Arrivederci ad un nostro caro lettore, Vincenzo Carbone

Mario Sicolo
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Lo vedranno arrivare così: un giunco ferito dal vento. Piagato. Piegato. Ma non spezzato. 
Esile esile, Vincenzo Carbone, appena cinquantenne, lo aveva reso il male incurabile che tutto stermina.
Alto, lo era sempre stato.
Una barbetta leggera da pensatore risorgimentale ornava discreta il suo volto fine.

In questo viaggio estremo, ne siamo sicuri, porterà con sè qualche libro ed un computer.

Negli ultimi giorni, in cui il dolore gli lacerava l’anima, usava il pc – questo elettrodomestico simbolo del millennio in cui viviamo – come ponte tra sè ed il mondo che palpitava (o vegetava, a seconda del valore che diamo alla nostra vita) fuori dalla stanza del suo personale calvario.
Interveniva spesso con commenti, tanto garbati quanto calzanti, persino sul nostro portale telematico e di questo noi siamo fieri e gli rendiamo grazie.

Quanti interessi per quest’uomo di grande sensibilità e profonda cultura.
Aveva onorato anche l’impegno politico in consiglio comunale, anni fa, quando nella Sala degli Specchi sedeva dietro i banchi dei consiglieri del Movimento sociale.

Amava la storia, anche quella minuscola e locale, il particolare emblematico del generale. E, ciononostante, non si chiudeva affatto al mistero. L’inconoscibile e, a volte, l’imponderabile lo affascinavano.
"Chiuso fra cose mortali/(anche il cielo stellato finirà)/perchè bramo Dio?", scriveva dubitoso Giuseppe Ungaretti e Vincenzo avrebbe approvato.

Sullo scaffale della libreria di casa sua, fra quei tomi in fila, ce n’è uno dal titolo significativo "Cosa c’è dopo la vita".
Ora, Vincenzo lo sa meglio di noi, qualsiasi sofisticata congettura noi si possa avanzare.

Tuttavia, quando sarà arrivato lassù, avranno notato qualcosa di strano.
La sua anima, candida tanto da sembrare un’aurora bambina, avrà qualcosa che non convincerà Chi lo accoglierà.
La domanda sarà immediata, nell’alto dei Cieli nulla sfugge, si sa.
E lui, col suo sorriso buono come il pane appena sfornato: "Quando, nelle ultime ore -spiegando dolcemente, racconterà –, gli spasmi mi facevano sussultare con violenza il petto, è vero: stavo soffrendo terribilmente. Ma, in realtà, nel frattempo, stavo donando con tutta la forza possibile il mio cuore a chi mi ha amato e mi amerà per sempre. Perchè adesso lo so – quasi sussurrerà, volgendo lo sguardo al papà e alla mamma – che la memoria del cuore è eterna…"

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Commenti

  • UnLiberale (utente non verificato)

    oltre la barbetta da pensatore risorgimentale, ricorderò sempre l’educazione e il garbo di altri tempi…. ciao Vincenzo.

  • mea26 (utente non verificato)

    ciao vincenzo……

  • isabellaa (utente non verificato)

    ciao mio carissimo amico

  • cicctramout (utente non verificato)

    il tuo sorriso,la tua garbata ironia, la tua sensibilità e generosità rimarranno ricordi indelebili per chi ha avuto l’ONORE di conoscerti. Ciao Vincenzo…

  • scarf51 (utente non verificato)

    ciao vincenzo la tua agonia è qui terminata, riposa in pace…resterai sempre nei nostri cuori, con affetto

  • fiorella55 (utente non verificato)

    Mario carissimo con le lacrime agli occhi, leggendo per l’ennesima volta il tuo squisito e affettuoso scritto, ti ringrazio per tanta gentilezza e per l’alta considerazione che avevi di Vincenzo, mio fratello indimenticabile.
    Ti abbraccio
    Fiorella