Legalità, ecco cosa pensano i giovani bitontini

Michele Cotugno

Ieri la tavola rotonda ed il progetto dedicato a Domenico Primavera

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Nell’ambito del progetto “Educhiamo i giovani alla legalità”, si è svolta ieri la tavola rotonda “Vivere la legalità”, in una sala degli specchi gremita. Un progetto promosso da PiuValore Onlus, Giuristudio e Giuriservice, con il patrocinio del Comune di Bitonto.

Hanno contribuito Il Liceo Scientifico “Galileo Galilei”, il Liceo Classico “C. Sylos”, il Liceo Linguistico “C. Sylos”, l’ITC “V. Giordano”, L’istituto Professionale per l’Agricoltura “De Gemmis” e l’IPSSCES “T.Traetta”. L’ITIS “A. Volta”, Scuola Polo per la Legalità, si è occupata del coordinamento interscolastico.

Il sindaco Raffaele Valla ha introdotto, auspicando altre iniziative sul tema della legalità, “un concetto tanto vasto, che inizia dai comportamenti individuali. L’illegalità non nasce da fattori endogeni, ma da esogeni. La famiglia e la scuola sono i primi nuclei sociali dove si insegna la legalità. In questi anni sono venuti meno i centri di aggregazione, come parrocchie e partiti”.
Il progetto è nato dopo la morte di Domenico Primavera, il concittadino 82enne deceduto nel 2008 dopo cinque mesi di sofferenze, per essere stato investito da una moto che sfrecciava incurante di ogni norma. “Dal senso di impotenza lasciatomi è nato il progetto. E’ importante non scoraggiarsi e dare il proprio contributo affinchè le cose migliorino”, ha detto Michele Primavera, figlio della vittima.

Un progetto che ha coinvolto 437 studenti, di cui 245 ragazzi e 192 ragazze tra i 17 e i 18 anni frequentanti la 4^ classe delle scuole medie superiori di Bitonto, a cui è stato chiesto di compilare un questionario, i cui risultati sono stati spiegati dalla Dott.ssa Chiara Cuoccio.

“Le risposte hanno messo in luce quel che i ragazzi respirano al giorno d’oggi, in cui i valori non ci sono più. Gli adulti se ne lamentano spesso, ignorando di essere gli artefici di questa perdita di valori”, ha affermato Arcangelo Morea, che ha puntato il dito contro le leadership, preparate sul piano teorico, ma spesso incapaci di gestire le situazioni.

“Di questa crisi educativa è responsabile la mia generazione, colpevole – secondo il Prof. Giuseppe Elia – di aver sostituito ad un eccessivo autoritarismo tipico dei tempi andati, un eccessivo lassismo. Anche la scuola è responsabile di non aver trovato gli strumenti idonei per fronteggiare la situazione”.

Con toni più duri, la dottoressa Rosa Anna De Palo ha accusato l’incapacità di vivere quella legalità che si pretende di insegnare, le poche risorse dedicate al sociale dalle istituzioni e la scarsa collaborazione tra le scuole e le istituzioni.

Non è mancata qualche provocazione verso i ragazzi da parte di Rossella Diana, dell’Ufficio Scolastico Regionale.”Come si svolgono le vostre assemblee di istituto? Spesso sono pretesti per uscire prima”, ha detto.
 
“Sono due anni che nelle assemblee parliamo di legalità, essendo la nostra scuola polo per la legalità – ha replicato Mohamed Abdellaoui, presidente del comitato studentesco dell’ITIS che ha posto l’attenzione sulla sfiducia per le forze dell’ordine e sulla politica che nella nostra storia "ha spesso mostrato scarso interesse per i valori di legalità, libertà e democrazia”.

L’invito a chiamare in causa tutti gli enti preposti alla formazione è stato inoltrato anche da Gaetano Paciullo, tenente della Polizia Municipale, il corpo di polizia verso cui è maggiore la sfiducia da parte dei ragazzi.

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Commenti

  • brancati66 (utente non verificato)

    bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla……….le chiacchiere se le porta il vento………ci vogliono i fatti caro Valla

  • mf1952 (utente non verificato)

    La legalità è costituita da un insieme di tanti piccoli comportamenti che noi tutti mettiamo in atto nella vita quotidiana. Finchè non smetteremo di considereare chi viola le regole un furbo e chi le rispetta un fesso, sarà inutile sperare che le future generazioni siano migliori delle precedenti. E’ difficile sradicare certe abitudini, certi gesti che, talora consapevoli altre inconsapevoli, contraddistinguono il grado di civiltà di una comunità.