L’analisi del voto. Tra divisioni e suffragi personali, perde Bitonto
Benissimo Pice, bene Damascelli. Ma i partiti dov’erano?
E, adesso, nessuno provi a lamentarsi dell’assenza di Bitonto nelle stanze che contano della politica regionale.
Salvo clamorosi colpi di scena, anche per questo quinquennio, nessun esponente nato all’ombra del Torrione Angioino s’accomoderà nell’assise di via Capruzzi.
Per carità, non venite a raccontarci di una politica che dovrebbe pensare al bene della Regione e non di un singolo campanile. Non ci parlate nemmeno di politici che svolgono la loro attività senza farsi sfiorare dall’idea di un occhio benevolo verso il paese natio. Sono balle. E lo dimostrano i fatti.
Questa città aveva un maledetto bisogno di schierare un suo uomo lì, per tutelare i suoi interessi, troppe volte negletti. Non ce l’ha fatta. E ha perso probabilmente l’ultima occasione per far sentire la sua voce.
Sui due candidati bitontini più famosi, poi, nessuno avrebbe potuto alzare una sola voce contraria. La loro caratura morale era tale che nessuno avrebbe potuto fiatare.
Sono serviti, dunque, i tanti soldi spesi in campagna elettorale dai candidati forestieri soprattutto.
Cominciamo l’analisi dal centrosinistra.
Nicola Pice, l’ex sindaco, candidato del Partito Democratico, s’è fermato, almeno in città, a 4734 preferenze (quasi 6000 totali). Un grande risultato, che testimonia come Bitonto non abbia dimenticato i dieci anni del professore alla guida di Palazzo Gentile.
Pice si è piazzato al settimo posto della lista. Un dato notevole questo, comunque, che premia l’uomo più che il partito.
Il Partito Democratico, nettamente prima lista della città con 9503 preferenze, ha regalato ottime affermazioni a Canonico (1459), Gerardo De Gennaro (1060) e Loizzo (766).
Decisive, dunque, le divisioni interne al Pd, che non hanno garantito al professor Pice di accumulare un altro migliaio di preferenze utili ad ottenere una posizione ancor migliore in lista.
Ci sarà da riflettere anche su quanti, tra i piani alti, abbiano davvero portato avanti con convinzione la causa del professore.
Nel centrosinistra, ancora, sorpasso dell’Italia dei Valori su Sinistra Ecologia e Libertà. Buon suffragio per Olivieri, la Ruggiero, altra candidata bitontina, si ferma a 40 voti (77 totali).
Per i candidati alla carica di presidente, Nichi Vendola asfalta Palese con quattromila preferenze in più. Si difende bene la Poli Bortone.
Passiamo al centrodestra.
Domenico Damascelli si ferma a 3162 preferenze in città (quasi 4000 totali).
Solo contro tutti all’interno del suo stesso partito, il vicesindaco e assessore alle politiche agricole s’è difeso egregiamente, ottenendo il 65% dei voti della lista Pdl, parecchio azzoppata in questa tornata.
Certo, si poteva fare di più e meglio, ma le condizioni erano queste.
Solo un miracolo avrebbe aiutato a pensare in grande.
I tredici rappresentanti del centrodestra, tra consiglieri, presidente del consiglio e assessori comunali, hanno portato alla causa di Massimo Cassano 1186 voti. Un risultato francamente deludente, specie se diviso pro capite.
La premiata ditta ex An, Tassari-Formisano, regala a Tedeschi 172 preferenze.
Molto bene, ma non c’e’ da stupirsi, la lista “I pugliesi per il presidente”, lanciata da Lillino Labianca e soci, che si ferma a 2244 voti.
Gianluca Degennaro, altro esponente della stirpe dei costruttori baresi onnipresenti, ottiene un suffragio lusinghiero: 1209 preferenze.
Il dato dell’affluenza, invece, ha registrato un calo di otto punti percentuali rispetto a cinque anni orsono.
Leggendo questa tornata elettorale in chiave amministrativa comunale, è un campanello d’allarme rilevante per la giunta Valla, che, dopo due anni a Palazzo Gentile, non sembra aver conquistato i cuori della gente. Anzi.
Troppe, poi, le diatribe e le divisioni all’interno del centrodestra.
Damascelli, che da solo rappresenta nettamente la maggioranza del primo partito della coalizione, già ieri sera ha lanciato pesanti stilettate contro i suoi colleghi assessori.
E sarebbe anche giusto che il vicesindaco, forte delle preferenze sulla sua persona, che crescono ad ogni tornata elettorale, facesse valere questo corposo suffragio.
Di certo, quindi, tira aria di resa dei conti nell’amministrazione comunale.
La minoranza, invece, esce divisa sì, ma rinfrancata dal successo.
Occorrerebbe lavorare sodo sin d’ora per trovare un candidato sindaco presentabile da proporre ai bitontini tra tre anni.
I colpi di scena e le sorprese, oltre che i personalismi e le lotte intestine, però, sono dietro l’angolo.
Commenti
-
Scivittaro, permettimi di dissentire sulla valutazione che fai del risultato di Cassano. Io, al contrario, l’avrei definito preoccupante (pericoloso per il bene della società).
-
Ecco la solita politica, interessi, stilettate e rancori personali. Non capisco tutto questo interesse ad avere un nostro rappresentante a Bari. Come possiamo avere un buon governo della città se sindaco e vice sindaco sono ai ferri corti?Almeno cosi’ si capisce da questo articolo.
-
Un candidato bitontino avrebbe tirato l’acqua al nostro paese..in questo modo, grazie a Vendola, Bitonto continuerà nel suo declino inesorabile, partito già 5 anni fa..
-
concordo pienmente con il titolo ancora una a volta a Bitonto sono prevalsi gli egoismi personali e questo è il risultato: 0 bitontini nel consiglio regionale, politici bitontini imparate da terlizzi come si fa politica?
-
Non conosco bene la situazione politica bitontina (essendo di Corato) ma bravo, bravo Domenico Damascelli, continua così, la gente è dalla tua parte. E questo, alla lunga, è un risultato che paga.







Strisce blu e pass disabili, a Bitonto il sospetto degli abusi per non pagare