Bitonto calcio, spogliatoi chiusi e allenamenti interrotti
Domenica pomeriggio, dopo che i suoi leoncelli, nel campo neutro di Cerignola, avevano seriamente spaventato (1-1) il Pianura, seconda forza del torneo, Massimo Pizzulli era sconsolato.
"Si vedeva che oggi avevo recuperato tutti i miei ragazzi. In una stagione così tormentata, ho avuto la prova di quello che ho sempre pensato. Quando li ho tutti a disposizione, senza squalifiche ed infortuni, sono in grado di giocarsela con chiunque. Poi, vedi i risultati degli altri campi e tutto viene vanificato. Ora, abbiamo il dovere di credere nei play out e pure a Sant’Antonio andremo a cercare i tre punti, a tutti i costi", rimarcava il giovane mister bitontino. Che, chiaramente, non poteva sapere che la marcia d’avvicinamento alla sfida con i campani, penultimo impegno del campionato, sarebbe stata travagliata ancora di più da una triste novità.
Ieri sera, al termine dell’allenamento, i neroverdi hanno trovato sbarrata la porta degli spogliatoi e sono stati costretti a farsi la doccia in una struttura privata non molto distante dallo stadio.
Dopo aver eseguito – finalmente – i lavori di manutenzione al "Città degli Ulivi", pare che manchi soltanto la firma di un funzionario perchè quegli ambienti possano essere utilizzati dai giocatori.
Il direttore generale, Vincenzo De Santis, è oltremodo amareggiato: "No, non è possibile andare avanti così. Giustamente, Pizzulli ha chiesto di interrompere l’attività. Non è giusto. Stiamo facendo tanti, tantissimi sacrifici e, addirittura, stiamo lavorando per dare una nuova fisionomia alla società, ma non c’è nessuno che ci dia davvero una mano, tranne i soliti come il consigliere comunale Mimmo Patierno e il vicesindaco Domenico Damascelli. Per il resto, solo parole. Sembra che le sorti del calcio in città interessino solo noi".
Gli fa pronta eco il presidente, Ciccio Noviello: "Forse, nelle intenzioni ci vogliono sostenere, ma, in realtà, nessuno ci viene incontro. Pare che si assista alla Corrida: dilettanti allo sbaraglio".
Insomma, oltre alle naturali difficoltà del campo, all’indifferenza profonda del territorio e alle stangate esagerate della giustizia sportiva, ci si mette pure l’ostacolo insormontabile della burocrazia.
La china intrapresa dal pallone cittadino, per caso, è irreversibile?
Commenti
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ANDATE A ZAPPARE CHE è MEGLIO
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cicciodostai mi sà che non hai ragione perchè se ti fossi trovato tu al loro posto cosa vresti fatto ?????????







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