Alla Fabbrica di Nichi si discute dei rischi della privatizzazione dell’acqua

Michele Cotugno

Filippo Lupelli:” Privatizzazione non significa migliore efficienza”

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Si è svolta ieri la storica Giornata Mondiale dell’Acqua, ricorrenza istituita nel 1992 dalle Nazioni Unite che cade regolarmente ogni 22 marzo. Una giornata istituita per ricordare ai paesi membri che ogni anno per la scarsità dell’”oro blu” muoiono circa 8 milioni di persone.

In occasione della giornata, la sezione bitontina della Fabbrica di Nichi ha organizzato un incontro con Filippo Lupelli, Segretario Regionale della UIL-CEM, e con alcuni rappresentanti dell’Acquedotto Pugliese, per parlare dei rischi della privatizzazione dei servizi idrici prevista dal decreto Ronchi, uno dei temi caldi della campagna elettorale di Nichi Vendola, favorevole alla ripubblicizzazione. Un problema su cui anche la Chiesa si è espressa, paventando i rischi di guerre che possono derivare dalle privatizzazioni dei beni fondamentali.

“Nel 1999 l’Acquedotto è diventato una società per azioni, primo passo verso la privatizzazione – ha introdotto Lupelli – Ma nel frattempo le emergenze idriche ci hanno mostrato tutte le difficoltà di gestione, che forniscono una percezione dei pericoli della privatizzazione. Si dice che serva a migliorarne l’efficienza, ma per noi è sbagliato, perché l’acqua è un bene di tutti, un diritto universale. La mancanza di alternative al liquido trasparente comporterebbe un grandissimo potere per chi detiene il servizio. E poi sarebbe un modo per pubblicizzare le perdite e privatizzare i profitti”.

“Non vogliamo il carrozzone del passato, che funzionava meglio ma aveva costi esorbitanti per lo Stato – ha continuato riferendosi agli insostenibili costi di una gestione disastrosa che per anni ha afflitto l’acquedotto più grande d’Europa – Vogliamo che si arrivi al pareggio dei conti senza che si lucri sull’acqua. Le esperienze di alcune città settentrionali dimostrano che anche un servizio pubblico può funzionare bene”.

“Si avrebbero tante ricadute sociali, in termini di occupazione, di fruibilità del servizio e di sicurezza degli impianti soprattutto per il gas, perché il privato è interessato agli utili, e potrebbe essere poco sensibile a tali problemi” ha spiegato il sindacalista lamentando il fatto che i sindacati vengano ignorati nel momento di progettare riorganizzazioni.
“Non c’è mai stata una privatizzazione che abbia portato ad una riduzione della bolletta” ha concluso Domenico Molfetta, moderatore dell’incontro.

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