisi economica internazionale scelte di tagli alla scuola e all’università decisi mesi prima, quando ancora non era stata dichiarata la crisi.

Oggi la crisi nuovamente rappresentata dalla drammatica situazione della Grecia fa dire al ministro Sacconi: faremo di necessità virtù: come dire che approfitteremo di questa sorta di convincimento, di rassegnazione dei cittadini per poter fare ciò che non abbiamo saputo fare in precedenza.

E dunque ci troviamo davanti a provvedimenti che di volta in volta vengono estratti fuori dal cappello, dal cilindro senza un disegno organico, una visione complessiva delle emergenze che l’Italia ed il più ampio contesto europeo ed internazionale oggi ci impone. Faccio un esempio: stiamo affrontando nella 7a Commissione il grande tema dell’università. Non la chiamo riforma perché quel disegno di legge non è degno di ricevere questo appellativo. Oggi noi sappiamo, soprattutto dopo Lisbona, che la crescita di un Paese è legata essenzialmente alla sua capacità di investire in ricerca, in formazione, in cultura.
Quindi non è soltanto un fatto culturale, ma anche economico.
Riconosciamo che la situazione dell’Italia è diversa da quella della Grecia, perché il nostro è un popolo di risparmiatori, e questo sostiene molto anche lo Stato, nel suo debito pubblico; però, ammettiamo tutti quanti che quello che manca all’Italia è una crescita reale, forte, convincente.

Ebbene, nonostante questo, si taglia, si taglia soltanto! Come se rincorressimo questo mostro che ci è sempre dinanzi. E non c’è invece un pensiero di lungo periodo sullo sviluppo del Paese. Siamo contro gli sprechi; accettiamo i tagli, quando sono giusti: ma non si può accettare di tagliare sulle aspettative per il futuro di questo Paese, aspettative che ancora costituiscono la nostra speranza.

Basti pensare a quello che investono gli altri Paesi in ricerca: i Paesi dell’OCSE sono all’1,3 per cento del prodotto interno lordo mentre noi siamo appena allo 0,8, e si continua a tagliare tranquillamente.

In modo particolare voglio affrontare un tema specifico, perché anche questo è un decreto che contiene tutto e il contrario di tutto, per cui non è possibile parlare in modo generale, se non entrando nel merito delle singole disposizioni. Il tema che voglio affrontare è quello contenuto in alcuni emendamenti presentati dai senatori Costa e Vita, ed anche oggetto di un ordine del giorno presentato da illustri colleghi della maggioranza, e riguarda le emittenti locali.

Questo è un settore profondamente in crisi, che ha bisogno assoluto di incentivi, gli stessi che la legge prevede per le emittenze locali. Il Parlamento, nei confronti di queste realtà importanti per il nostro Paese, ha adottato un atteggiamento a dir poco ambiguo. Sono stati già approvati due ordini del giorno, votati all’unanimità, dalla maggioranza e dall’opposizione, in cui si impegnava il Governo prevedendo che entro il dicembre 2010 dovessero essere ripianati quei fondi che sono stati tagliati.

Già rispetto ai 250 milioni di euro previsti dalla legge interviene una decurtazione strutturale, nel senso che quanto la legge riconosce non viene mai assegnato. Inoltre, la finanziaria ha già tagliato quei pochi fondi che erano stati erogati. E allora la volontà è sempre quella di mortificare le realtà locali che spontaneamente producono ed incentivano la democrazia nel nostro Paese.

Vorrei intanto ricordare che molte piccole realtà locali di questa nostra Italia, fatta di mille piccole e grandi città, vengono sostenute dalle emittenti locali anche nella pubblicizzazione dei prodotti, nel senso che i piccoli imprenditori o le piccole imprese commerciali, che non hanno la forza e la fortuna di poter entrare nella grande pubblicità, trovano in questi strumenti un importante volano per il proprio sviluppo e la propria sussistenza.

Ebbene, si continua penalizzare questo settore; almeno il Governo avesse il coraggio di dire, una volta per sempre, no e la maggioranza si assumesse la responsabilità di dichiarare la propria contrarietà. Invece si continua a prendere in giro queste realtà perché, di volta in volta, gli stessi senatori di maggioranza presentano emendamenti che poi davanti all’invito del Governo, puntualmente ritirano, con un coraggio non certo da cuor di leone. Quanto agli ordini del giorno se ne presentano a volontà; diciamo la verità, signor Presidente: sono mesi che si approvano mozioni ed ordini del giorno, abbiamo il dovere di dire al Paese che sono documenti che non servono a nulla. Bisogna avere questa onestà. Sono enunciazioni di principio che non vincolano in alcun modo il Governo e dunque sono un momento di produzione nulla del Parlamento. Questa è la verità.

Sono settimane che si va avanti con mozioni ed ordini del giorno.
Poi non ci si deve lamentare quando il Paese e chi soffia sul Paese per il discredito delle istituzioni presenta il Parlamento come un luogo in cui si lavora poco, quando vengono presentati tantissimi disegni di legge che si caratterizzano per un altissimo valore politico, sociale e culturale, che vengono però continuamente messi da parte.

Allora, pur non avendone il tempo, avrei voglia di leggervi l’ordine del giorno presentato dai colleghi di maggioranza: un ordine del giorno appassionato, fatto di argomenti convincenti e persuasivi, ma scritto nella consapevolezza di prendere e di prendersi in giro.
Io a questo gioco non posso più far finta di starci e dunque non ci sto più. È necessario svelare le reali volontà.

Quindi, chiedo che il Governo assuma una posizione netta, dicendo che in queste condizioni non è assolutamente in grado di erogare ulteriori contributi e invito i colleghi di maggioranza a smetterla con il giochetto di prendere in giro le emittenti presentando come specchietti per le allodole emendamenti che poi ritireranno oppure ordini del giorno che non servono a niente.
Di fronte ad un gioco del genere non si può più reggere il moccolo. Abbiamo il dovere della verità, che è un valore per tutti.

Dunque, su questa vicenda, come su altre questioni di cui si continua a parlare senza arrivare a cogliere il nucleo fondamentale dei problemi, bisogna assumere una posizione netta, e a questa maggioranza e al Governo chiedo questa nettezza, proprio perché il nostro Paese in fondo è fatto di tante piccole realtà alle quali si aggrappano molte persone che rischiano la disoccupazione.
Penso che siano una ricchezza per le articolazioni sociali e culturali del nostro territorio.
Non lo dico perché è una battaglia di parte o perché sto facendo anch’io quello che fanno i senatori di maggioranza quando presentano i loro ordini del giorno; dico soltanto che abbiamo la necessità e il dovere di una parola chiara nei confronti di un mondo che non è soltanto quello delle emittenti locali, ma il mondo polverizzato del nostro territorio, che ha diritto a vivere in un tempo in cui la massificazione rischia di distruggere le mille realtà particolari che costituiscono la ricchezza del nostro Paese.

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Commenti

  • antonio61 (utente non verificato)

    ma ce ne siamo dimenticati del signor PRODI, che fine ha fatto, per come ci ha tartassati.

  • mf1952 (utente non verificato)

    Quando un importante Organo costituzionale come il Parlamento viene svuotato del suo ruolo si manifesta uno squilibrio tra i poteri dello Stato, che è alla base delle moderne democrazie. L’insofferenza dell’Esecutivo nei confronti dei rappresentanti del popolo è una dimostrazione di arroganza e di dispregio per la sovranità popolare che, a lungo andare, porta inevitabilmente a velate forme di dittatura (Montesquieu docet).

  • cicctramout (utente non verificato)

    mi sembra un intervento ben fatto: questa maggioranza fatta di furbacchioni e malfattori ( ladri ) deve prendere atto che è inadeguata