Consiglio comunale a porte chiuse, le riflessioni della minoranza

Pasquale Scivittaro

I consiglieri di opposizione tornano su ciò che è stato venerdì sera

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Non sembrano placarsi le polemiche tra le forze politiche, dopo la decisione di venerdì scorso della maggioranza di celebrare il consiglio comunale monotematico sui problemi interni alla Polizia Municipale a porte chiuse.
Qualche spiffero dall’aula era anche arrivato, subito dopo la fine delle ostilità dell’altro giorno, mancava però la versione ufficiale delle parti in causa, in attesa del verbale che sarà redatto dal segretario generale, Salvatore Bonasia.

I consiglieri di minoranza, in una conferenza stampa, hanno voluto chiarire la loro posizione nettamente contraria in merito alla chiusura dell’aula del consiglio, spiegando cosa è successo in quelle ore di discussione segreta.
“Lo stato di salute deficitario della maggioranza si misura su due aspetti – ha attaccato Francesco Ricci – Il primo è l’assenza dall’aula di Lisi, assessore di riferimento, presente invece solitario tra i corridoi di Palazzo Gentile. Il secondo riguarda la totale diversità di vedute tra i consiglieri, con Labianca che invocava una pregiudiziale, Perrini che spingeva per le porte chiuse ed il sindaco Valla che non voleva nemmeno ci fosse la seduta”.

Su questo aspetto è stato duro anche Vito Masciale: “Avevano chiesto questa discussione oltre un mese prima, non può Labianca tirar fuori la pregiudiziale se anche lui era presente alla riunione dei capigruppo, ove non si fece alcun cenno alla volontà di chiudere le porte dell’aula consiliare. Se la riunione fosse stata interrotta, le casse comunali avrebbero comunque pagato trentuno gettoni di presenza”.

“Il sindaco vuole far prevalere l’amicizia? Questa amicizia porta benefici alla città?”, ha chiesto ironico il capogruppo del Pd, Giovanni Rossiello. “Sin da subito noi consigliammo  una scelta diversa, per le note vicende. De Paola, poi, non ha avuto tensioni solo con molti agenti del corpo di P.M., ma anche con l’assessore Lisi, come denunciato dallo stesso in Prefettura – ha continuato il professore -. Visti i rapporti tutt’altro che idilliaci tra assessore e comandante, per non cadere in palese contraddizione, si deve decidere chi rimuovere dei due dal rispettivo incarico”. Sulla stessa lunghezza d’onda s’è schierato anche Daucelli (Partito Socialista), secondo cui “il responsabile principale è Lisi che non è riuscito ad evitare questi problemi”.

La seduta segreta ha respinto (14 voti contrari contro 7 favorevoli, votazione segreta, ndr) il documento proposto dalla minoranza, col quale si chiedeva la revoca dell’incarico a De Paola, e si è conclusa con la promessa del sindaco di un ulteriore tentativo di compromesso tra le parti.
“Non hanno voluto accettare la discussione, l’ordine del giorno era modificabile. Adesso staremo a vedere i risultati che produrrà l’ennesimo tentativo di riconciliazione del sindaco. I dati certi, finora, sono che questa maggioranza sta dimostrando tutta l’inconsistenza della politica ed il Corpo di P.M. dalla frammentazione è passato alla frantumazione”, ha evidenziato Masciale.

“Avremmo voluto uscire dall’aula perché ritenevamo che la stampa e i cittadini avessero il sacrosanto diritto di sapere cosa succede nella Polizia Municipale. Questa maggioranza afasica, però, ci avrebbe tacciato di voler pubblicità e di essere omertosi e omissivi”, ha detto Rossiello, secondo cui difficilmente una stretta di mano potrà risolvere il tutto.

La conclusione è stata di Francesco Ricci: “Questo episodio allontana la gente dalla politica, è un atto di forza che serve a tutelare qualcuno. Le notizie, poi, già erano state ampiamente diffuse, per cui la privacy in tutto questo c’entra davvero poco”.

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