Anche il sequestro può essere “all’italiana”

Liliana Tangorra
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Uno dei più famosi dizionari della lingua italiana definisce il “sequestro di persona” come il privarla illecitamente della sua libertà d’azione; potremmo, invece, definire il “sequestro all’italiana” come il gioco, illecito per la legge, ma lecito per l’opinione pubblica, di privare una persona della sua libertà d’azione.

Di tutto questo parla l’esuberante spettacolo del Teatro Minimo messo in scena il 13 e il 14 marzo al teatro “T. Traetta” e prodotto all’interno del progetto Teatri Abitati, Residenze teatrali in Puglia in collaborazione con Comune di Andria e Festival Castel dei Mondi, dal titolo, per l’appunto, “Sequestro all’italiana”.

La scena scarna, illuminata da una luce calda e diffusa, fa da sfondo alla storia di due uomini, scalfiti da una isolante società, i quali per parlare con il sindaco della propria città sequestrano una classe di bambini.
Due uomini apparentemente per bene, dai bei nomi (come spesso affermano, loro stessi, durante lo spettacolo) Adriano e Ottavio, che decidono di compiere questo gesto estremo, “in buona fede” dichiarando di non voler toccare i bambini e pensando alla loro ribalta nei confronti delle forze dell’ordine e della giustizia, in televisione, il mezzo perfetto per espiare gratuitamente i propri crimini.

La storia si rivela a tratti tragica a tratti comica lasciando sorpreso il pubblico durante il finale. I due uomini in realtà sono solo i bidelli della scuola che amano passare il tempo giocando a “fare i duri” come nei film americani, tentando in questo modo di sconfiggere una realtà mediocre (dalla quale li separa una piccola finestra sospesa in aria a testimoniare l’instabilità e la precarietà delle loro vite) che avrebbero visto in maniera differente. Uno condizionato e ossessionato da una famiglia repressiva, l’altro subordinato ad una moglie probabilmente sterile o traditrice.

I due attori,Vittorio Continelli e Michele Sinisi (quest’ultimo è anche il regista della pièce), hanno cadenzato con maestria ed enfasi, le parti dell’originale testo scritto da Michele Santeramo, modulandolo in varie composizioni, con un effetto stupefacente.

Uno spettacolo interessante, veloce e, a tratti, veritiero che, meritatamente, sta per sfiorare le 60 repliche, consigliabile ad un “pubblico adulto” in quanto riesce a descrivere, in circa 60 minuti, con forte incisione, l’attuale realtà spesso fintamente perbenista, ma realmente perversa.

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